Crepet e il viaggiare che "disincanta": la lezione sulla chiusura
Lo psichiatra Paolo Crepet ha ricevuto una lezione sulla chiusura e l'isolamento da un uomo incontrato in un bar: "Guarda che viaggiare disincanta"
Una frase semplice, arrivata all’improvviso, può trasformarsi in una vera e propria lezione di vita. È questo il senso dell’aneddoto raccontato da Paolo Crepet, che in tv ha ricordato l’incontro fortuito con un uomo in un bar. Al centro della sua riflessione ci sono la chiusura, il desiderio di isolamento e un messaggio tanto essenziale quanto potente: "viaggiare disincanta". Un’espressione breve, ma che per lo psichiatra è stata capace di ribaltare il modo di guardare il mondo e se stesso.
Crepet e la lezione che gli ha dato un uomo in un bar
"Era una mattina in cui mi ero svegliato e non avevo voglia di vedere nessuno. L’angelo mi dice: ‘No’. L’ho sentito proprio, ha detto: ‘No, non è il caso’. E allora ti devi mettere d’accordo con l’angelo, devi mediare. Ho pensato a un bar dove c’è un signore che fa il caffè che è muto. Per cui io non avrei parlato e l’angelo era contento: era un ottimo compromesso".
Inizia così il racconto di Paolo Crepet, ospite della puntata del 19 aprile a In altre parole su La7. Lo psichiatra ha ricordato un giorno in cui non voleva incontrare nessuno e preferiva restare da solo con i suoi pensieri. È qui che entra in gioco la figura dell’angelo.
Nella sua visione, gli angeli possono essere sia presenze invisibili sia persone reali che, in momenti decisivi, cambiano il corso degli eventi. Non a caso, Crepet richiama spesso episodi della sua vita in cui una sorta di guida lo ha indirizzato.
In questa circostanza, la voce dell’angelo lo ha distolto dal suo intento di restare chiuso in casa, spingendolo a uscire. Ed è proprio grazie a questo "consiglio" che lo psichiatra ha vissuto un incontro inaspettato al bar, da cui ha tratto un prezioso insegnamento.
"C’era un signore vicino a me che aveva 200 o 300 anni. Non so quanti ne poteva avere – ha ripreso con un sorriso -. Era antico, era meraviglioso, scolpito, gli occhi chiarissimi. L’ho guardato e ho pensato: ‘Questo ha vissuto straordinariamente bene’. Ovviamente volevo mantenere il mio progetto di non parlare, infatti non ho parlato. Ha parlato lui però. Mi ha guardato e mi ha detto in dialetto questa cosa bellissima: ‘Vara che a viaggiar desincanta‘, ovvero ‘guarda che viaggiare disincanta‘".
Il messaggio di Crepet contro la chiusura e l’isolamento
"Vara che a viaggiar desincanta" è "una poesia di Ungaretti, tre parole, meravigliosa", ha commentato Crepet, accostando il signore incontrato al grande poeta, autore di componimenti tanto brevi quanto intensi, come il celebre "M’illumino d’immenso".
"Cioè tu, nella tua protervia, anche nella tua stupidità, ti volevi chiudere in casa, crogiolare nel tuo ‘feeling blue‘ che più blu è meglio è, un po’ anche esistenzialista, il mondo va male, io mi ritirerò dal mondo, eccetera… e arriva un signore che ti dice: ‘Guarda, è il contrario‘", ha riflettuto lo psichiatra.
Con questo esempio, Paolo Crepet mette in discussione la tendenza a rifugiarsi in se stessi quando le cose non vanno. Il "feeling blue" di cui parla diventa una sorta di zona di comfort emotiva, un modo per giustificare la distanza dagli altri e dal mondo.
Il messaggio dell’uomo incontrato al bar, invece, va nella direzione opposta. Non è nella chiusura che si trova una risposta, ma nell’apertura. "Viaggiare disincanta" significa proprio questo: uscire dalle proprie convinzioni, confrontarsi con ciò che è diverso, ridimensionare i propri pensieri.
La forza di questa lezione sta nella sua semplicità. In un momento in cui Crepet avrebbe voluto restare da solo, quello che lui chiama "l’angelo" lo ha spinto a uscire e ad aprirsi. Solo così ha potuto incontrare un uomo che, con una frase essenziale, ha ribaltato completamente il suo punto di vista.