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Crepet e l'ipocrisia sui bambini "rimbecilliti", il duro attacco

Il duro attacco dello psichiatra Paolo Crepet sui bambini "rimbecilliti" dagli schermi: la sua denuncia sull'"ipocrisia" della società contemporanea.

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Ospite di una trasmissione televisiva, Paolo Crepet ha denunciato quella che definisce un'"ipocrisia" della società contemporanea: da un lato si celebrano modelli virtuosi di educazione, come l’esperienza di Reggio Children, e dall’altro si accetta che i bambini passino molto tempo davanti agli schermi fino a diventare "rimbecilliti". Nella sua riflessione, lo psichiatra tocca temi come il diritto all’espressione dei più piccoli, le responsabilità degli adulti e i rischi legati alla tecnologia e all’intelligenza artificiale.

Cos’ha detto Crepet sul diritto all’espressione dei bambini

Nel suo intervento ndell’8 giugno a In Onda su La7, Paolo Crepet ha parlato molto di bambini. E lo ha fatto partendo da una figura che gli sta molto a cuore: Mario Lodi, da lui definito "il più grande maestro rivoluzionario del dopoguerra".

Lodi, ha raccontato Crepet, "aveva iniziato la sua rivoluzione leggendo un capitolo della Costituzione, che diceva che tutti avevano diritto all’espressione. E lui si chiedeva: ma anche i bambini ce l’hanno? Se la Costituzione dice che tutti i cittadini e tutte le cittadine lo hanno, i bambini e le bambine? Beh, questo lo diceva nel 1949, se non sbaglio, poi il suo libro è uscito una decina di anni dopo".

Lo psichiatra ha poi fatto un parallelismo con i giorni nostri: "Oggi cosa diremmo? Che i bambini hanno diritto all’espressione? Siamo sicuri?", ha domandato provocatoriamente.

In un video postato sui suoi canali social a fine maggio, Crepet aveva già affrontato il tema della comunicazione dei bambini, spiegando perché oggi rischiamo di crescere una generazione che non è in grado di esprimersi.

L’attacco di Paolo Crepet sui bambini "rimbecilliti" sugli schermi

Per spiegare il suo punto di vista, Crepet ha citato la visita della principessa del Galles Kate Middleton in Italia. "Noi siamo delle strane persone, perché quando è venuta la principessa Kate, tutta meravigliosa ed elegante e siamo stati tutti contenti di riceverla nel nostro Paese, è andata a Reggio Emilia. Ed è andata a Reggio Emilia perché c’è Reggio Children", ha spiegato.

Reggio Children è un centro internazionale nato dall’esperienza dei nidi e delle scuole dell’infanzia reggiane, che promuove nel mondo il Reggio Emilia Approach, un modello educativo basato sulla creatività, l’autonomia e la partecipazione attiva dei bambini.

Crepet ha proseguito: "E che cosa le hanno fatto vedere di Reggio Children? Dei bambini che disegnavano con i lapis colorati. Vi dice qualcosa?". Da qui il suo attacco: "È un’ipocrisia totale, è una pantomima. Perché i bambini stanno sui cellulari, stanno sugli schermi, non sanno neanche scrivere in corsivo. Non sono andati a vedere i bambini rimbecilliti con gli schermi, lo capiamo questo?".

Perché Crepet è preoccupato della tecnologia e dell’IA

Durante l’intervento, Crepet ha anche espresso la sua apprensione per come stanno andando le cose nel mondo, sottolineando di non essere preoccupato solo per le guerre, ma anche anche per "quello che sta accadendo con la tecnologia digitale e con l’intelligenza artificiale se non riusciamo a controllarla". E, ha aggiunto, "non so se riusciamo a controllarla, perché chi l’ha fatta dice che ci sono degli effetti collaterali e che però non può farci nulla".

L’esperto ha osservato che "è interessante che chi l’ha fatta (l’IA), tecnocrati plurimiliardari, adesso dicono che effettivamente ci sono dei problemi. Questo lo dicono tutti, chiunque", ha avvertito Paolo Crepet.