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Crepet e l'ultima richiesta di Ornella Vanoni: la frase sul liceo

Paolo Crepet ha svelato la richiesta fatta da Ornella Vanoni nella loro ultima telefonata prima della morte della cantante: la frase sul liceo

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet ha svelato l’ultima richiesta che gli ha fatto Ornella Vanoni, morta il 21 novembre scorso all’età di 91 anni. In una telefonata, la cantante ha chiesto al noto psichiatra e sociologo di portarla in un liceo. Ma perché?

L’ultima richiesta di Vanoni a Crepet (e che c’entra il liceo)

Intervistato dal Corriere dell’Alto Adige, Paolo Crepet ha raccontato un episodio che vede protagonista Ornella Vanoni. Riflettendo sul rapporto tra sofferenza e talento, lo psichiatra ha svelato il contenuto dell’ultima telefonata con la cantante prima della sua morte.

"Ornella Vanoni, nell’ultima telefonata che abbiamo fatto, mi ha detto: ‘Portami in un liceo, voglio dire alle ragazze chi sono stata. Una che si è buttata nel fuoco‘. Ornella ha sofferto, ha pagato i suoi errori, è andata in Sudamerica quando qui le cose non giravano. È lì che diventi un mito", ha spiegato Crepet.

Secondo il professore, la sofferenza rappresenta un motore per fare arte. "Hemingway diceva che ‘per diventare uno scrittore serve un’infanzia sventurata‘. Io lo trovo sublime", ha affermato. E ha aggiunto: "Oggi, invece, cerchiamo la perfezione biotech, vogliamo startup che creino persone perfette. È ignobile".

Come aveva osservato anche in altre occasioni, per Crepet la società di oggi sembra sempre più ispirarsi a un "inno alla perfezione", rincorrendo un modello umano privo di fragilità, efficiente e performante. Niente di più sbagliato, secondo lo psichiatra, perché in questo modo viene cancellato ciò che rende umano l’essere umano, ovvero la sua imperfezione, la sua fallibilità.

In questo contesto, "abbiamo tolto ai giovani la frustrazione, che è la benzina dei neuroni". Neuroni che "sono disfunzionanti per natura". Ed è proprio da quella disfunzione che, a suo parere, nascono le idee. Al contrario, "noi li abbiamo messi in ordine forzatamente, creando una generazione di depressi", ha sentenziato lo psichiatra.

Cos’ha detto Crepet su Sanremo e la "perfezione ignobile"

Crepet ha ripreso il concetto di perfezione parlando del Festival di Sanremo, quest’anno vinto da Sal Da Vinci con la sua Per sempre sì. "Basta guardare la mediocrità di Sanremo per capire che oggi non c’è più niente da dire – ha dichiarato il sociologo -. Se togli la sofferenza togli il senso dell’arte, della bellezza e della scoperta: per questo non abbiamo più geni, ma solo replicanti che vendono una perfezione ignobile".

Nel suo Sanremo ideale, qualcuno sul palco dell’Ariston canterebbe Perfect Day. Ma "Lou Reed è morto e il talento non si compra al supermercato", ha detto, ribadendo che il talento si nutre di sofferenza, fatica, perseveranza e coraggio.

Il messaggio di Paolo Crepet ai giovani

Per questo, Crepet augura ai giovani "un po’ di sana sfiga, un po’ di insuccesso". E ha fatto l’esempio della campionessa olimpionica Federica Brignone, che ha vinto l’oro "dopo un’odissea psicologica e fisica". Secondo lo psichiatra, la sciatrice ha trionfato alle Olimpiadi perché ha "osato" anche quando tutti le dicevano di non farlo.

Da qui il suo messaggio ai giovani, a cui ha consigliato di "inseguire l’estenuante ribellione personale", perché è solo uscendo dalla comfort zone, solo rifuggendo l’omologazione che si possono davvero cambiare le cose.

"Osate l’incanto, osate il dissenso. Solo così resterete umani", ha concluso Paolo Crepet.