Crepet e l'università: l'attacco sui "falliti e presuntuosi"
Paolo Crepet contro i "falliti e presuntuosi" che non sanno accettare i "no": il nuovo attacco dello psichiatra e sociologo su scuola e università
I giovani sono sempre al centro delle riflessioni dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet. E non solo quelli di oggi, ma anche quelli del passato. Partendo dai casi di scena muta all’orale dell’esame di Maturità, protesta messa in atto da alcuni studenti contro il sistema di valutazione della scuola italiana, l’esperto ha sferrato un duro attacco: “Falliti e presuntuosi“. Con chi ce l’ha e cosa c’entra l’università?
- Cosa ha detto Crepet sui casi di scena muta alla Maturità
- "Falliti e presuntuosi": Crepet sul 18 politico all'università
- Perché i giovani non accettano i no e di chi è la colpa (per Crepet)
Cosa ha detto Crepet sui casi di scena muta alla Maturità
Paolo Crepet ha espresso ancora una volta la sua indignazione riguardo ai casi di boicottaggio del colloquio alla Maturità 2025 in un’intervista al Giornale di Sicilia.it. Una vicenda che lo psichiatra ha definito “surreale”. Nel suo ragionamento, Crepet ha evidenziato la presenza di un’incongruenza tra la cultura digitale odierna, dove tutti sono pronti a giudicare e ad esprimere un’opinione, e la realtà, dove a suo avviso sono gli stessi giovani a sottrarsi dal confronto e dalla valutazione.
“Vorrei sapere cosa ne pensano i genitori, perché in un mondo in cui la filosofia digitale ha preso il sopravvento, dove tutti valutano tutto, da una foto su Instagram a una pizza in un nuovo locale, ci troviamo dei giovani che senza il minimo rispetto dei docenti che hanno davanti, si oppongono a un esame”, ha dichiarato Crepet.
“Se manchi di rispetto ai docenti, mancherai di rispetto a chissà quanti”, ha avvisato il professore.
“Falliti e presuntuosi”: Crepet sul 18 politico all’università
L’atteggiamento di opposizione mostrato da alcuni studenti di fronte all’esame di Maturità ha portato il professor Crepet ad un’ulteriore riflessione, collegando questi episodi a un fenomeno del passato: “Questa storia mi riporta ai tempi del 18 politico all’università, che ha messo su tante persone fallite e presuntuose, che pensavano di cavarsela col minimo sforzo. L’anticamera dell’inferno”.
Secondo Crepet, la tendenza a cercare la strada più facile non si limita solo all’ambito scolastico e accademico, ma si riflette anche nella sfera emotiva e relazionale. L’idea di ottenere un risultato senza meritarlo, a suo avviso, alimenta una mentalità che non è preparata ad affrontare le difficoltà e i fallimenti. Il risultato, secondo lo psichiatra, è una generazione fragile, che si scontra violentemente con i “no” della vita e non sa cosa sia la “sottrazione”, ovvero la capacità di rinunciare a qualcosa o di accettare una perdita.
Perché i giovani non accettano i no e di chi è la colpa (per Crepet)
Ma la colpa, per Paolo Crepet, non è da ricercare nei giovani, ma in chi quei giovani li educa. “È colpa nostra, degli adulti, dei genitori“, ha affermato.
Secondo il sociologo, le vecchie generazioni hanno plasmato un mondo in cui i ragazzi non sono stati educati ad affrontare le esperienze difficili, a sopportare le delusioni e a capire che il fallimento fa parte del percorso di crescita. L’incapacità di accettare un “no” per Crepet è il sintomo più evidente di un’educazione che ha evitato ogni forma di frustrazione, creando individui che non sanno far fronte agli ostacoli della vita.
Ed è proprio il modo in cui si affrontano le esperienze della vita a rendere “ognuno di noi diverso”, ha aggiunto lo psichiatra. Dall’altro lato, l’incapacità o il rifiuto di fronteggiare le sfide è la diretta conseguenza di una società che non ha insegnato ai propri giovani il valore del confronto, della contaminazione culturale ed emotiva. Così “si arriva a essere atterriti delle proprie idee, dall’idea e dalla necessità di esporle”, ha concluso Paolo Crepet.
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