Crepet e la "buona famiglia": attacco su genitori, soldi e padel
Il nuovo attacco di Paolo Crepet sui genitori, i soldi e (persino) il padel: ecco cos'ha detto lo psichiatra sul concetto di "buona famiglia"
Paolo Crepet ha lanciato un duro attacco contro l’idea diffusa dei cosiddetti “figli di buona famiglia”, mettendo in discussione il ruolo dei genitori, il valore dei soldi e persino la moda del padel. In un’intervista, il noto psichiatra ha ribaltato l’immaginario tradizionale di “buona famiglia”, criticando un modello educativo che si rifugia nel benessere materiale e nell’apparenza, ma dimentica la responsabilità e la profondità dei rapporti.
- L'attacco di Crepet sulla "buona famiglia"
- Cos'ha detto Crepet sui genitori di oggi e il padel
- Crepet sui giovani, i soldi e la frustrazione
L’attacco di Crepet sulla “buona famiglia”
Paolo Crepet, intervistato dal Corriere della Sera, ha parlato di giovani, genitori e del concetto di “buona famiglia”, mettendo in discussione il valore che spesso viene attribuito ai soldi e alle apparenze.
Il punto di partenza è stato un fatto di cronaca: lo scontro avvenuto il 16 novembre in viale Fulvio Testi a Milano, nel quale ha perso la vita un 19enne. I due giovani guidatori coinvolti sono risultati positivi ai pre-test per droghe. Crepet ha commentato: “Le droghe hanno successo perché i giovani che non pensano fanno comodo al potere e persino ai genitori che danno la paghetta“.
Da qui la sua riflessione sul concetto di “buona famiglia”: “Ci stupiamo che questi siano ‘figli di buona famiglia’, ma che significa ‘di buona famiglia’ se non che diamo valore solo ai soldi?“.
La sua critica è rivolta a un modello che confonde il benessere materiale con la qualità delle relazioni. Secondo Crepet, la vera “buona famiglia” è quella che dedica tempo e attenzione ai rapporti autentici, che sa trasmettere valori e responsabilità senza rifugiarsi nel denaro come surrogato di presenza.
Cos’ha detto Crepet sui genitori di oggi e il padel
Crepet ha poi puntato il dito contro i genitori di oggi, accusandoli di voler apparire più giovani dei propri figli. “Oggi, la buona famiglia è quella dove papà, coi jeans strappati a 48 anni, va a giocare a padel“, ha ironizzato il professore.
Il padel diventa così il simbolo di una crisi di identità genitoriale: il padre che rinuncia alla propria autorevolezza per diventare coetaneo dei figli, inseguendo un’eterna giovinezza.
A questa immagine, lo psichiatra contrappone il gioco dello Shanghai: “Non puoi fare Shanghai e mandare i messaggini. Lo Shanghai è un tempo senza fretta, in cui non corro dall’altra parte della città per bere sette drink”.
In queste parole emerge la nostalgia per un tempo fatto di ascolto e di relazioni autentiche, contrapposto al “vivere a velocità ipersonica” della società contemporanea. Per questo, secondo Crepet, “la buona famiglia gioca a Shanghai“.
Crepet sui giovani, i soldi e la frustrazione
Il discorso di Crepet si allarga ai giovani e al rapporto con il denaro, ma soprattutto alla frustrazione che nasce dalle disuguaglianze e dall’assenza di prospettive. Parlando di Milano, lo psichiatra osserva come i ragazzi si trovino stretti tra modelli opposti: da un lato il lusso, dall’altro la marginalità. “Queste due facce fra Qatar e maranza sono speculari, con un anello che le congiunge: più si esasperano le differenze e più cresce la frustrazione. Per questi ragazzini il futuro è un grattacielo dove forse vive un calciatore e in cui non entreranno mai”.
Un tempo, dice Crepet, i giovani avrebbero inventato un’alternativa. Oggi no. Richiama allora la sua esperienza accanto a don Gino Rigoldi, lo storico cappellano del carcere minorile Beccaria, ricordando come in passato la periferia milanese fosse un luogo dove si poteva anche immaginare un futuro diverso. “Io con don Gino Rigoldi ho conosciuto bene la periferia milanese, che però era anche speranza. Adriano Celentano parlava di quella periferia lì, Giorgio Gaber ha dato speranza a quei giovani lì”, ha concluso Paolo Crepet.
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