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Crepet e la famiglia nel bosco, attacco sulle scuole: "Patetico"

Tornando sul caso della famiglia nel bosco, lo psichiatra Paolo Crepet ha lanciato un duro attacco sulle scuole italiane: "Patetico, una barzelletta"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet è tornato a parlare del caso della famiglia che vive nel bosco a Palmoli (Chieti). Lo psichiatra ha usato la vicenda come punto di partenza per una riflessione più ampia sulla condizione delle scuole italiane e sull’atteggiamento dello Stato. E ha lanciato il suo attacco: “A me sembra una cosa che non so se definire patetica o forse una barzelletta”. Ma a cosa si riferiva?

Famiglia nel bosco e scuola, cos’è “una barzelletta” per Crepet

La percentuale degli istituti scolastici che è a norma è il 10%. Quindi che lo Stato mandi quattro gazzelle della Polizia a dire a due signori che non sono a norma quando il 90% delle sue istituzioni non è a norma, a me sembra una cosa che non so se definire patetica o forse una barzelletta“. Lo ha detto Paolo Crepet parlando del caso della famiglia nel bosco a War Room, il programma su YouTube condotto dal giornalista Alessandro Barbano.

Il professore ha aggiunto che, di quel 90% di scuole non conformi, “il 10% è totalmente fuori norma”. Con queste parole, Crepet ha voluto porre l’attenzione su quella che per lui è una contraddizione: mentre si discute dell’inagibilità della casa della famiglia nel bosco, nove scuole pubbliche su dieci “non sono a norma“.

Crepet spiega perché i giardini a scuola sono importanti

Il discorso si è poi spostato sul valore pedagogico degli spazi scolastici. Crepet ha evidenziato che “una scuola che non ha un cortile, che non ha un giardino, per me è fuori norma” perché “dal punto di vista pedagogico certamente lo è”.

Per rafforzare la sua tesi, ha citato Margherita Zoebeli, “una delle più grandi pedagogiste del Novecento”, secondo cui “vicino alle scuole elementari e agli asili nido ci doveva sempre essere un cespuglio, perché è un diritto universale dell’infanzia nascondersi”. Crepet ha commentato: “Ma naturalmente queste sono poesie in uno Stato che non fa assolutamente niente”.

Cos’ha detto Crepet sui figli dei “borghesi” e i videogiochi

Crepet ha poi allargato la riflessione, mettendo a confronto la condizione dei figli della coppia che vive nel bosco con quella dei bambini delle famiglie “borghesi”. “Noi facciamo quelli che ci arrabbiamo per una concezione un po’ bizzarra della vita, perché questi non hanno l’acqua corrente, non hanno il fornello a induzione come abbiamo noi borghesi e quindi devono essere in qualche modo penalizzati”, ha osservato.

Il vero paradosso, secondo lui, è che “il figlio dell’avvocato, del magistrato, dello psichiatra, che magari è abbandonato a se stesso all’interno di una cameretta con i videogiochi e sta lì tutto il giorno, naturalmente non è oggetto di interesse da parte della magistratura, degli assistenti sociali sociali, né di un pubblico dibattito. Non ce ne importa un accidente di niente”.

Crepet ha concluso con una riflessione che sposta il dibattito dal piano materiale a quello educativo: “A me che ci sia un bagno in casa o fuori casa dal punto di vista educativo interessa assai poco. Mi interessa molto di più quanto quei bambini stanno assieme ad altri bambini, a fare che cosa, quali giochi, e a passare il tempo in quale modo. Questo non è stato dibattuto”.

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