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Crepet e la famiglia nel bosco, nuova provocazione sulla scuola

Paolo Crepet torna sul caso della famiglia nel bosco: la nuova provocazione dello psichiatra sulla scuola e sul valore delle relazioni tra bambini

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet è tornato a parlare della famiglia che vive nel bosco a Palmoli (Chieti). Ospite in tv, lo psichiatra e sociologo ha lanciato una nuova provocazione chiarendo la sua posizione in merito alla vicenda, soprattutto per quanto riguarda la scuola, che i tre figli della coppia non frequentano.

Cos’ha detto Crepet sulla famiglia nel bosco e la scuola

Prosegue il dibattito pubblico sulla famiglia che vive nel bosco. Dopo che i figli della coppia sono stati allontanati dalla loro casa a Palmoli e portati in una casa famiglia insieme alla madre, il caso è finito al centro della stampa e di numerosi programmi televisivi. Durante la puntata di Quarta Repubblica del 24 novembre, sulla vicenda è intervenuto anche Paolo Crepet.

“Io non so questa crociata a cosa ci vorrebbe portare, cioè l’idea che la scuola non va bene, possiamo fare tutto home made, che è meglio stare tra di noi. Non è vero per niente, si rivolta nella tomba Maria Montessori, don Milani“, ha affermato lo psichiatra. I bambini della coppia, infatti, non sono mai andati a scuola, ma hanno ricevuto l’istruzione parentale, assolvendo così l’obbligo scolastico, come confermato da una nota del ministero dell’Istruzione e del Merito.

Ma questo basta? Secondo Crepet non è sufficiente, perché, come aveva detto anche in un’altra intervista sul caso della famiglia nel bosco, la scuola è “indispensabile per crescere”. E sull’educazione domiciliare ha aggiunto: “Questo lo facevano a Milano nell’800 con l’educatore in casa, lo faceva l’alta borghesia. L’abbiamo sfangata questa cosa qui”.

Il professore ha proseguito: “Don Milani stava in mezzo alle foreste, ma c’aveva una scuola. C’erano i bambini e le bambine nel fango, ma giocavano e imparavano. È iniziata così la rivoluzione. Mario Lodi è diventato il più grande maestro italiano perché faceva giocare i bambini. C’era miseria, era il dopoguerra, non c’erano le ricchezze, non c’erano i cellulari, ma c’erano i colori. E lui pensava che dipingendo i bambini crescessero meglio. Ed è vero”.

Sui genitori della famiglia nel bosco, che hanno deciso di non mandare i figli a scuola, ha ripreso: “Non capisco perché non li devi mandare, non capisco qual è il problema. Il bus giallo che non arriva? C’è chi manda i bambini a scuola dalle baite alle 7 di mattina con l’autobus giallo perché sono civili”.

Perché per Crepet i bambini devono stare con gli altri bambini

Crepet ha evidenziato che i bambini hanno bisogno di relazioni: “I bambini stanno bene con gli altri bambini, punto. Per questo abbiamo fatto la battaglia degli asili nido gratuiti”. Una “battaglia” che, ha precisato, è stata fatta per tutte le famiglie, non solo per quelle meno abbienti, così da garantire a ogni bambino un ambiente per relazionarsi con i coetanei, giocare e, in questo modo, crescere.

“Ci sono degli asili nido fatti da grandi architetti. Mario Cucinella ha fatto uno dei più belli asili nido, straordinario, vicino a Modena. È la pancia di una balena enorme, meravigliosa. Lì stanno bene i bambini, perché entrano dentro la favola”.

E tornando sul caso della famiglia nel bosco, ha aggiunto: “Possiamo mettere questo alla pari della solitudine tra fratello e sorella? Saranno anche in tre, ma sono tre. I bambini stanno bene in 30 non in tre“, ha affermato Crepet.

Come si cresce in città (secondo Crepet)

Che i bambini devono stare con gli altri bambini non è un invito che Crepet rivolge solo ai genitori della famiglia nel bosco, ma a tutte le mamme e i papà.

Quello di ciò che viviamo nelle nostre città è poco o niente per un bambino – ha spiegato lo psichiatra -. Un bambino ha bisogno di giocare con altri bambini, un bambino ha bisogno di fare un sacco di cose che obiettivamente non fanno più, perché il gioco è quasi finito. Ci sono camere da letto con una Playstation. Difendere questo, francamente, non ce la faccio, è una cosa terrificante, orripilante, e ci sono delle conseguenze: calo dell’attenzione, calo delle relazioni affettive e emotive. Non è che tutto è un’opinione, ci sono montagne di ricerche”.

Per questo, ha accolto con positività il divieto degli smartphone a scuola, perché bambini e ragazzi hanno anche maggiori possibilità di relazionarsi tra di loro e “crescere” insieme. “Altrettanto fa crescere l’asinello, il bue, eccetera”, ha aggiunto, parlando dell’importanza di un’educazione a contatto con la natura. “Però ovviamente non credo che possiamo andare tutti a 3.000 metri perché la città è brutta”. Quindi “miglioriamo la città“, ha concluso Crepet.

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