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Crepet e la prof accoltellata: perché è stata "straordinaria"

Paolo Crepet interviene sul caso della prof accoltellata da uno studente di 13 anni: perché l'insegnante è stata "straordinaria" secondo lo psichiatra

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Anche lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet è intervenuto sul caso della prof accoltellata da un suo studente di 13 anni alla scuola media di Trescore Balneario (Bergamo). L’esperto ha elogiato l’insegnante, definendola "straordinaria", e ha lanciato un appello alle istituzioni.

Cos’ha detto Crepet sulla prof accoltellata da uno studente 13enne

Ospite della puntata del 28 marzo di Accordi e Disaccordi sul Nove, Paolo Crepet è tornato sul tema della violenza giovanile commentando l’aggressione all’insegnante Chiara Mocchi dell’Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario da parte di uno alunno 13enne.

"Noi siamo interessati alla punta dell’iceberg, perché c’è un iceberg sotto", ha esordito Crepet, evidenziando che il gesto del ragazzo rappresenta il culmine di un disagio.

"Che un ragazzo scriva sui social le cose che ho letto, terrificanti, come ‘io ammazzerò la prof di francese’. Poi si mette una bella t-shirt che si è fatto lui (con su scritto ‘vendetta’), si prende un coltello da film americano e una pistola scaccia cani, che però ti può togliere un occhio. Che cosa può dire di più per dire ‘vi accorgete di me che non sto bene?‘", ha proseguito Crepet aggiungendo: "Non gliene frega niente a nessuno".

Lo psichiatra ha poi elogiato l’insegnante: "Quello che trovo straordinario in questa vicenda orrenda è la professoressa. Uscire dalla rianimazione, e l’hai scampata per un nanosecondo, vai il secondo giorno nel reparto di medicina e detti al tuo avvocato, che non ce la fai neanche a parlare, ‘non tirate su un muro nei confronti di quel ragazzo, io non odio quel ragazzo’. Mamma mia", ha commentato Crepet.

La docente, infatti, dal letto di ospedale ha dettato una lettera aperta in cui ha invitato tutti a non "lasciarsi vincere dal buio" e ha espresso il desiderio di tornare presto al suo lavoro a scuola.

"Questo Stato deve dare un riconoscimento a questa donna, perché questa è una servitrice dello Stato a 1.500 euro (al mese)", ha affermato Crepet. "Va rispettata, ha rischiato la vita, ha detto che tornerà a scuola subito, appena i medici le daranno l’ok. Ci rendiamo conto che c’abbiamo anche queste perle? Questo dà fiducia ai ragazzi, perché io fossi un ragazzo vorrei andare da quella professoressa, vorrei averla che mi legge Baudelaire", ha concluso lo psichiatra.

La lettera della prof accoltellata alla scuola media di Trescore Balneario

La professoressa Chiara Mocchi ha indirizzato la sua toccante lettera, il cui testo è stato riportato integralmente da La Repubblica, "a tutti voi, adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell’ordine, familiari, giornalisti, e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà".

L’insegnante ha dettato il testo al suo legale "con la voce ancora flebile", ma "con il cuore colmo di gratitudine".

"Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi", ha affermato Mocchi, ringraziando chi le ha salvato la vita a partire dai colleghi, "che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente per mettermi in salvo".

Il suo grazie, oltre al personale sanitario e alle forze dell’ordine, è andato anche "agli studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni". Ai suoi alunni ha voluto assicurare: "Non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti".

Da qui il suo appello: "Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché. Come non lo sapranno i suoi genitori".

La speranza della professoressa Mocchi è di tornare presto "in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande", ha concluso.