Crepet e la "scuola divertente": perché 50 anni fa era meglio
In un'intervista, lo psichiatra Paolo Crepet parla dell'importanza di una "scuola divertente" e spiega perché quella di 50 anni fa era meglio
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha spesso sollevato riflessioni sul ruolo della scuola nella formazione dei giovani. In un’intervista, ha parlato della necessità di una “scuola divertente“, capace di stimolare attenzione e curiosità, e ha spiegato perché quella di 50 anni fa era meglio rispetto a quella di oggi. Non si tratta di semplice nostalgia, ma di un’analisi critica che mette in luce il valore delle esperienze passate e la possibilità di ripensare il presente con uno sguardo rivolto al futuro.
Perché la scuola di 50 anni fa era meglio secondo Crepet
È migliore la scuola di oggi o quella di ieri? Paolo Crepet non fornisce una risposta netta. Ma stando a quanto ha dichiarato a Vanity Fair, si capisce quale sia la sua posizione. La riflessione dello psichiatra è partita dal caso della famiglia nel bosco di Palmoli (Chieti). I figli della coppia finita al centro delle polemiche non frequentano la scuola, ma ricevono l’istruzione parentale.
“È evidente che c’è una critica implicita alla scuola così com’è – ha commentato Crepet -. Io sono favorevole a una scuola divertente, e per pensarci guardo a quella di cinquant’anni fa, quando i bambini giocavano, parlavano e avevano un livello di attenzione maggiore“.
Durante il suo intervento, lo psichiatra ha evidenziato di non essere nostalgico, ma di guardarsi indietro per valutare il presente e “prendere dal passato ciò che ancora può insegnarci”. E ha fatto un esempio sull’educazione dei più piccoli: “Se capisco che al bambino fa bene giocare a Shangai piuttosto che stare davanti al computer, scelgo la prima opzione“.
Il professore ha spiegato che “questo non c’entra con la nostalgia fine a se stessa, ma con l’idea di dedicare tempo a ragionare, a comprendere ciò che vale la pena recuperare e ciò che invece va lasciato indietro”.
La visione di Crepet mette in discussione l’idea che la modernità sia sempre sinonimo di progresso. Crepet invita a riflettere su ciò che davvero “fa stare meglio” i bambini, così come gli adulti. Sono le esperienze concrete e le relazioni autentiche, attività che stimolano la mente e il cuore.
Quale insegnamento del passato dovremmo portare nel futuro per Crepet
Ma quale insegnamento del passato porterebbe Crepet nel futuro? “I classici“, ha risposto. Anche in questo caso, l’esperto ha precisato che non si tratta di nostalgia per il passato. I classici “affrontano archetipi umani in maniera magistrale, ancora immutati“.
Per Crepet, leggere i libri di Dostoevskij, guardare i film di Kubrick o di Fellini, confrontarsi con Omero significa aprire “un dialogo con la storia” e con le grandi domande dell’esistenza.
“Prendiamo il caso di ‘Norimberga‘, il nuovo film con Russell Crowe: è fondamentale che i ragazzi lo vedano. Non si tratta di nostalgia, ma di tragica attualità“, ha osservato lo psichiatra.
“La storia è maestra, così come il classicismo – ha aggiunto -. Bisogna aver letto Omero, perché parla di noi. Ulisse non è una figura retorica da allontanare, è parte della nostra esperienza e del modo in cui comprendiamo il mondo”, ha concluso Paolo Crepet.
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