Perché la violenza piace ai giovani per Crepet: il "filo rosso"
Il noto psichiatra Paolo Crepet spiega perché "la violenza piace" ai giovani e parla di un "filo rosso": il suo attacco sui "genitori pusher"
C’è un "filo rosso" che lega diversi fenomeni apparentemente scollegati, ma tutti accomunati da una crescente familiarità con la violenza. A dirlo è il noto psichiatra Paolo Crepet, che da anni osserva e analizza i comportamenti delle nuove generazioni. Secondo l’esperto, la violenza tra i giovani non può essere letta come un’emergenza, ma va interpretata come il risultato di trasformazioni che riguardano la società e i modelli educativi.
Cos’ha detto Paolo Crepet sulla violenza giovanile
Paolo Crepet è stato ospite di Supernova, il podcast di Alessandro Cattelan. Tra gli argomenti trattati c’è anche quello della violenza giovanile. Il conduttore ha chiesto allo psichiatra: "La violenza, secondo te, sta aumentando tra giovani?".
Crepet ha risposto: "Che ci sia un’adolescenza che inizia sempre prima mi pare sotto gli occhi anche degli ipovedenti, perché se vai in piazza qua a Milano alle 2 di notte non trovi un tredicenne, ma migliaia". Una situazione che fino a qualche tempo fa sarebbe stata impensabile "a meno che (i ragazzi in questione) non fossero dei dannati", ha sottolineato l’esperto. "Questa è una decisione che abbiamo preso noi, piano piano, graduale. È quello che noi abbiamo pensato che debba essere", ha aggiunto, parlando della troppa libertà che, a suo avviso, viene concessa ai giovani d’oggi.
"Poi ci sono i genitori pusher, che ti danno anche 100 euro che vai a finire a berli. Perché non è che prendono camomilla, lo sai cosa fa il tredicenne", ha proseguito lo psichiatra. Dopodiché "vieni a sapere che c’è uno strano modo di stare assieme, che comprende anche il coltellino sotto il giubbetto".
Accanto a tutto questo, "ovviamente ci sono i social, che non producono la violenza, ma la riproducono", ha spiegato Crepet. E ha citato il caso del tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa di francese alla scuola media di Trescore Balneario (Bergamo), riprendendo l’aggressione con lo smartphone e trasmettendola in diretta su Telegram.
Perché la "violenza piace" ai giovani secondo Crepet
"Poi c’è un altro fattore, che io credo sia poco gradevole, cioè che la violenza piace", ha proseguito Crepet. "C’è una seduzione nei confronti della violenza che va da quelli che fanno la guerra all’ultimo dei pusher di piazza Colonnette. C’è un filo rosso che li unisce perché è così nelle nostre modalità. Perché meno hai visione, meno hai progetto, più sei frustrato e più la violenza è l’unico modo per esprimerti", ha evidenziato.
"Chi è violento non ha un’idea, questo è evidente". E ha puntato il dito contro il mondo degli adulti, che a suo avviso troppo spesso non offrono una visione alle nuove generazioni: "Se io non ti dico ‘potresti andare a lavorare ad Amsterdam, guarda che è una città pazzesca, ci sono un sacco di ragazzi’. Se non ti racconto di quando io ci sono andato. Se un padre non è andato da nessuna parte e parla solo con Alexa, complicata la vita eh".
Per lo psichiatra "è anche nostra responsabilità aprire il mondo", è compito trasmettere ai giovani l’idea che "il mondo è grande" e offre tante possibilità. Solo con questa consapevolezza, i ragazzi vanno alla ricerca dei "maestri che quel mondo l’hanno navigato", ha sottolineato.
Il vero problema, secondo Crepet, è che ai giovani non viene insegnato a rischiare, a buttarsi, a vincere le proprie paure, a uscire dalla loro zona di comfort per esplorare il nuovo. "Se nessuno ha voglia di andare a Berlino, perché è più facile andare nel baretto dei soliti con sempre i soliti perché hai paura di perdere, invece tra i soliti non perdi mai. Se siamo sempre tutti noi e, se proprio dobbiamo fare una vacanza, andiamo tutti a Ibiza, ma tutti noi sempre, non ti metti mai a rischio. E questo perché noi non gli abbiamo insegnato che il rischio è benessere", ha concluso Crepet.