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kate e crepet ANSA

Crepet e la visita di Kate a Reggio Children: allarme sui bambini

Lo psichiatra Paolo Crepet commenta la visita della principessa Kate Middleton a Reggio Children e lancia l'allarme sui bambini: "Non lo fanno più"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Anche Paolo Crepet ha commentato la visita della principessa del Galles Kate Middleton a Reggio Children. Durante il suo spettacolo al Gran Teatro Infinity 1 di Cremona, andato in scena venerdì 15 maggio, lo psichiatra ha usato quell’episodio per lanciare un allarme sul modo in cui oggi educhiamo i bambini.

Cos’ha detto Crepet sulla visita di Kate Middleton a Reggio Children

In qualità di presidente del Royal Foundation Centre for Early Childhood, Kate Middleton ha visitato il centro internazionale Reggio Children, nato a Reggio Emilia per valorizzare e rafforzare l’esperienza delle scuole e dei nidi d’infanzia comunali, conosciuta come Reggio Emilia Approach. Un modello che ha reso celebri gli asili reggiani, spesso definiti "i più belli del mondo".

Al centro di questo approccio c’è l’idea che la scuola debba incoraggiare i bambini a essere autonomi, esplorare, scegliere e partecipare. Gli ambienti scolastici sono creati appositamente per stimolare creatività e ascoltare i bisogni dei più piccoli.

Della visita di Middleton ha parlato anche Paolo Crepet dal palco del Gran Teatro Infinity 1 di Cremona. "Cosa hanno fatto vedere alla principessa Kate al Reggio Emilia Children? Dei bambini che disegnavano", ha osservato lo psichiatra, come riportato da La Provincia di Cremona.

"Ma oggi i bambini non disegnano più. I nostri bambini sono soli, un po’ spenti", ha aggiunto con amarezza.

Per spiegare l’importanza del disegno per i bambini, Crepet ha ricordato Mario Lodi, maestro cremonese "ribelle" e "rivoluzionario". Ai tempi di Lodi, nelle scuole fare il maestro significava "scrivere alla lavagna e dire agli alunni di copiare". Questo "fino a che non è arrivato Attilio, un bambino un po’scontroso, con terre colorate rubate in cascina, che ha detto al maestro: ‘Io voglio disegnare’. Lodi ci ha pensato e ha cambiato il modo di far scuola".

Erano gli anni del dopoguerra, "l’Italia era un cumulo di macerie, ma c’erano don Milani, Mario Lodi, e la ricostruzione ripartiva dai bambini", ha detto Crepet.

Perché usare carta e penna a scuola è importante per Crepet

In tema di educazione, Crepet ha riportato l’attenzione sull’importanza dell’uso della carta e della penna a scuola. E ha citato l’esempio di un piccolo paese irlandese, dove la direttrice di una scuola elementare avrebbe deciso di mettere da parte gli strumenti tecnologici dopo aver notato segnali di disagio tra gli alunni. "In un paesino dell’Irlanda la direttrice della scuola elementare ha visto i bambini depressi. Allora ha deciso di tornare ai quaderni e alle matite, di dire basta alla tecnologia, e la scuola ha ripreso vita", ha raccontato Crepet.

Crepet ha anche richiamato il caso della Svezia, tra i primi Paesi europei a puntare con forza sulla digitalizzazione della didattica. Il Governo di Stoccolma ha però deciso di fare marcia indietro dopo i risultati dei test Pisa (la rilevazione internazionale dell’Ocse che valuta le competenze di lettura, matematica e scienze dei 15enni), che hanno mostrato un peggioramento nelle competenze degli studenti svedesi. Da qui la decisione di ridimensionare l’uso della tecnologia nelle scuole, reintroducendo strumenti tradizionali come quaderni, libri, penne e matite.

"Qualche settimana fa, in Svezia, hanno proibito tablet e tecnologie nelle scuole: sono tornati indietro, o meglio hanno ridato cittadinanza alla creatività, alla possibilità di disegnare, ognuno come può e vuole, senza IA", ha concluso sul tema Paolo Crepet.