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Crepet e le sue "Lezioni Private": cos'è per lui la maturità

Lo psichiatra Paolo Crepet spiega a "Lezioni Private" cos'è per lui la maturità e offre un consiglio ai giovani su come ricercare la vera felicità

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Cos’è la maturità? Lo ha spiegato Paolo Crepet a Lezioni Private, il programma condotto da Luca Sommi sul Nove. Le sue riflessioni, dense di immagini e metafore, offrono una lettura originale di ciò che significa crescere, desiderare e conoscere.

Cos’è la maturità per Paolo Crepet

Nello studio del programma Lezioni Private, il giornalista Luca Sommi mostra al suo ospite Paolo Crepet ‘Senecio’, un dipinto espressionista di Paul Klee del 1922. È un ritratto stilizzato e astratto che enfatizza le figure geometriche. A seconda di come lo si guardi, il volto sembra allegro o infelice, buono o cattivo. Al di là della bellezza e del senso del quadro stesso, l’opera rimanda ai disegni stilizzati dei bambini. Da qui parte la riflessione di Crepet sulla maturità.

“Il bambino non ha paura del doppio, è l’adulto che ha paura del doppio. Noi abbiamo paura delle nostre ombre, i bambini non hanno paura delle paure. Questa è la differenza che c’è tra la magnifica età dell’incoscienza e quella che chiamiamo maturità”, ha affermato lo psichiatra.

Per lui, “la maturità è accorgersi dei nostri inciampi“, ovvero riconoscere i propri errori. “Qualcuno li rispetta, qualcuno li omette”, ha aggiunto. Chi prova a rimuovere le proprie cadute “vive male”, intrappolato in una finzione. Chi invece le accoglie, chi le considera parte del proprio cammino, “sale al cielo”.

Secondo Crepet, essere maturi significa riconoscere le proprie fragilità senza vergogna, accettare che gli errori fanno parte del percorso, e che spesso sono essi stessi il percorso.

Crepet sui giovani e la ricerca della felicità a Lezioni Private

Alla domanda di Sommi su cosa direbbe a un diciottenne in cerca della felicità, Crepet ha risposto con un’immagine: “Lascia metà birra per uno straniero”, cioè “dona qualcosa a chi non conosci”.

Per Crepet, l’unico “business” che deve chiudere in rosso è proprio questo: aver dato più di quanto si è ottenuto. Al contrario, chi muore avendo dato meno di ciò che ha ricevuto, è “un pezzente, un miserabile”, ha affermato lo psichiatra senza mezzi termini.

Il professore ha insistito su un punto: “La felicità non esiste, esiste una ricerca della felicità“. Secondo Crepet, la felicità non sta nell’aver raggiunto un obiettivo, ma nel processo che ti conduce a ottenerlo. “Nel momento in cui uno è felice, ha cessato di esserlo. Il segreto non è arrivare alle cose, ma cercare la prossima cosa. Nel momento in cui coroni un sogno, il sogno è già finito”.

Per questo “è meglio desiderare che realizzare“: il desiderio è movimento, tensione, vita, mentre la realizzazione è già un punto fermo, e dunque una fine.

Crepet invita i giovani a cercare ciò che costa fatica, ciò che richiede impegno, ciò che non è “pret-à-porter”, perché la felicità più intensa nasce dalle conquiste sudate, dai tentativi falliti, dal dolore che spinge a migliorarsi. E, soprattutto, è una ricerca che si compie meglio insieme: “La felicità è meglio raggiungerla in compagnia perché è più difficile. La ricerca individuale è più banale, e anche più illusoria”.

Perché “conoscere è più importante di avere” secondo Crepet

Crepet ha anche affrontato il tema del sapere. “Conoscere è più importante di avere. La conoscenza ti fa crescere, l’avere ti fa stare seduto”, ha dichiarato. E ha ripreso: “Hai due possibilità: navigare o guardare qualcuno che lo fa. Io preferisco essere un marinaio”.

L’esperto ha continuato: “Il privilegio alle volte è uno scempio, soprattutto se lo erediti, perché non ti fa capire le cose con la tua testa. Perché diventi uno che si basta”, una delle condizioni peggiori, secondo Crepet.

A sostegno della sua tesi, ha portato l’esempio di Aristotele Onassis, un uomo ricchissimo, potentissimo, eppure “morto solo”. Le ricchezze, ha spiegato Crepet, non gli hanno garantito relazioni autentiche, né amore, né compagnia. “Si può essere miserabili essendo molto ricchi”, osserva Crepet, perché la vera miseria, secondo lui, non è la mancanza di denaro ma la mancanza di legami.

Essere leggenda vuol dire rispettare le persone e volerle con te“, ha concluso Paolo Crepet.

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