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Crepet e lo sciopero per l'alunno aggressivo: attacco ai genitori

In classe arriva un alunno ritenuto aggressivo, la preside non interviene e i bambini restano a casa per sciopero: l'attacco di Crepet ai genitori

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha espresso la sua opinione sullo sciopero messo in atto in una scuola primaria di Firenze, dove i bambini di una classe sono stati tenuti a casa per protestare contro la mancata risposta della dirigente scolastica di fronte all’arrivo di un nuovo alunno ritenuto aggressivo. Nel suo intervento, Crepet ha lanciato un duro attacco ai genitori dei piccoli studenti coinvolti nella vicenda.

Perché Crepet ha attaccato lo sciopero contro l’alunno aggressivo

Sta facendo discutere il caso della scuola primaria di Firenze dove un’intera classe ha scioperato per l’arrivo di un compagno ritenuto aggressivo. Sulla vicenda è intervenuto anche Paolo Crepet, che in un’intervista a La Nazione ha criticato apertamente la scelta delle famiglie di tenere a casa i propri figli come forma di protesta, definendola una “reazione egocentrica” e parlando di “comportamenti paradossali“.

Crepet ha spiegato che situazioni simili si sono già verificati in altre scuole italiane: “Queste ’insurrezioni’ genitoriali ormai sono sempre più frequenti – ha dichiarato -. Forse a Firenze è la prima volta che accade una cosa simile, ma altrove è già successo”.

Il gesto dei genitori, che hanno deciso di non mandare i figli a scuola per denunciare l’inerzia della dirigente scolastica di fronte ai comportamenti problematici di un alunno, è stato interpretato da Crepet come un segnale preoccupante. “Non è giusto ciò che è successo in quella scuola”, ha affermato lo psichiatra.

Perché i genitori hanno sbagliato per Crepet

Nel suo intervento, Crepet non ha risparmiato critiche ai genitori, accusandoli di aver agito più per “egoismo” che per una reale tutela dei figli: “Credono di difenderli, ma in realtà li rendono più fragili”, ha evidenziato.

Secondo lo psichiatra, l’atteggiamento mostrato dalle famiglie è sintomo di una più ampia crisi educativa, in cui i genitori preferiscono evitare il confronto con la complessità della realtà, rifugiandosi in una sorta di “castello di casa” da cui “si tira via anche il ponte levatoio”.

Crepet ha sottolineato come questo tipo di comportamento sia sempre più diffuso tra i genitori di oggi: si è molto presenti e protettivi quando i figli sono piccoli, ma si tende a scomparire quando crescono, già a partire dall’adolescenza. “Sei alle elementari? Ti difendo io. Poi magari quando i figli hanno 13 anni la sera escono e mamma e babbo neanche sanno dove sono“, ha osservato.

Il vero problema, secondo lui, è che “non sappiamo più gestire l’intelligenza emotiva“. Crepet ha raccontato che, se fosse stato lui il genitore di uno degli alunni, avrebbe parlato con il figlio “per fargli capire che la scuola non è una casermetta dove si è tutti uguali e con la stessa giacca, ma un un luogo dove magari ci sono bambini diversi gli uni dagli altri, con dei problemi a casa”.

Il gesto di scioperare è stato, per lo psichiatra, un’occasione mancata: quella di insegnare ai propri figli il valore dell’empatia, della solidarietà e della convivenza. E il risultato è stato un bambino lasciato solo in classe. “Deve essere stato terribile per lui, perché forse in qualche modo solo lo era già e avrebbe soltanto cercato accoglienza e comprensione”, ha concluso Paolo Crepet.