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Crepet e lo studente ucciso a scuola a La Spezia: la provocazione

Paolo Crepet è intervenuto in tv sul caso dello studente ucciso a scuola a La Spezia da un compagno di classe: la provocazione dello psichiatra

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Anche Paolo Crepet è intervenuto sulla tragedia dello studente ucciso a scuola a La Spezia, lanciando una dura provocazione contro una società che, a suo avviso, ha reso la violenza sempre più accettata e persino attraente. Lo psichiatra e sociologo ha criticato apertamente i modelli culturali e gli “idoli” di oggi, ritenuti corresponsabili di un clima di crescente aggressività tra i giovani.

Cos’ha detto Crepet sullo studente ucciso a La Spezia

Ospite del programma Ignoto X, condotto da Pino Rinaldi su La7, Paolo Crepet ha commentato l’omicidio del giovane studente accoltellato da un compagno di classe all’Istituto professionale Einaudi-Chiodo di La Spezia, sottolineando come l’episodio non rappresenti un caso isolato.

Secondo lo psichiatra, si tratta dell’ennesima dimostrazione di una violenza ormai normalizzata tra i giovani, se non addirittura considerata “cool”. “C’è un fascino nei confronti della violenza, mi pare, è evidentissimo. È molto cool la violenza. Ma perché non lo diciamo?”, ha affermato provocatoriamente.

Crepet ha poi allargato lo sguardo oltre le mura scolastiche, sottolineando come il problema sia diffuso nella società: “Ma perché una ragazza esce con un ragazzo, è fidanzata con un ragazzo che c’ha il coltello in tasca? Ma voi, veramente pensate che questo avvenga solo in una scuola? Ma ho visto male io o ci sono le piazze piene di ragazzi con i coltelli?”.

Infine, ha richiamato l’attenzione sulla frequenza con cui i conflitti, anche sentimentali, vengono risolti con la violenza: “Ho visto male io o si regolano i conflitti d’amore in quel modo lì. Per fortuna, per grazia di Dio, non finisce tutto come a La Spezia. Ma vogliamo contare le coltellate fuori da una discoteca, in un bar di una qualsiasi piazza di una qualsiasi città italiana?”.

La proposta del ministro Valditara sui metal detector a scuola

Dopo il caso di La Spezia, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha proposto di installare dei metal detector nelle scuole a “maggior rischio” violenza.

“È diventata una moda quella di acquistare coltelli, anche online. Questa abitudine va stroncata.
Nelle scuole in cui vi siano particolari problematicità su richiesta del preside e d’intesa con il prefetto si devono installare metal detector“, ha dichiarato in un’intervista al Giornale.

Per Valditara, tuttavia, le misure di sicurezza non sono sufficienti da sole. Serve soprattutto una “rivoluzione culturale“, dopo “cinquant’anni di teorie sociologiche e pedagogiche” che, secondo il ministro, hanno diffuso slogan come “vietato vietare” e l’idea che i divieti siano di per sé repressivi, contribuendo a indebolire le regole e l’autorità.

In questo contesto, i giovani avrebbero perso punti di riferimento fondamentali, a cominciare dalla famiglia. “Vanno ripristinati i confini. Dico i confini tra persone, il rispetto verso la sfera altrui. Bisogna insegnare insieme con il rispetto anche il senso del limite. Bisogna ripristinare il valore del no, delle regole, dell’autorità“, ha aggiunto.

I prof Galiano, Schettini e Maggi sul caso dello studente accoltellato a scuola

Sulla tragedia di La Spezia si sono espressi vari insegnanti e divulgatori. Il professore e scrittore Enrico Galiano ha reagito sui social con un duro sfogo, chiedendosi cosa debba ancora accadere prima di un intervento efficace. Galiano ha criticato soluzioni come l’inasprimento delle pene e l’installazione dei metal detector a scuola, sostenendo che chi le invoca “non ha mai conosciuto o studiato un adolescente”. Secondo lui, nella mente dei giovani, in certi momenti, la rabbia e la frustrazione prendono il sopravvento, eliminando razionalità e deterrenti esterni. Per questo ha definito “un’emergenza” l’introduzione dell’educazione sesso-affettiva a scuola: “Se la scuola non insegna a gestire le emozioni e a smontare i dogmi della mascolinità tossica, chi lo farà?”.

Il celebre prof di fisica Vincenzo Schettini ha lanciato un accorato appello ai genitori e alla scuola. Schettini ha invitato gli adulti a fermarsi, riflettere e creare spazi di dialogo con i ragazzi per comprendere meglio le dinamiche relazionali e la deriva delle relazioni sociali tra i giovani. Ha sottolineato quanto sia fondamentale ascoltare, parlare con i figli e impegnarsi nella loro crescita emotiva ed educativa, perché arginare la violenza richiede una collaborazione attiva tra scuola e famiglia.

Anche il professor Andrea Maggi, insegnante e volto noto della televisione, ha commentato l’accaduto puntando il dito contro le “responsabilità” collettive degli adulti. Maggi ha affermato che la violenza in crescita genera “una generazione di giovani vittime e carnefici” e che gli adulti spesso reagiscono con condanne superficiali, senza interrogarsi sul proprio ruolo educativo. “Le nostre parole di condanna e di indignazione servono solo a coprire le nostre responsabilità. Banali scaricabarile da parte di una generazione di adulti irresponsabili, che predicano bene, mentre razzolano male”. Perché, ha aggiunto, “noi per primi dimostriamo con i fatti di non credere nella pace e nella solidarietà“.

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