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Crepet e strage Crans-Montana: "Cosa farei se fossi un preside"

Paolo Crepet interviene sulla strage di Crans-Montana, dove sono morti anche sei ragazzi italiani, e spiega "cosa farei ora se fossi un preside"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

La tragedia di Capodanno a Crans-Montana (Svizzera) continua a scuotere l’opinione pubblica. Sulla vicenda è intervenuto anche Paolo Crepet, che in un’intervista ha parlato della strage, del comportamento dei ragazzi e del ruolo degli adulti. Lo psichiatra si è soffermato anche su ciò che farebbe lui se fosse il preside di una scuola per aiutare gli studenti a riflettere su quanto accaduto.

Crepet su Crans-Montana: cosa farebbe se fosse un preside

Intervistato da Il Giorno, il noto psichiatra Paolo Crepet si è espresso sulla strage di Crans-Montana, dove in una discoteca della nota località svizzera sono morte 40 persone e rimaste ferite 116. Nel tragico incendio hanno perso la vita anche sei italiani, tutti studenti delle superiori.

Come il prof Enrico Galiano, anche Crepet sostiene che di fronte a un evento del genere la scuola non possa limitarsi a un minuto di silenzio, ma dovrebbe diventare un luogo di confronto e ascolto.

Io mi aspetterei che nelle scuole, il luogo dove i ragazzi e le ragazze vivono una bella parte della loro quotidianità, si parli di questa tragedia per capire cosa ne pensano“, ha detto. Secondo lo psichiatra, “ci sono tanti aspetti di questa vicenda che possono essere discussi, al di là del lutto ovviamente”. Per questo, “se fossi un preside chiederei di scrivere, per esempio, un tema su quello che è accaduto e ne discuterei“.

Cos’ha detto Crepet su strage di Crans-Montana e smartphone

Uno degli aspetti più discussi della tragedia riguarda i video girati con lo smartphone da alcuni ragazzi mentre iniziava a divampare l’incendio. I commenti pubblicati sui social contro i giovani coinvolti hanno suscitato l’indignazione di molti, come il celebre prof di fisica Vincenzo Schettini.

Sul punto, Crepet ha affermato: “I giovani di oggi sono nati con le novità tecnologiche e abbiamo voluto che queste fossero le babysitter dei nostri figli. Perché abbiamo avuto tutta questa difficoltà a dire che per 4 ore a scuola si può anche farne a meno?”, ha affermato riferendosi al divieto di smartphone introdotto dal ministro Giuseppe Valditara. “Io sono stato preso in giro per aver caldeggiato il divieto. E adesso? – ha continuato lo psichiatra -. Ma ogni tanto basta aspettare e la ragione arriva”.

Le parole di Crepet su giovani e responsabilità

Crepet ha proseguito facendo una riflessione su giovani e responsabilità, respingendo la narrazione che a 16 anni una persona non è in grado di assumersene.

Ma come mai ai miei tempi un ragazzo di 16 anni lavorava? E quindi aveva una responsabilità, un orario, una mansione e un capo da rispettare? Forse ho vissuto in un altro mondo. Se a 16 anni un papà e una mamma decidono che i propri figli possano andare, come è giusto che vadano, è perché li ritengono responsabili. Io non ho minimamente il dubbio che lo siano”, ha dichiarato.

Per l’esperto il senso di responsabilità, così come l’empatia, non sono un tratto generazionale, ma qualità che dipendono da educazione, carattere e contesto. A dimostrarlo, secondo lui, è anche il gesto di chi durante l’incendio è tornato indietro a soccorrere gli amici. Crepet ha sottolineato che “essere giovani non è essere iscritti a un sindacato” e, dunque, si può essere “diversamente giovani”. Ci sono “quelli a cui non frega niente e che fanno il filmino di quello che viene pestato a scuola o davanti a una discoteca e quello che eroicamente torna indietro a salvare l’amica”, ha concluso.

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