Crepet fa la domanda agli studenti e dice: "Così buttate la vita"
Il noto psichiatra Paolo Crepet racconta in televisione la domanda rivolta a un gruppo di studenti e lancia il suo messaggio: "Così buttate la vita"
"Così buttate via la vita". È il monito che Paolo Crepet ha rivolto ai giovani. Il noto psichiatra ha raccontato in tv la domanda che ha posto a un gruppo di studenti in un liceo. La (non) risposta dei ragazzi, secondo lo psichiatra, racconta molto delle nuove generazioni, che a suo avviso sono spesso prive di un orizzonte verso cui tendere.
Quando gli studenti "buttano via la vita" secondo Crepet
Durante una puntata di In altre parole, il programma di La7 condotto da Massimo Gramellini, Paolo Crepet ha raccontato un episodio avvenuto in un liceo, dove era stato invitato per un incontro con gli studenti. Il suo intervento è stato ripreso in un reel Instagram che sta ricevendo numerosi commenti.
Ecco cosa ha raccontato Crepet in tv: "Io vado in un liceo e dico (agli studenti): ‘Cosa vi farebbe alzare domani mattina un’ora prima?‘". La reazione è stata un "silenzio generale". Successivamente ha preso la parola una ragazza, che ha esclamato: "La sveglia".
"Credo che noi dobbiamo arrabbiarci di fronte a questo – ha commentato Crepet -. Con la gentilezza, naturalmente, col garbo che ci deve competere. Però dobbiamo dire: ‘No, tu così stai buttando via la tua vita, tu devi diventare un cacciatore di orizzonti‘". Secondo l’esperto, il fatto che nessuno abbia saputo indicare qualcosa capace di motivarli davvero è il sintomo di un’assenza di passioni e di desideri, gli unici elementi che, a suo avviso, possono offrire un orizzonte ai giovani e guidarli nelle loro scelte.
Da qui la sua critica ad un atteggiamento di attesa passiva: "Non puoi rimanere lì ad aspettare che qualcuno, magari tuo nonno, ti lasci l’appartamento dove vivrai sonnecchiando per altri sessant’anni. Ma è terribile!". E ha aggiunto: "Anche perché c’è una brutta notizia: campiamo fino a 94 anni. E che fai fino a 94 anni se non hai la passione, se non hai il desiderio, se non hai un accidente? Sono lunghi", ha concluso.
Cosa bisogna dire ai giovani (per Paolo Crepet)
Ospite, lo scorso aprile, del video podcast Il fienile di Luca Zaia, Paolo Crepet, dopo aver chiesto scusa ai giovani, ha lanciato un messaggio agli adulti: "Bisogna dire ai ragazzi: non rinunciate mai alle cose che sognate. Perché non si può vivere, e questa forse è la cosa peggiore che possiamo fare, di omissioni. È il concetto di libertà", ha affermato, ribadendo che il vero fallimento non è sbagliare, ma non averci provato.
Lo psichiatra ha anche insistito sull’importanza di porre domande ai giovani, instaurando con loro un dialogo: "Io credo che, quando ci rivolgiamo ai ragazzi e alle ragazze, dovremmo fare qualche domanda. Per esempio: cosa fai? Cosa hai fatto oggi? Quante decisioni hai preso oggi? Hai cambiato amici? Hai deciso all’ultimo momento di non andare al cinema?". Domande semplici, ma decisive anche per trasmettere stimoli.
Per spiegare il valore dell’azione rispetto alla passività, Crepet ha citato il chitarrista dei Rolling Stones, Keith Richards: "Lui diceva ‘a band exists on what it does’, cioè un gruppo esiste in ciò che fa, dipende da ciò che fa". Per questo un 18enne non può essere "dispensato dal fare", ha osservato lo psichiatra, rammentando ai giovani che ogni giorno offre occasioni per scegliere, cambiare, costruire qualcosa, anche attraverso piccoli gesti.
Infine, Crepet ha criticato la tendenza a evitare qualsiasi forma di dolore o fatica, ricordando che "quando leggi le storie dei grandi, c’è sempre una parola che ricorre, che si chiama dolore. Siamo noi che siamo diventati ossessionati dall’anestesia. Non vogliamo patire per niente. Uno si prende la bicicletta con la pedalata assistita. Ma perché te la compri? Perché devi trovare sempre la versione comoda di un’esistenza che non può essere comoda?".
E ha concluso: "Questa quiet living, come la chiamano alcuni giovani, a me sembra un’offesa. È un’offesa alla vita. La vita non è quiet".