Crepet, famiglia nel bosco e scuola: il pensiero mai fatto prima
Parlando del caso della famiglia nel bosco, Paolo Crepet chiama in causa la scuola e propone un pensiero "mai fatto prima": cos'ha detto lo psichiatra
Paolo Crepet torna sul caso della famiglia nel bosco proponendo, a suo dire, un pensiero mai fatto prima che chiama in causa la scuola. Secondo il noto psichiatra, nel dibattito pubblico sulla vicenda si è verificata la "totale sottovalutazione" di un aspetto molto importante.
La nuova riflessione di Crepet su famiglia nel bosco e scuola
"Non entro in merito della discussione sugli assistenti sociali, sui magistrati od altro. Ma posso proporre una riflessione che nessuno ha fatto fino ad oggi", ha dichiarato Paolo Crepet ragionando sul caso della famiglia nel bosco in un’intervista al Gazzettino.
Secondo lo psichiatra, nel lungo dibattito sulla vicenda è stato trascurato il tema della scuola: "Perché in questa vicenda non si è mai parlato della scuola? Il tema è stato quasi sempre ignorato come se andare da un insegnante ad imparare a leggere e a scrivere fosse una cosa di secondo piano".
L’esperto ha denunciato una "totale sottovalutazione dell’importanza della scuola". Da qui la sua domanda: "E tutto il lavoro che hanno fatto la Montessori, Don Bosco e Don Milani per aiutare i più deboli ad imparare? Per non parlare poi della straordinaria esperienza che portò il maestro elementare e scrittore Mario Lodi a pubblicare il celebre Il paese sbagliato", ha aggiunto, citando il celebre insegnante e pedagogista cremonese.
Lodi è stato spesso richiamato da Crepet come esempio di maestro che ha saputo rivoluzionare la scuola partendo dall’ascolto dei bambini e dalla loro creatività. Lo aveva fatto anche durante il suo intervento alla tredicesima edizione della Leopolda, che si è tenuta lo scorso ottobre a Firenze, quando lo aveva menzionato parlando di smartphone a scuola.
Perché "un bambino deve andare a scuola" per Paolo Crepet
Nella puntata del 10 marzo di È sempre CartaBianca, interpellato sul caso della famiglia nel bosco, Paolo Crepet ha spiegato perché "un bambino deve andare a scuola". A suo avviso, deve frequentarla "non solo per l’istruzione, ma perché un bambino insieme agli altri bambini cresce, vede le diversità, si accorge del proprio carattere". Elementi che considera "cose elementari", ma che vengono meno in una condizione di "isolamento naturalistico".
Crepet ha specificato che dal suo punto di vista "separare un bambino dai genitori è la cosa più tremenda e l’ultima delle ultime spiagge possibili e immaginabili". Nonostante questo, ha aggiunto, "ci sono delle regole, dei limiti: abbiamo detto che i bambini devono andare a scuola, perché sennò torniamo nel Medioevo, dove ognuno si arrangiava".
Pur riconoscendo la possibilità dell’istruzione parentale in Italia, Paolo Crepet ha sottolineato che quella della famiglia nel bosco è una situazione particolare: "Man mano che questi bambini crescono, le differenze tra questi e il resto dei bambini diventeranno astronomiche. E chi ricuce? Lo Stato è in difficoltà, chi lo fa?".
Paolo Crepet ha concluso spiegando che "i bambini non sono dei genitori. I genitori li amano, li crescono, fanno tante cose per loro, dopodiché esiste la comunità, esiste la scuola, esiste lo sport, esistono le feste con tanti bambini". È in questa rete di relazioni che, secondo lo psichiatra, un bambino può crescere davvero, sviluppando la propria personalità e autonomia.