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Crepet, gli stranieri e la politica: "Chi si sorprende è stupido"

Paolo Crepet si sfoga su stranieri e politica, critica il "clima d'odio" in cui crescono i giovani d'oggi e attacca: "Chi si sorprende è stupido"

3 min di lettura

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

"Viviamo in un mondo di odio". È questo il clima in cui, secondo Paolo Crepet, stanno crescendo le nuove generazioni. Quindi, sostiene il noto psichiatra e sociologo, non dovremmo stupirci di fronte ai numerosi casi di cronaca con protagonisti giovani che riempiono quotidianamente le pagine dei giornali. Crepet punta il dito contro la politica, ma anche contro chi, di fronte a certi fenomeni e proposte, non prende posizione.

Lo sfogo di Paolo Crepet: "Viviamo in un mondo di odio"

"Sono figli di questi tempi", ha detto Paolo Crepet in un’intervista al Resto del Carlino parlando delle 17 persone, 14 delle quali minorenni, sottoposte a perquisizione da parte di Digos e Ros perché accusate di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica, religiosa e addestramento ad attività con finalità di terrorismo.

Questi ragazzi "sono lo specchio dei nostri tempi, sono figli dell’oggi, li trovo molto attuali", ha affermato lo psichiatra, contestando lo stupore di chi si domanda come sia possibile che accadano certi episodi: "Chi dice ‘oddio ma come hanno fatto’ è più stupido".

Crepet invita ad "aprire gli occhi" e a interrogarsi sul contesto nel quale crescono le nuove generazioni: "Viviamo in un mondo di odio, dove il debole va schiacciato e il diverso schernito", e dove stiamo assistendo al ritorno di una "narrazione del suprematismo del maschio bianco che fa ridere". Un clima che, a suo avviso, richiama dinamiche che non si vedevano "neanche in caserma negli anni Sessanta".

Cos’ha detto Crepet sulle "classi differenziate" per gli stranieri

Crepet ha poi citato la proposta delle classi differenziate per gli studenti stranieri e ha allargato la riflessione al ruolo delle persone di origine straniera nella società e nell’economia italiana.

Ha così citato i pakistani che producono "il vostro caro Parmigiano", i nepalesi che preparano "i tortelli nei ristornati", gli indiani che "mungono le mucche a Natale". Da qui la sua critica: "E noi vogliamo fare le classi separate".

Il tema degli studenti stranieri nelle scuole italiane è tornato al centro del dibattito pubblico con il Decreto scuola, approvato dal Governo il 24 settembre, che introduce un tetto del 30% al numero degli alunni delle classi prime non nati in Italia e che non hanno frequentato le scuole italiane nei due o tre anni precedenti all’iscrizione.

La polemica di Crepet contro la politica e le "barricate in piazza"

Crepet ha proseguito puntando il dito contro la politica di oggi, che "parla di odio, di machismo, di schiacciare i deboli e i diversi". Il suo richiamo riguarda anche chi, soprattutto nei contesti educativi e culturali, non prende posizione contro questa narrazione.

"Mi chiedo: con una proposta sul tavolo per fare classi diverse per gli stranieri, perché Reggio Children non ha già fatto delle barricate in piazza?", ha dichiarato lo psichiatra, chiamando in causa il centro internazionale nato a Reggio Emilia per valorizzare e diffondere nel mondo l’esperienza educativa delle scuole comunali reggiane, fondata sui principi dell’inclusione e della partecipazione.

Secondo Crepet, chi opera all’interno di Reggio Children dovrebbe avere un ruolo attivo nel dibattito su questi temi: "Dovrebbero insorgere e scendere in piazza, loro che storicamente sono un esempio magnifico di inclusività".

Il suo appello finale è un invito all’azione: "Bisogna smettere di guardare solo al proprio orticello: bisogna mobilitarsi contro questo odio".