Salta al contenuto
Lo psichiatra Paolo Crepet IPA

Crepet: "I bambini devono andare a scuola, altrimenti è Medioevo"

Crepet è intervenuto per parlare del caso della famiglia nel bosco, sottolineando che è importante che i bimbi vadano a scuola: altrimenti è Medioevo

Patrizia Chimera

Patrizia Chimera

GIORNALISTA PUBBLICISTA

Giornalista pubblicista, è appassionata di sostenibilità e cultura. Dopo la laurea in scienze della comunicazione ha collaborato con grandi gruppi editoriali e agenzie di comunicazione specializzandosi nella scrittura di articoli sul mondo scolastico.

Paolo Crepet è intervenuto in una trasmissione televisiva per parlare dei bambini della famiglia nel bosco, dopo la decisione del Tribunale di allontanare la mamma dalla casa famiglia e permettendo solo al padre di far visita ai tre figli. Secondo lo psichiatra andare a scuola è fondamentale per i più piccoli: devono frequentare i coetanei e devono andare a scuola, perché "altrimenti è il Medioevo". Ecco cosa ha detto nel suo intervento in tv.

Senza scuola per i bambini si torna al Medioevo secondo Crepet

Nella puntata del 10 marzo 2026 di "È sempre CartaBianca", la conduttrice Bianca Berlinguer ha introdotto il caso della famiglia nel bosco. Dopo la decisione dei giudici di allontanare i figli dalla mamma, molte voci si sono levate contro. La presentatrice ha ricordato che la decisione è stata presa per "l’atteggiamento ostile e squalificante verso gli educatori che si stavano occupando del caso, che lei definiva cattive persone, istigando i bambini a comportarsi male".

Interpellato sulla questione, lo psichiatra Paolo Crepet ha svelato che in Italia sono più di 33mila i casi analoghi. Ci sono tanti nuclei famigliari che sono oggetto di interesse da parte dei Tribunali. "Alcune decine al giorno, tanto per essere chiari", ha spiegato: "Vengono separati i bambini dalla coppia genitoriale, qualora esista la coppia genitoriale".

Crepet ha specificato che dal suo "punto di vista separare un bambino dai genitori è la cosa più tremenda e l’ultima delle ultime spiagge possibili e immaginabili". Nonostante questa premessa, "ci sono delle regole, dei limiti: abbiamo detto che i bambini devono andare a scuola, perché sennò torniamo nel Medioevo, dove ognuno si arrangiava".

Perché per Crepet la scuola è importante per i bambini

Nel suo intervento nel programma di Rete4 Paolo Crepet ha spiegato perché "un bambino deve andare a scuola": deve frequentarla "non solo per l’istruzione, ma perché un bambino insieme agli altri bambini cresce, vede le diversità, si accorge del proprio carattere. Queste sono cose elementari, ovvie. Togliere questo e mantenere un bambino in una sorta di isolamento naturalistico" non va bene. Lo psichiatra ha anche citato Maria Montessori: lei "avrebbe detto no: lei lavorava in una scuola".

Nonostante in Italia esista la scuola parentale, Paolo Crepet ha sottolineato che questa situazione è particolare: "Man mano che questi bambini crescono, le differenze tra questi e il resto dei bambini diventeranno astronomiche. E chi ricuce? Lo Stato è in difficoltà, chi lo fa? La madre non mi sembra disponibile, ma io non entro nel caso di questo perché non ho letto le carte e non ho parlato con gli assistenti sociali".

C’è il padre, che secondo l’esperto "è la persona più vicina che dovremmo ascoltare tutti con una certa attenzione". Lui ogni giorno va a trovare i bimbi ed è stato più collaborativo della madre in tutti questi mesi: "Mi pare molto sensato, molto ragionevole. Non parliamo di prendere i bambini e affidarli a chissà chi, a una famiglia affidataria a migliaia di chilometri. Non mi pare che sia stato nemmeno preso in considerazione". Il consulente della famiglia paventava questa soluzione, ma sembra essere stata esclusa al momento.

Crepet spiega perché i figli non sono dei genitori

Bianca Berlinguer ha poi chiesto a Paolo Crepet di commentare una frase della premier Giorgia Meloni, che ha detto che "i figli non sono dello Stato", ma sono dei genitori. Per lui è "una cosa è terrificante. In questo studio avete parlato mille volte di femminicidi. Una delle frasi spesso dette è ‘Le donne non sono proprietà dell’uomo, in amore, nei legami. E perché un bambino deve essere proprietà della mamma, del papà, della nonna, dello zio?".

Per lo psichiatra i bambini "non sono dei genitori. I genitori li amano, li crescono, fanno tante cose per loro, dopodiché esiste la comunità, esiste la scuola, esiste lo sport, esistono le feste con tanti bambini". Non è mancata anche una critica verso il modello famiglia: "Perché lei pensa che una famiglia dove tutti stanno a scrollare sui telefonini sia una famiglia udente, che vuole bene ai bambini? Abbiamo fatto una grande polemica quando abbiamo parlato del divieto a scuola dell’uso dei cellulari, perché li vogliamo annientati: perché non è che c’è un mondo dove ci sono i genitori che giocano a Shanghai con i figli".

Come possono essere aiutati i bambini della famiglia nel bosco

Paolo Crepet ha sottolineato che questa situazione "andava affrontata come è stato pensato di affrontarlo fino all’altro giorno, cioè in un luogo in cui esisteva una mamma, esistevano gli operatori ed esistevano i bambini. Questo è quello che si doveva fare". Qualcosa però non ha funzionato, si è incrinato il "rapporto tra la mamma, i figli ed altri bambini, forse" e la soluzione è diventata "impraticabile. A quel punto ci sono delle regole: si va contro la patria potestà. Perché se un papà si oppone a una trasfusione a un figlio, che cosa si fa?". Si deve andare "contro la patria potestà" ha spiegato lo psichiatra, aggiungendo che non dovrebbe mai accadere, ma purtroppo succede.

Crepet sul caso mediatico sollevato da questa storia ha poi riflettuto sul fatto che "un bambino a 9 anni capisce molto più di noi, sente che la gente davanti alla comunità che protesta, che urla, che strepita, che dice una cosa, che dice l’altra, non ci sono mediazioni. Tutto questo è assolutamente nefasto. Se noi pensiamo che la nostra comunità sia una comunità educante, lo provi, provi ad esserlo educante".

Concludendo il suo intervento, l’esperto ha chiesto agli altri "bambini di aiutarli, ad esempio potrebbero imparare l’inglese. È una risorsa un bambino, comunque".