Crepet: "I ragazzi fanno quello che vogliono", ma ha la soluzione
"I ragazzi fanno quello che vogliono": Paolo Crepet critica il ddl "anti maranza" e propone la sua soluzione, abbassare la maggiore età a 16 anni
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge cosiddetto "anti maranza" che modifica le regole sull’imputabilità dei minorenni introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi ha dai 14 anni in su. Il ddl ha acceso il dibattito pubblico, nel quale è intervenuto anche Paolo Crepet, che ha parlato di un "provvedimento assolutamente parziale e insufficiente". Lo psichiatra, convinto che troppo spesso i ragazzi di oggi "fanno quello che vogliono" senza un adeguato senso di responsabilità, ha rilanciato la sua soluzione: abbassare la maggiore età a 16 anni.
Perché Crepet è contrario al ddl "anti maranza"
Paolo Crepet boccia il ddl "anti maranza" varato dal Governo perché "è una risposta parziale, una misura prevalentemente repressiva e non basta", ha dichiarato in un’intervista al Quotidiano Nazionale.
Il provvedimento punta ad arginare il fenomeno della violenza giovanile. L’esecutivo era già intervenuto in materia con il Decreto Sicurezza, approvato a febbraio, che ha introdotto "disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica", tra cui il divieto di vendita dei coltelli agli under 18. Oltre a questo, il decreto ha previsto una serie di sanzioni per le attività commerciali e le piattaforme web che vendono lame ai minorenni, e per i genitori, o chi esercita la responsabilità genitoriale, dei ragazzi sotto ai 18 anni autori di reati legati al porto abusivo di armi o di strumenti atti a offendere.
"Non si può costruire una legge pensando soltanto a chi porta un coltello, sarebbe un errore", ha commentato Crepet. Secondo lui, il punto è un altro. Lo psichiatra ha parlato di ragazzi e ragazze di 13 e 14 anni che "stanno in piazza fino alle 2 di notte", che "fanno le seratone" e "vivono come adulti". Se questa è la libertà che chiedono e che viene loro concessa, sostiene, allora "bisogna essere disposti a dare anche responsabilità".
Crepet vuole abbassare la maggiore età a 16 anni
Da qui la sua proposta: la politica deve "avere il coraggio di abbassare la maggiore età a 16 anni, è lì che bisogna intervenire". Oggi, secondo Crepet, "i ragazzi fanno quello che vogliono, ma quando fa comodo tornano ad essere bambini, figli di mamma e papà". Per questo, ha aggiunto, "dobbiamo decidere quale delle due strade vogliamo seguire".
Come ha fatto notare l’esperto, abbassare la maggiore età dai 18 ai 16 anni significherebbe riconoscere nuovi diritti agli adolescenti, come il voto, ma anche dei doveri: "Se ti ubriachi, fai del male a qualcuno o vai in giro con un coltello, devi rispondere delle tue azioni esattamente come un quarantenne", ha spiegato.
Lo psichiatra ha poi ricordato quando nel 1975, con l’approvazione della legge 39 dell’8 marzo, il Parlamento italiano ha abbassato la maggiore età dai 21 ai 18 anni: "Ci fu la consapevolezza che il Paese stava cambiando e che bisognava accompagnare quel cambiamento. Oggi serve un altro passo avanti".
Crepet ha concluso: "Bisogna avere il coraggio di essere autorevoli nei confronti dei giovani". Se gli adolescenti vivono da adulti, sostiene lo psichiatra, allora le istituzioni, e la società in generale, devono avere il coraggio di trattarli come tali. In questa prospettiva, la questione si ribalta: il punto non sono le misure repressive, ma le responsabilità.