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Paolo Crepet Getty Images

Crepet incita a "ribellarsi": il coraggio di dire no e gli esempi

Il noto sociologo e psichiatra svela perché dovremmo ribellarci: quali esempi storici dovremmo seguire secondo Paolo Crepet per "riprenderci l’anima"

Francesca Pasini

Francesca Pasini

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Content Writer laureata in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali, vivo tra l'Italia e la Spagna. Amo le diverse sfumature dell'informazione e quelle storie di vita che parlano di luoghi, viaggi unici, cultura e lifestyle, che trasformo in parole scritte per lavoro e per passione.

Da Caravaggio fino a Don Milani, ci sono persone che hanno avuto il "coraggio di dire no" e di "ribellarsi": lo afferma Paolo Crepet incitando tutti a "riprendersi l’anima". Un invito che arriva in un momento storico segnato da cambiamenti profondi, dall’avanzata delle nuove tecnologie e da una crescente tendenza all’omologazione.

Il noto psichiatra, sociologo e saggista italiano riflette sul valore della libertà di pensiero e sulla necessità di recuperare emozioni autentiche, tornando anche sul tema delle sfide educative di oggi, al cui centro c’è l’uso dell’Intelligenza Artificiale.

Perché dovremmo essere "ribelli" secondo Crepet

"Riprendersi l’anima è un grido di speranza – inizia a spiegare Crepet, come riporta Il Resto del Carlino –. Proviamo meno sensazioni, meno emozioni, siamo orientati a quella tendenza che ‘tutto dev’essere perfetto’. Come fosse una vita telecomandata".

Ma cosa rimarrà domani di noi esseri umani? È la domanda che si pone l’esperto. "Io scrivo libri, ne parlo perché non apprezzo questo mondo. E allora non posso essere neutrale perché non mi appartiene. Vanno trovate le mediazioni possibili. Bisogna fare qualcosa", incita Crepet spiegando che "bisogna essere ribelli ma in maniera positiva. Senza spaccare o distruggere, ma è fondamentale avere il coraggio di dire no". Proprio come fecero alcuni personaggi storici che dovremmo quindi prendere da esempio, che lui definisce "i grandi della terra, quelli che hanno creato il mondo", come Caravaggio e Don Milani.

Ecco quindi per cosa vale la pena vivere, secondo lo psichiatra: per quei momenti essenziali della vita di ogni persona, come l’ombra e la luce, la musica e il silenzio, la quiete e il desiderio, il caldo e il freddo. Secondo Crepet, le vie di mezzo, come il tiepido, sono più simili a un’anestesia, a qualcosa che appiattisce i nostri sensi. Un’anestesia che invade molti spazi della vita, così come le guerre odierne: "Per esempio la tecnologia digitale le ha rese ancora più infide. Non ci sono morti tra combattenti, ma vittime – spiega -. Forse questo fa sentire meno sensi di colpa, meno in dovere di chiedere scusa. C’è un ulteriore grado di indifferenza", prosegue.

Il rischio legato alle sfide educative secondo Crepet

Il discorso di Crepet si allarga poi verso le sfide educative, che riguardano tutti, genitori, figli, insegnanti e adulti in generale: "Dell’intelligenza artificiale l’aspetto più amaro è l’uso didattico, che diventi parte della formazione del pensiero", dichiara. Ma il rischio più grande è nelle conseguenze di questo utilizzo, ovvero che "una generazione smetta di riflettere, organizzare, pensare se non quello che vogliono", conclude l’esperto, che recentemente ha approfondito il tema dei rapporti tra genitori e figli svelando alcuni aneddoti personali: "Mio padre era un giudice e mia madre il boia", ha raccontato.

Per Crepet, il problema non riguarda solo tecnologia e cambiamenti sociali, ma anche la perdita della capacità di stupirsi e di avere una visione personale del mondo. La ribellione di cui parla non è conflitto, ma autonomia di pensiero, curiosità e coraggio. Significa non accettare passivamente mode, algoritmi tecnologici e aspettative altrui: è così che si resterebbe umani secondo il noto sociologo.