Crepet incita alla trasgressione a scuola, la sua provocazione
Secondo Paolo Crepet "la trasgressione è un diritto universale" anche a scuola: la provocazione del noto psichiatra e il retroscena sul ministero
Paolo Crepet torna spesso a parlare di scuola nei suoi interventi pubblici, considerandola una sorta di specchio della società. Dall’iperprotettività dei genitori al controllo crescente che le famiglie esercitano sui figli: dinamiche che, come sottolinea Crepet, si riflettono anche nel contesto scolastico. Il registro elettronico, a suo avviso, è l’emblema di questa tendenza. Lo psichiatra ha più volte criticato lo strumento tecnologico che ha sostituito i vecchi registri cartacei e, in uno spettacolo, ha raccontato di averne discusso anche con il ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim). Perché, sostiene Crepet, "la trasgressione è un diritto universale", anche a scuola.
Cos’ha detto Crepet sul registro elettronico e cos’ha chiesto al Mim
Il 10 agosto La7 ha trasmesso Sei felice? Una giornata con Crepet, uno speciale del 2024 che accompagna il noto psichiatra e sociologo in una giornata a Venezia, fino al palco del teatro Malibran, dove ha portato in scena il suo spettacolo.
Nel suo intervento, Crepet ha affrontato i grandi temi della contemporaneità, compresa la scuola, criticando la tendenza a "non bocciare più nessuno".
"Tutti promossi, il 99,9% dice la statistica. È fantastico. Voi pensate che a Shanghai funziona così? Voi pensate, naturalmente, che un liceo di Shanghai promuove il 99,9% dei ragazzi e delle ragazze, vero?", ha chiesto al pubblico.
E ha proseguito: "Ma noi non facciamo solo questo, noi facciamo delle cose molto complicate. Perché avendo noi ucciso il gioco, abbiamo fatto tutta una serie di cose coerentemente con l’assassinio. Per esempio abbiamo pensato che bisogna controllarli (i giovani), quindi neanche più la libertà".
Ha così attaccato il registro elettronico, che in altre occasioni aveva definito senza giri di parole "un’idiozia": "Scusate se lo dico, magari c’è qualche preside qua che s’arrabbia: il registro elettronico, che è una roba… L’ho chiesto anche al ministero, gli ho detto: ‘Ma chi è che l’ha inventata sta roba qua?!’".
L’esperto ha poi spiegato, con sarcasmo, come funziona il registro elettronico: "Per chi non lo sapesse vuol dire questa roba qua: Giovanni viene interrogato in biologia alle 10.22 e questo manda un messaggino alla mamma di Giovanni, al papà di Giovanni, alla nonna di Giovanni, alla zia di Giovanni. E già che ci siamo all’amico di papà avvocato, perché tutti devono essere coscienti di questo delitto: ‘È stato interrogato un’altra volta, l’ultima volta è stata a novembre. Si sono accaniti, due volte in un anno. Ma è una roba incredibile, entriamo a scuola, occupiamola, poveretti, gli verrà uno stress'".
"Infatti (i ragazzi) sono stressati: da noi", ha aggiunto lo psichiatra. E "nessuno chiede perché, guarda caso, perché ci sono i sensi di colpa. Siccome sappiamo di averla fatta brutta, è meglio non domandare mai. E quindi andiamo e diventiamo parte del Salvation Army".
Perché "la trasgressione è un diritto" anche a scuola per Crepet
Secondo Crepet, il registro elettronico è uno strumento che toglie libertà agli studenti, necessaria anche per sviluppare senso di responsabilità. Da qui la sua provocazione: "Io credo che la trasgressione sia un diritto universale, cioè l’idea di andare a scuola senza avere letto niente. È trasgressivo, è fantastico, vediamo come va a finire. Cioè è una cosa mia (di uno studente), ci provo io a farla franca, poi me la vedrò col prof se mi becca".
Ha così raccontato un’esperienza personale: "Mio padre non sapeva dov’era il mio liceo, non l’ha mai saputo, e non perché era scappato a Cuba. È che mio papà pensava che non era una cosa di cui lui si doveva occupare, pensava che fosse una roba che riguardasse me. Lui faceva il sovraintendente, lui sapeva che a giugno c’era una sorta di resa dei conti per cui, se andava male, magicamente la mia estate diventava il Vietnam", ha concluso con ironia.