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Crepet lancia un nuovo allarme sulla comunicazione dei bambini

Paolo Crepet lancia un nuovo allarme sulla comunicazione dei bambini: la riflessione dello psichiatra sulle modalità d'espressione dei più piccoli

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet lancia un nuovo allarme sulla comunicazione dei bambini spiegando perché oggi rischiamo di crescere una generazione che non sa più esprimersi.

Perché "abbiamo tolto la comunicazione ai bambini" per Crepet

In un video diventato virale sui social, ripreso da uno dei suoi spettacoli, Paolo Crepet mette a confronto ciò che i bambini facevano un tempo con quello che fanno oggi, immersi nelle tecnologie digitali e abituati a scrollare su smartphone e tablet.

"Scrollare? Non dite sciocchezze per favore. Scrollare è uguale a dipingere? Ah sì?", provoca lo psichiatra dal palco. Per Crepet, sostituire un’attività creativa come il disegno con un gesto passivo come lo scrollare su uno schermo significa privare i bambini di un linguaggio fondamentale, quello che permette loro di esprimere ciò che sentono.

L’esperto porta anche un esempio: "Se una bambina ha qualche tumulto dentro? Magari può capitare, no? Otto, nove anni, magari succede qualcosa di non bellissimo nella sua vita. Devo entrare nei dettagli? Non ci entrerò, ci siete arrivati lo stesso. Beh, come si esprime quella bambina? Fa una conferenza, come faccio io che c’ho una certa età? No, non ce la fa". Un bambino, sottolinea l’esperto, non ha ancora gli strumenti per trasformare in parole un’emozione complessa o un disagio. Per questo il disegno rappresenta una forma comunicativa fondamentale, soprattutto in tenera età.

E ancora: "Esiste il sindacato dei bambini che può prendere a cuore la sua causa? Voi pensate tutto questo? No, non credo che siate così ingenui". Da qui la sua conclusione: "Quindi possiamo anche ammettere che abbiamo tolto la comunicazione ai bambini".

Secondo Paolo Crepet, privilegiare gli schermi rispetto alle esperienze creative sta impoverendo la capacità dei più piccoli di dare forma alle proprie emozioni e raccontare cosa hanno dentro.

Crepet spiega perché disegnare è importante per i bambini

Crepet ha parlato spesso dell’importanza del disegno per i bambini. E lo ha fatto anche commentando la visita della principessa del Galles Kate Middleton a Reggio Children, durante il suo spettacolo che si è tenuto al Gran Teatro Infinity 1 di Cremona il 15 maggio.

"Cosa hanno fatto vedere alla principessa Kate al Reggio Emilia Children? Dei bambini che disegnavano", ha ricordato lo psichiatra, sottolineando però con amarezza che "oggi i bambini non disegnano più. I nostri bambini sono soli, un po’ spenti".

Crepet ha poi citato Mario Lodi, maestro cremonese da lui definito "ribelle" e "rivoluzionario". Ai tempi di Lodi, fare il maestro significava "scrivere alla lavagna e dire agli alunni di copiare". Questo "fino a che non è arrivato Attilio, un bambino un po’scontroso, con terre colorate rubate in cascina, che ha detto al maestro: ‘Io voglio disegnare’. Lodi ci ha pensato e ha cambiato il modo di far scuola", ha raccontato Crepet. Erano gli anni del dopoguerra, "l’Italia era un cumulo di macerie, ma c’erano don Milani, Mario Lodi, e la ricostruzione ripartiva dai bambini", ha concluso.

Il tema del disegno è tornato anche in una sua riflessione sul rapporto tra tecnologia e scuola. In un’intervista al Tirreno dello scorso aprile, lo psichiatra ha ribadito che attività come il disegno o la scrittura in corsivo andrebbero potenziate soprattutto alla primaria perché sono pratiche con cui "il cervello del bambino si esprime". Eppure, ha osservato, "tutto questo è stato praticamente cancellato dalla tecnologia".