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Crepet mette in guardia genitori e figli: occhio alla familiarità

Paolo Crepet torna sul rapporto tra genitori e figli con un avvertimento: la spiegazione del concetto di "familiarità" nelle relazioni familiari

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Ereditario e familiare sono due cose ben diverse. Lo ha puntualizzato Paolo Crepet in una trasmissione radiofonica parlando di ansia e di comportamenti che si trasmettono all’interno delle relazioni genitorifigli. Lo psichiatra ha così spiegato il concetto di "familiarità", spesso sottovalutato quando si analizzano le dinamiche emotive che passano da una generazione all’altra.

Crepet spiega quanto influisce la "familiarità" con i genitori sui figli

"Eredità fa pensare alla genetica e su questo andrei cauto, perché sennò se fosse tutto genetica saremmo fregati. Se hai un padre alcolista, allora geneticamente diventi alcolista?". Lo ha detto Paolo Crepet a Radio Radio, dove ha dedicato una lunga riflessione al tema dell’ansia e delle sue implicazioni. Lo psichiatra ha chiarito che l’ansia non è "ereditaria", ovvero non è scritta nel sangue.

La parola giusta da utilizzare in questo caso, suggerisce l’esperto, è "familiarità", ovvero qualcosa che si apprende dai genitori spesso senza accorgersene. "La familiarità si apprende per tanti tentativi, tanti errori – ha precisato Crepet -. Normalmente, quando siamo giovani siamo molto critici nei confronti dei nostri genitori, poi invecchiando li copiamo".

E ha proseguito: "Magari all’inizio si reagisce nei confronti di una madre, per esempio, troppo ansiosa, che controlla tutto, e allora magari ha dei figli o delle figlie che scappano di casa con le lenzuola dalla finestra. Però poi ti scopri a 50 anni di essere madre e di controllare tutto di tuo figlio".

Crepet ha concluso con una provocazione: "Tutto questo non è genetica, è mancanza di originalità, mettiamola così".

Cos’ha detto Paolo Crepet sull’ansia e il "distress"

Durante il suo intervento, Crepet ha spiegato che l’ansia non deve essere considerata esclusivamente come un elemento negativo. Anzi, può avere una funzione utile se vissuta nel modo giusto: "Gli ansiosi non perdono mai un treno", ha affermato, evidenziando come la tensione possa, in alcune situazioni, favorire l’attenzione e la reattività.

Lo psichiatra ha ricordato che ogni esperienza umana possiede un lato costruttivo e uno distruttivo, e che anche le emozioni più difficili possono avere un ruolo importante nel percorso di ciascuno di noi: "C’è un amore creativo e un amore distruttivo. C’è un dolore che crea e un dolore che distrugge. C’è un’amicizia che può creare e un’amicizia che a volte distrugge. Tutto funziona così. Quindi certo che anche l’ansia è parte di questo straordinario luna park".

Da qui il suo invito a non evitare le emozioni: "Non bisogna avere paura delle paure, bisogna viversi, perché ci sono dei momenti di bellezza e ci sono dei momenti di angoscia". Crepet ha citato anche la grande poetessa Alda Merini, ricordando che una volta gli disse: "Anche l’angoscia è creativa". "Aveva ragione lei", ha commentato lo psichiatra, evidenziando come sono spesso le sensazioni più spiacevoli a generare qualcosa. Tanto che nel corso dell’intervista ha osservato: "Le bellezze del mondo, della storia dell’umanità, le hanno create i disagiati, non gli agiati".

Crepet ha infine spiegato la differenza tra stress e distress prendendo ad esempio il numero uno del tennis mondiale Jannik Sinner: "Gli inglesi distinguono tra stress e distress. Distress è una cosa negativa, una cosa che fa ammalare. Lo stress è fenomenale. E se Sinner non avesse stress, perderebbe sicuro".