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Crepet: "Si cade 7 volte per rialzarsi 8". La lezione di vita

La lezione dello psichiatra Paolo Crepet sulla capacità di rialzarsi dopo le cadute: "È anche così che si misura la grandezza di una persona"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Di fronte a una società che spesso celebra solo i successi, la perfezione e l’assenza di errori, Paolo Crepet invita a cambiare prospettiva e a guardare alla fragilità come a una componente essenziale della vita. Il fallimento, a suo avviso, è un passaggio inevitabile della crescita e persino prezioso, perché ci aiuta a conoscerci, a riconoscere i nostri limiti e, soprattutto, a trovare la forza per ricominciare. Cadere, per lo psichiatra, può diventare l’occasione per fermarsi, capire cosa non ha funzionato e ripartire con una nuova consapevolezza. Ed è proprio questa la lezione di Crepet: il valore di una persona si misura anche nella sua capacità di rialzarsi dopo una difficoltà.

La lezione di Paolo Crepet sul ricominciare

"La vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto. La grandezza di una persona non si misura solo su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare", ha scritto Paolo Crepet in un post Instagram.

La caduta è un concetto che si intreccia con molte riflessioni dello psichiatra, dalla critica all'"inno alla perfezione" che, secondo lui, domina la società contemporanea, alla convinzione che il dolore sia un’esperienza formativa, necessaria per costruire la propria identità. Per questo ha più volte ribadito, per esempio, che "non bisogna impedire ai bambini di perdere", perché è proprio attraverso l’insuccesso e la frustrazione che si sviluppano autonomia e capacità di scelta.

In un’intervista al Corriere dell’Alto Adige dello scorso marzo, Crepet ha ricordato che Ernest Hemingway sosteneva che "per diventare uno scrittore serve un’infanzia sventurata", pensiero che lui ha definito "sublime". Ha poi raccontato l’ultima telefonata con Ornella Vanoni, che gli chiese di portarla in un liceo per raccontare alle ragazze la sua vita: "Ornella ha sofferto, ha pagato i suoi errori, è andata in Sudamerica quando qui le cose non giravano. È lì che diventi un mito", ha evidenziato.

In quell’occasione, Crepet ha augurato ai giovani "un po’ di sana sfiga, un po’ di insuccesso", perché "il talento non si compra al supermercato". Il talento, ha spiegato, si costruisce attraverso un "viaggio" fatto di fatica, rischi e tentativi falliti.

Cosa significa avere il coraggio di ricominciare per Crepet

Paolo Crepet ha spiegato cosa significa avere il coraggio di ricominciare in un’intervista a D – la Repubblica pubblicata nel 2017.

"Avere il coraggio di ricominciare vuol dire riconoscere che nella vita ci sono le marce in avanti, poi c’è il folle e poi ci sono anche le marce indietro: questa è l’esistenza", ha affermato lo psichiatra.

Questo tipo di coraggio, ha proseguito, "ci serve per non restare fermi". È come quel "goccetto d’olio" che rimette in moto il meccanismo "anche quando è arrugginito". E ha ricordato che "dopo una caduta c’è sempre una risalita": l’importante è "avere la forza di pensare che non si inizia e non si finisce, ma che si inizia, si sbaglia e si ricomincia".

Gli errori e le sconfitte, ha aggiunto, "possono essere fonti di grandi e importanti lezioni" perché "chi non sbaglia, vuol dire che non fa e non agisce" ed è come "trascorrere la propria vita in cantina".

Per Crepet ricominciare significa non avere paura del cambiamento: "Bisogna sforzarsi e non rinunciare mai ai propri obiettivi", ha concluso.