Crepet smonta il mito dei cervelli in fuga: "Una meschinità"
Paolo Crepet smonta il mito dei "cervelli in fuga": perché per lo psichiatra è "una roba di una volgarità e di una meschinità intollerabile"
Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet riflette sull’importanza della passione nella formazione dei giovani e smonta il mito dei “cervelli in fuga” definendolo “di una volgarità e di una meschinità intollerabile”.
- Crepet sui cervelli in fuga: "Volgarità e meschinità"
- Cos'ha detto Crepet su esempi e passione (citando Sinner)
- Il consiglio di Paolo Crepet ai giovani
Crepet sui cervelli in fuga: “Volgarità e meschinità”
“Una delle vigliaccate più evidenti che si sono fatte negli ultimi 20–25 anni è quella di parlare dei ‘cervelli in fuga'”, ha detto Paolo Crepet intervistato dallo youtuber Riccardo Camarda.
A suo avviso, definire “cervelli in fuga” quei giovani che lasciano l’Italia per cercare nuove opportunità all’estero “è una roba di una volgarità e di una meschinità intollerabile, perché uno deve andare. Se vai in America non sei in fuga, sei andato in America. Ma perché devi essere in fuga? È come Troisi in un vecchio film: ‘Io sono napoletano, ogni volta che esco mi dicono che sono un migrante’. No, sono un napoletano a Milano – ha evidenziato Crepet -. Non è che sei un disperato. Vai a cercare bellezza, vai a cercare fortuna”.
Secondo lo psichiatra, l’uso di questa espressione è un modo subdolo per disincentivare i giovani a lasciare l’Italia e spingerli a restare: “È un modo surrettizio per dire ‘tutti a casa, state bene a casa, vi diamo da mangiare’. Ma i ragazzi non sono oche di Strasburgo che devono ingrassare davanti a un televisore”, ha sentenziato.
Cos’ha detto Crepet su esempi e passione (citando Sinner)
Crepet ha poi sottolineato l’importanza degli esempi per i giovani nella formazione delle loro passioni. “Sinner vedeva Federer giocare, o Nadal o non so chi, e gli è venuta la voglia di essere come loro. Cioè non è che ti nasce in Val Pusteria”.
Il messaggio è chiaro: secondo l’esperto, la passione non è un dono innato, ma una scintilla che si accende grazie all’ispirazione. “Senza esempi non si va da nessuna parte – ha spiegato -. Se non c’è passione è perché non ci sono genitori appassionati, ma neanche i nonni appassionati. Basterebbe anche un nonno”.
Lo psichiatra ha proseguito: “È tremendo questo disinteresse nei confronti delle grandi emozioni, perché è un senso di onnipotenza”, ovvero che “ognuno di noi pensa di avere già tutto quello che è più che sufficiente per… non lo so, il finale fatelo voi perché è terribile”.
E sulla scuola ha ammesso: “Non so di cosa si parli oggi nella scuola, è un po’ che mi disinteresso, anche per evitarmi la gastrite”.
Il consiglio di Paolo Crepet ai giovani
Alla domanda su quale consiglio darebbe al sé ventenne, Crepet ha risposto che la sua vita è “andata benissimo così”. Da qui il suo messaggio ai giovani: “Il principio è sempre lo stesso: la curiosità, la voglia di fare, non accontentarmi mai in nessun campo della vita, non solo nel lavoro. Anche nell’amore, per esempio, non bisogna accontentarsi mai”.
Facendo l’esempio di Bob Dylan, “uno che a 20 anni ha spaccato il mondo”, lo psichiatra ha chiarito che il successo non è questione di fortuna, ma di studio, costanza e passione. Per Crepet, è “una vigliaccata” pensare che la fortuna è “una sorta di decimazione, cioè uno su dieci ce la fa e gli altri no. Per me ce la fanno tutti e dieci – ha precisato -. Il problema è capire se hai voglia di farlo. Se stai aspettando di ereditare dal nonno, è una prospettiva diversa. Non c’è niente di male, però sono due cose diverse”, ha ribadito.
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