Crepet spiazza sulla scuola: "Forse si diventa più intelligenti"
Crepet parla di scuola, dell'importanza dei cortili e della libertà, invitando i giovani a fare nuove esperienze: "Forse si diventa più intelligenti"
Una scuola non è fatta solo di aule. Anzi, secondo Paolo Crepet le aule non sarebbero nemmeno gli spazi più importanti dell’edificio scolastico, nonostante siano quelli in cui gli studenti trascorrono la maggior parte del loro tempo. Per lo psichiatra, infatti, sono soprattutto i cortili e i corridoi a rappresentare il cuore della scuola: luoghi di passaggio e di incontro, in cui nascono relazioni, si costruiscono esperienze e si impara anche al di fuori delle lezioni. Crepet sostiene che persino essere mandati fuori dalla classe non sia poi così male. Lontano dai banchi, si può avere l’occasione di imparare qualcosa di altrettanto prezioso. Alla base di questa riflessione c’è un concetto che ritorna spesso nel pensiero di Crepet, quello della libertà. La libertà di scegliere e, soprattutto, di sbagliare, perché è anche attraverso gli errori che si diventa responsabili; la libertà di uscire dai confini conosciuti e di esplorare ciò che sta oltre. E quei confini non sono necessariamente quelli di un Paese. Possono essere anche, più semplicemente, le quattro mura di un’aula.
Perché il cortile della scuola è "più importante" delle aule per Crepet
"Io ho sempre pensato che le scuole fossero importanti per i cortili e non per le aule, perché là succedevano delle cose. C’erano quelle cose strane che si chiamavano relazioni, che uno chiedeva a quell’altro: ‘Come ti chiami? Non ti ho mai visto. Sei arrivato ora in città con i tuoi genitori? Bene, cosa fa tuo papà?’. Quelle cose che poi se uno è simpatico, magari organizzi un sabato. Queste relazioni non nascevano nelle aule, ma nei corridoi, nel cortile".
Lo ha detto Paolo Crepet durante uno spettacolo al teatro Malibran di Venezia nel 2024, ripreso nello speciale di La7 Sei felice? Una giornata con Crepet, andato in onda il 10 agosto.
Lo psichiatra ha poi raccontato quando veniva buttato fuori dalla classe dagli insegnanti per il suo comportamento, spiegando che proprio quelle uscite forzate gli avevano permesso di fare amicizia con l’operatore scolastico.
"Io ero molto amico del mio bidello. Ho passato molte più ore con lui che con gli altri perché mi mandavano fuori classe. Funzionava così dopo una certa soglia. Avete presente la vasca da bagno, che c’ha un troppo pieno? Ecco, io ci andavo sempre oltre per vedere cosa succedeva. E succedeva più o meno la stessa cosa: mi mandavano fuori. E lì ho pensato: ‘Beh, forse guardando da fuori si diventa più intelligenti‘".
E ha spiegato: "Non voglio dire che uno è un fuori classe perché è stato fuori dalla classe, però un po’ l’ho pensato. Le persone geniali che ho conosciuto nella mia vita sono tutte venute dai margini, come mai? Perché al margine c’è l’inciampo. E allora cadi, capisci che ti devi tirare su in qualche modo. E forse ti viene anche quella sana rabbia interiore che ti aiuta".
Parlando di scuola, Crepet ha poi attaccato il registro elettronico, considerandolo uno strumento che riduce gli spazi di autonomia degli studenti in una fase della vita, l’adolescenza, in cui imparare ad assumersi le conseguenze delle proprie decisioni è fondamentale.
Da qui la sua provocazione sul diritto di essere trasgressivi anche sui banchi: "Io credo che la trasgressione sia un diritto universale, cioè l’idea di andare a scuola senza avere letto niente. È trasgressivo, è fantastico, vediamo come va a finire. Cioè è una cosa mia (di uno studente), ci provo io a farla franca, poi me la vedrò col prof se mi becca".
Il racconto di Crepet sul prof che gli ha "insegnato la libertà"
Successivamente, Crepet ha riportato un’esperienza personale: "Ero molto giovane, io ho sempre lavorato molto all’estero, perché mio padre una volta, avevo 16 anni, mi ha detto: ‘Quest’estate o vai a Londra oppure vai a Londra’. M’ha mandato da un prete anglicano, ho imparato l’inglese".
A Londra ci è poi tornato quando era uno studente di Medicina, lavorando "in un ospedale di cui non me ne fregava niente". Però "il primario era interessante", ha sottolineato.
E ha raccontato: "Era un vecchio professore molto britannico. Durante la settimana non vedevo mai come era vestito perché c’aveva il camice perfetto, bianco. Avevo notato però una certa anomalia: i suoi calzini erano stravaganti. Ho pensato che ci fosse molto buio a casa sua perché si vestiva un po’ strano. Quando l’ho visto senza camice mi sono detto: ‘Proprio non c’è la luce, perché non si è visto quando è uscito’. Poi ho capito un po’ alla volta: quell’uomo mi ha insegnato la libertà, è stato una delle mie lezioni sulla libertà".
"Io sono così, be you, sii te stesso", è il messaggio che Crepet ha colto nell’atteggiamento del professore. "Complicato, complicatissimo, bello un’esagerazione. Che soddisfazione essere se stessi", ha concluso Crepet.
Lo psichiatra invita i giovani a uscire dalla propria zona di comfort e di esporsi all’imprevisto perché è proprio fuori dall’ordinario che si fanno esperienze nuove, incontrando persone che, ognuno con la propria personalità e il proprio vissuto, possono insegnarci qualcosa di importante, su noi stessi e sulla vita.