Crepet spiega ai giovani come fare la rivoluzione: "Basta poco"
"Basta pochissimo" per fare la rivoluzione, parola di Paolo Crepet: ecco come i giovani possono metterla in atto secondo il celebre psichiatra
Perché i ragazzi sembrano aver perso la voglia di contestare il mondo in cui vivono? Paolo Crepet sostiene che oggi manca quella spinta ideale che in passato portava i giovani a mettere in discussione modelli e abitudini consolidate. Eppure, secondo il celebre psichiatra e sociologo "basterebbe pochissimo" per dare vita a una rivoluzione, anche piccole scelte quotidiane, come evitare di farsi portare il cibo a casa dai rider.
Cos’ha detto Paolo Crepet sui giovani e la rivoluzione
Paolo Crepet lo ha ribadito in più occasioni: non si considera un nostalgico del passato, ma ritiene che guardarsi indietro possa aiutare a valutare il presente e a ripensarlo con uno sguardo più consapevole verso il futuro. E questo vale soprattutto nell’analisi dei comportamenti delle nuove generazioni, che a suo avviso vivono immerse in un sistema di comodità così radicato da non percepire più la necessità di mettere in discussione ciò che le circonda.
"Mi chiedo perché i ragazzi non facciano la rivoluzione", ha dichiarato lo psichiatra in un’intervista a La Stampa, sottolineando che "per iniziare basterebbe pochissimo". Un esempio? "Smettere di farsi portare la pizza a casa dai rider". E "non per togliergli il lavoro – ha precisato – ma per interrompere una forma di schiavitù inventata da quarantenni che si divertono a Barcellona".
Crepet ha respinto l’etichetta di "passatista", ma ha ammesso che in alcuni casi non sarebbe male recuperare alcune abitudini del passato: "Io ci starei a regredire un po’". Ha così portato l’esempio dello scolapasta di plastica, un oggetto che ai tempi dei nonni non esisteva e che oggi, in un’ottica più attenta all’ambiente e alle scelte plastic free, è sempre meno utilizzato. "Sua madre usava lo scolapasta di plastica, lei lo trova inconcepibile e ne ha uno di stagno, come lo aveva sua nonna. Vero?", ha chiesto alla giornalista Simonetta Sciandivasci che lo ha intervistato.
Perché per Crepet bisogna ascoltare i ragazzi senza essere indulgenti
Un altro tema affrontato da Paolo Crepet riguarda il rapporto tra giovani e adulti. Lo psichiatra ha raccontato di frequentare molti under 30 "che mi piacciono enormemente", con cui discute spesso anche in modo acceso: "Litighiamo moltissimo sulla cancel culture e il woke".
A questo proposito, ha ricordato un episodio vissuto con il fotografo Oliviero Toscani, che durante un litigio con la figlia arrivò a riconoscere una difficoltà comune a molti genitori: "Non siamo capaci di ascoltarli".
Ascoltare i figli, e i giovani in generale, è fondamentale, "però questo non deve portarci a essere indulgenti e poco esigenti con loro", ha commentato Crepet, aggiungendo: "Io a me stesso ho richiesto sempre una grande fatica. Ho sposato una donna difficile e non capisco come sia possibile che tantissimi uomini scelgano delle fan".
Secondo Crepet è importante educare i ragazzi alla fatica, all’impegno e alla capacità di confrontarsi con le difficoltà, senza cercare scorciatoie. Il problema è che oggi "noi (adulti) ci semplifichiamo la vita abbandonandoli davanti a uno schermo e loro, però, se la semplificano restandoci davanti".
Ha così citato Pier Paolo Pasolini, che diceva: "Quando un ragazzo sbaglia, la colpa è sempre per metà del padre e per l’altra metà sua che non è stato capace di essere migliore del padre". Non si tratta di genetica ma di "una stupidaggine come l’AI", ha osservato Crepet, raccontando il caso di un professore americano che ha scoperto che i suoi studenti avevano fatto l’esame con l’intelligenza artificiale. Il docente "ha detto loro: non possiamo permetterci il lusso di essere stupidi", ha riportato lo psichiatra, svelando che questo "è diventato il mio motto".