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Crepet spiega perché trovare una disciplina "è una rivoluzione"

Lo psichiatra Paolo Crepet racconta un'esperienza personale che gli ha fatto capire perché trovare la propria disciplina è "una rivoluzione"

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Trovare una propria disciplina non è un esercizio di rigore, né seguire un elenco di doveri imposti dall’esterno. È una rivoluzione interiore. Ne è convinto il noto psichiatra Paolo Crepet, che in un’intervista ha raccontato l’esperienza personale che lo ha portato a questa consapevolezza.

Cos’è la disciplina per Paolo Crepet e perché è "rivoluzionaria"

Paolo Crepet ha raccontato quando ha capito il vero senso della disciplina durante un’intervista ripresa in un reel Instagram pubblicato da HarperCollins Italia.

"Io quando ero molto giovane ho avuto una crisi mistica per via di una ragazza e sono andato in un convento. E c’era questo frate, in un bellissimo convento di clausura dove si parlava solo attraverso la campanella. E questo signore, silenziosamente, m’ha insegnato che c’erano dei riti".

In quel luogo sospeso, regolato da silenzi e rintocchi di campana, Crepet è entrato in contatto con una dimensione completamente diversa dalla sua quotidianità laica. Ed è proprio lì, grazie all’incontro con un frate e a una vita scandita da riti essenziali, che "ho capito che la disciplina era rivoluzionaria", ha spiegato.

Cioè, ha proseguito, "la disciplina è ciò che io devo fare di me stesso domani mattina, forse anche questa notte. E questa cosa ti dà un senso, ti dà delle proprietà, ti allinea quel po’ di talento che pensi di avere, ti fortifica la passione". Insomma, la disciplina possiede "tanti effetti collaterali positivi", ha aggiunto.

In questa prospettiva, la disciplina entra a far parte di "questo bouquet che si chiama anima", una dimensione che, ha sottolineato Crepet, "non va classificata, anche se facciamo molto fatica a farlo".

La disciplina, per lo psichiatra, diventa così parte integrante della libertà personale, identificandosi come la capacità di darsi una direzione e di costruire consapevolmente il proprio percorso nel tempo.

Perché bisogna "riprendersi l’anima" per Crepet (e come fare)

Quello della disciplina è uno degli argomenti affrontati da Paolo Crepet nel suo libro dedicato al concetto del "riprendersi l’anima", ovvero del riappropriarsi di tutti quegli elementi che rendono umano l’essere umano, come le emozioni, la creatività e le relazioni.

In un mondo dominato dalla velocità e dalla tecnologia, Crepet invita a tornare a ciò che è essenziale, rifiutando l’omologazione e la logica dell’efficienza a tutti i costi e della perfezione per riconnettersi con la vita "vera".

Per Crepet, infatti, vivere non significa solo fare, ma soprattutto sentire, provare emozioni, dalla gioia al dolore. Quando questi elementi vengono meno, attenuati dal conformismo e dalla mediazione costante della tecnologia, secondo lo psichiatra ci allontaniamo da ciò che costituisce la nostra anima più profonda.

Il suo è un appello collettivo, un’esortazione a ritrovare il coraggio di pensare con la propria testa, di accogliere la bellezza dell’imperfezione e di resistere a quello che ha più volte definito "erotismo della delega", ovvero la tentazione di lasciar fare ad altri o alle macchine le cose al posto nostro.

Per questo, Crepet invita i giovani (e non solo) a non adagiarsi sulle comodità, a ribellarsi alla rassegnazione e all’apatia per tornare a immaginare, a osare e a "sentire" davvero.