Crepet su Delia e Bella ciao: "Terrificante". Sfogo sul "talento"
"Terrificante" è il commento di Paolo Crepet sulla scelta di Delia Buglisi di cambiare il testo di Bella ciao: lo sfogo dello psichiatra sul talento
Paolo Crepet è tornato a parlare di musica in un’intervista in cui ha commentato la scelta di Delia Buglisi di cambiare il testo di Bella ciao, sostituendo la parola “partigiano” con “essere umano”, al Concerto del Primo maggio a Roma. “Terrificante“, ha tuonato lo psichiatra, che si è lasciato andare a uno sfogo sul talento e la meritocrazia nei reality show.
Cos’ha detto Crepet sul caso Delia e Bella ciao
L’esibizione di Delia Buglisi al Concertone del Primo maggio sta facendo molto discutere. La cantante siciliana, uscita dall’ultima edizione di X Factor, ha interpretato Bella ciao, canto popolare dedicato ai partigiani della resistenza italiana, cambiando proprio la parola “partigiano”. Al suo posto, la giovane artista ha utilizzato il termine “essere umano”. Ed è scoppiata la polemica.
“Una roba terrificante. Come si è permessa?”, ha commentato Paolo Crepet, intervistato da Mow Mag. Bella ciao “non è una cover” ma “una canzone che in quel contesto lì, a maggior ragione, non andava toccata“, ha aggiunto.
Lo psichiatra ha proseguito: “È come cantare Nessun dorma e intonare ‘All’alba perderemo’. Ma che si vergogni. Mi chiedo: ma chi fa la scaletta, non lo sapeva?”. Il problema, secondo Crepet, “è che tutti quelli davanti non sanno niente, gli va bene, non gliene frega niente”.
L’attacco di Paolo Crepet sul talento e X Factor
Dopo aver criticato la scelta di modificare Bella ciao, Crepet ha allargato il discorso al tema del talento e della meritocrazia, soprattutto nei reality e nei talent show, da cui proviene anche Delia Buglisi. Per lo psichiatra, oggi la meritocrazia è praticamente scomparsa: “Sui social basta mettere i soldi e si spostano i follower, è un gioco da ragazzi diventare eroi sui social. E non costa neanche tantissimo”. Dall’altro lato, ha aggiunto, “la televisione non ha alcuna propensione per la meritocrazia, mi pare abbastanza evidente”.
Crepet ha citato il Grande Fratello, da cui “in vent’anni non sono usciti Mastroianni o Gassman”, per arrivare a X Factor che, pur avendo lanciato alcuni “grandi talenti”, secondo lui resta un format “un po’ contro il concetto di meritocrazia”. Il motivo sta nella centralità delle cover all’interno del programma: “Se tu fai una cover vuol dire che elimini già il tuo livello di creatività e talento. Che significa cantare una canzone di Mina degli anni ‘70? Che vuol dire? Riscrivere o reinterpretare è una parte minimale della musica”. E ha fatto un esempio: “Se Ray Charles fosse stato solo uno che faceva cover, non sarebbe stato Ray Charles”.
Da qui la sua critica: “Dov’è la meritocrazia? Se già il prodotto è ‘non fare niente di originale, ma copia tutto’, cosa vuole che produca tutto questo? Robetta, mica Gino Paoli”. Un tempo, ha osservato, “c’erano i talent scout, ora si parla di mediocrity scout”, perché “tutti vogliono la mediocrità, anche le case discografiche”.
Per Crepet, il talento è tutt’altro: “Il talento è coraggio, provocazione, Paganini, Bob Dylan. Se devo ritenere un talento chi sostituisce ‘essere umano’ con ‘partigiano’, vuol dire che non ho capito niente di talenti”, ha concluso lo psichiatra.