Crepet su perfezione e sofferenza: "Chi non lo riconosce fa pena"
"Chi non lo riconosce mi fa un po'pena": Paolo Crepet parla di perfezione e sofferenza e fa una riflessione sull'importanza dei "miti" per i giovani
Ospite del Festival Cultura Liberata 2026, che si è tenuto a giugno a Conegliano (Treviso), Paolo Crepet ha dedicato una parte del suo intervento al tema della sofferenza. "Chi non lo riconosce mi fa un po’ pena", ha detto parlando della fragilità umana e della difficoltà di molti ad accettare i propri limiti. Un messaggio che si lega a una visione dell’essere umano lontana dall’ossessione della perfezione e molto più vicina all’autenticità, che passa inevitabilmente attraverso il dolore e gli errori.
- Cos'ha detto Paolo Crepet sulla perfezione
- Per Crepet "siamo tutti sofferenti"
- Perché i giovani hanno bisogno dei miti secondo Crepet
Cos’ha detto Paolo Crepet sulla perfezione
Per Paolo Crepet uno dei problemi principali della società contemporanea è l'"eccesso" di protezione nei confronti dei più giovani. Secondo lo psichiatra, genitori ed educatori dovrebbero imparare che ogni persona ha bisogno di fare esperienze dirette, affrontare difficoltà e commettere errori per crescere davvero.
"La pianta tirchia non fa fiori, ma anche la pianta da frutto non fa frutta se la metti sotto un più grande albero. Ogni pianta ha bisogno della sua pioggia, del suo vento, della sua neve, mentre un eccesso di tutela ci rende solo più fragili", ha sottolineato.
Crepet parla di un'"ossessione del controllo che comincia alle 8:30 del mattino", quando suona la prima campanella a scuola. Dalla "geolocalizzazione" costante dei figli fino alla presenza dei genitori ai concerti, secondo lui si sta togliendo ai ragazzi la possibilità di sperimentare l’autonomia: "A Woodstock non c’erano le mamme. Adesso al concerto di Ultimo vanno i genitori. Ma perché non state a casa?".
Ha poi citato il numero uno del tennis mondiale Jannik Sinner e la reazione "incredibile" di molti alla sua crisi accusata durante il Roland Garros di Parigi: "Perché uno ha perso? Beh, capita di perdere. E perché cosa vogliamo, un ragazzo di 24-25 anni invincibile che sia come Hulk? Ma Hulk fa pietà, è una cosa orrenda. Sì, è simpatico nel cartone animato. Cos’è? Verde. Infatti non esiste. La perfezione non esiste, e la troppa ricerca di perfezione ammala l’anima. L’anima è fatta anche dell’imperfetto", ha osservato lo psichiatra.
Per Crepet "siamo tutti sofferenti"
Crepet ha ricordato l’intervento di Antonio Banderas durante la visita del Papa in Spagna, dove l’attore ha parlato di umanità, arte e IA. Banderas "ha letto queste poche pagine di una bellezza incredibile che parlavano della fragilità, e ha ringraziato il pontefice per l’enciclica che non è contro le tecnologie, ma è pro umanità", ha raccontato Crepet, richiamando la prima enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas sulla custodia della persona umana al tempo dell’intelligenza artificiale.
"Non bisogna essere contro qualche cosa, bisogna essere dalla parte di qualche cosa – ha proseguito Crepet – e io non posso essere altro che dalla parte delle persone". E le persone, ha aggiunto, sono sofferenti: "Siamo tutti sofferenti. E chi non riconosce dentro di sé questa cosa mi fa un po’ pena francamente, perché ha il sapore dell’arroganza. E a me l’arroganza non piace sotto nessuna tinta".
Perché i giovani hanno bisogno dei miti secondo Crepet
Durante il suo discorso al Festival Cultura Liberata, Paolo Crepet si è rivolto ai giovani, invitandoli a cercare dei modelli capaci di ispirare e alimentare sogni. Secondo lo psichiatra, ogni generazione è cresciuta guardando a "miti" appartenenti alla musica, al cinema, all’arte o allo sport. Questi punti di riferimento, insiste, rappresentano uno stimolo a migliorarsi e a immaginare nuove possibilità.
"Io credo che voi giovani abbiate bisogno di qualche mito. Ognuno di noi è cresciuto con dei miti, ognuno ha i miti che vuole. Possono essere miti della musica o dell’arte o del cinema o di qualsiasi cosa. Basta averlo", ha spiegato.
"Non si può pensare che le stelle non ci siano più nel cielo, perché il cielo è più brutto senza stelle. Bisogna cercarle anche nei momenti in cui il cielo sembra offuscarsi o sembra nascondere le cose più belle che ha. E quindi io credo che dobbiamo avere questa fiducia", ha concluso Crepet.