Crepet svela come salvare i giovani: "Ve ne siete accorti?"
In un mondo in cui ci ritroviamo sempre più soli, Paolo Crepet svela come salvare i giovani d'oggi e pone una domanda: "Ve ne siete accorti?"
Paolo Crepet torna a lanciare un grido d’allarme sulle nuove generazioni e sul futuro della nostra società. Il noto psichiatra e sociologo invita tutti a riflettere su come salvare i giovani d’oggi e domanda: “Ve ne siete accorti?”. Crepet mette in guardia contro la perdita di valori universali, la fragilità delle relazioni e l’impatto crescente della tecnologia.
Come salvare i giovani (e di cosa ci dovremmo accorgere) per Crepet
Secondo Paolo Crepet, nel mondo di oggi si stanno perdendo le emozioni e le relazioni sono sempre più deboli. È come se l’evoluzione si fosse arrestata e il processo si fosse acutizzato con l’avvento dell’intelligenza artificiale (IA). Di fronte a questo scenario tratteggiato dallo psichiatra, come si fa a salvare le nuove generazioni?
La sua risposta parte da un invito all’autoanalisi: “Dobbiamo capire dove siamo, dobbiamo esaminarci in modo critico“, ha detto in un’intervista a Il Monferrato.it. “Non so quanta gente si sia accorta che la guerra in Ucraina ha dato un’accelerazione all’evoluzione tecnologica – ha proseguito -. Questa enorme espansione ha comportato una diminuzione nella difesa dei diritti“.
Crepet ha denunciato: “Le grandi strutture di difesa dei diritti dell’umanità si sono abbassate, le grandi agenzie internazionali contano come il due di picche“. Il rischio, dunque, è che i bambini del futuro abbiano meno diritti, “perché non ci saranno più difensori”.
Il professore ha ricordato che un tempo “si faceva a gara per diventare testimonial Unicef“, simbolo di un impegno collettivo verso l’infanzia e la solidarietà. Oggi, a suo avviso, tutto questo appare “impensabile”, perché la dimensione internazionale “non conta più“. È il segno di “una frantumazione dei popoli” che secondo Crepet porta a un isolamento crescente e a una perdita di valori universali.
Per lo psichiatra, salvare i giovani vuol dire prendere coscienza di questa trasformazione e riconoscere la progressiva perdita di valori universali, a partire dalla solidarietà. Allo stesso tempo, l’esperto richiama l’urgenza di recuperare il pensiero critico, condizione indispensabile per formare nuove generazioni capaci di originalità e creatività.
Cos’ha detto Paolo Crepet su AI e educazione
Un altro punto centrale del ragionamento di Crepet riguarda il rapporto tra intelligenza artificiale ed educazione. Lo psichiatra ha introdotto l’argomento citando il caso della famiglia che vive nel bosco a Palmoli, in provincia di Chieti: “La famiglia che vive nel bosco ci parla di una spaccatura nella nostra società e questa scelta, difesa da molte persone, sembra coincidere con il buttare al macero decenni di esempi dei nostri grandi educatori dalla Montessori in avanti“.
Per l’esperto, questa evoluzione, che “abbiamo voluto”, oggi comincia a mostrare i suoi limiti. E se a questo scenario aggiungiamo l’uso dell’intelligenza artificiale, il quadro diventa ancora più complesso: “Emergono dei dubbi sull’AI se rapportata all’educazione, quindi a questo punto il quadro risulta complesso. Allora il maestro che fa? C’è una seduzione verso una sorta di autarchia, ognuno fa per sé. Distruggiamo le relazioni. Non so se va bene così”, ha spiegato.
E sull’IA ha aggiunto: “L’idea dell’intelligenza artificiale è pessimistica, perché significa che l’intelligenza umana non è abbastanza buona. Abbiamo pensato a un’intelligenza che funzioni meglio”.
Secondo Paolo Crepet, salvare i giovani significa anche difendere il valore del pensiero umano e delle relazioni educative. L’educazione non può ridursi a un processo individuale mediato da strumenti digitali: ha bisogno di confronto, di errori, di dialogo. Solo così si può evitare che le nuove generazioni crescano private della capacità di immaginare e di costruire insieme il futuro.
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