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Crepet svela perché fu bocciato, nuovo sfogo sui genitori d'oggi

Crepet svela perché fu bocciato a scuola: il nuovo sfogo dello psichiatra sui genitori e la sua riflessione sull'importanza del dolore per crescere

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il noto psichiatra Paolo Crepet ha raccontato un episodio che ha segnato la sua giovinezza: “Fui bocciato a scuola”. Da lì parte una riflessione più ampia sul rapporto tra genitori e figli e sul valore del dolore per crescere.

Perché Paolo Crepet è stato bocciato a scuola

Forse non tutti sanno che Paolo Crepet è stato bocciato a scuola. Lo ha raccontato durante un’intervista a Prima fila su Rai Radio 1. Il motivo della bocciatura? La musica rock, che quando era ragazzo rappresentava una rottura culturale senza precedenti.

Crepet ha spiegato: “Il conformismo c’è sempre stato. C’abbiamo messo un bel po’ a sgangherare quella roba. È arrivato tutto quel tumulto, e cito Radio Luxembourg, che per noi adolescenti è stata il punto di rottura. Era di notte, bisognava ascoltarla in maniera clandestina come Radio Londra. Io fui bocciato perché m’aveva talmente tanto preso. Io stavo con questo transistor sotto le coperte. Se fosse entrata mia madre quel transistor sarebbe volato dalla finestra”.

Radio Luxembourg, storica stazione radiofonica internazionale, portava nelle case italiane “il primo vero rock”, ha detto Crepet, un suono che rompeva con Claudio Villa e Milva, simboli della tradizione musicale. “Questi momenti di rottura erano il preludio ad accogliere un’altra rivoluzione: la rivoluzione sessuale, la rivoluzione dei modi di stare assieme – ha aggiunto -. E questo era in rottura con la generazione precedente a noi”.

Il professore ha poi sottolineato come i giovani degli anni Settanta fossero liberi di sperimentare e anche di sbagliare: “A Woodstock non ci sono state né le mamme né i papà. Erano tutti scappati di casa, grazie a Dio. Questo ha fatto parte di un upgrade generazionale libero, cioè eravamo liberi di fare cretinate. Adesso molto meno“.

Crepet contro i genitori di oggi: “È stato l’inizio della fine”

Ma cosa è cambiato oggi rispetto al passato nel rapporto tra genitori e figli? Per Crepet abbiamo progressivamente assistito ad una “occupazione bellica del territorio giovanile da parte dei genitori“. Madri e padri che, “quando non sono più stati occupati in officina o nei campi, si sono occupati dei figli – ha affermato -. E questo per molti è stato strepitoso, in realtà è stato l’inizio della fine perché siamo stati lì a soffiargli il naso, a correggerli per tutte le cose”.

L’accusa dell’esperto è rivolta al mondo degli adulti in generale, compresa la scuola: “Anche la scuola ha perso quello che di romantico e di eretico aveva covato“.

Il problema, ha continuato Crepet, è che “oggi manca l’autorevolezza“. Manca cioè “un signore adulto che non fa finta di travestirsi da adolescente e ti dice ‘questa cosa non la devi fare, è colpa tua’. L’inizio della fine è quando abbiamo scelto la facilità“.

Crepet ha poi ricordato la sua adolescenza “molto provinciale”, che ha paragonato a quella “disgraziata” di Ernest Hemingway. “Se parti da meno cinque forse ce la fai. Ma se parti da più cinque è un problema, diventi supponente, diventi facilitatore”, ha precisato. Il suo messaggio è chiaro: la difficoltà forgia il carattere, mentre l’eccesso di comfort rischia di generare presunzione e, soprattutto, fragilità.

Perché il dolore è importante per i giovani secondo Crepet

Il terzo punto centrale dell’intervista riguarda il valore del dolore come strumento di crescita. “L’antidoto è restituire dignità all’errore, coltivare il dubbio. Come funziona? Funziona col dolore“, ha detto Crepet.

Il dolore, per lo psichiatra, diventa motore creativo e umano: “Dolore nel senso di percezione di qualche cosa che non torna, con cui devi sempre fare i conti. La perfezione non porta creatività“.

E sul mondo di oggi ha aggiunto: “Strano questo mondo che vive di nuovi strumenti di comunicazione di massa e non è mai stato così solo. Da solo l’uomo non è nulla. Il barone rampante – uno dei più importanti romanzi di Italo Calvino – è nato in un’osteria. Non va più bene un’osteria in cui si incontrano dei geniacci? Benissimo. E che c’è, TiKTok?“, ha domandato provocatoriamente.

Crepet ha concluso ricordando sua nonna, che gli ha insegnato cos’è la libertà. “Io penso che la cosa più bella sia quella che mi diceva mia nonna. Una parola sola che era ‘badati‘, cioè ‘cerca di aiutarti da te, io non ti do una mano’. Vuol dire credere nei ragazzi, perché se io penso ‘badati’, vuol dire che penso che tu ce la faccia. È lì che ho capito cos’era la libertà“.

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