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Crepet tira in ballo ancora Sinner: l'allarme sul "distress"

Paolo Crepet tira ancora in ballo Jannik Sinner durante un'intervista e lancia l'allarme sul "distress" che "fa ammalare": di cosa si tratta

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet torna a parlare di Jannik Sinner e lo fa, anche questa volta, per affrontare un argomento che va oltre lo sport. Nel corso di un’intervista radiofonica, lo psichiatra ha preso come esempio il numero uno del tennis mondiale per spiegare il rapporto tra emozioni e prestazioni. E ha lanciato l’allarme sul "distress", spiegando perché, a differenza dello stress, "è una cosa negativa".

Cos’ha detto Crepet su Sinner e cosa c’entra il "distress"

Ospite di Radio Radio l’11 luglio, Paolo Crepet ha spiegato che l’ansia non deve essere vista esclusivamente come un elemento negativo. Anzi, fa parte della natura umana e può anche avere un ruolo positivo quando viene vissuta nel modo giusto: "Gli ansiosi non perdono mai un treno", ha affermato.

Lo psichiatra ha poi fatto notare che qualsiasi esperienza della vita possiede un lato costruttivo e uno distruttivo, e che anche emozioni difficili possono avere una funzione importante: "C’è un amore creativo e un amore distruttivo. C’è un dolore che crea e un dolore che distrugge. C’è un’amicizia che può creare e un’amicizia che a volte distrugge. Tutto funziona così. Quindi certo che anche l’ansia è parte di questo straordinario luna park, chiamiamolo così".

E ha aggiunto: "Non bisogna avere paura delle paure, bisogna viversi, perché ci sono dei momenti di bellezza e ci sono dei momenti di angoscia". Crepet ha poi citato la grande poetessa Alda Merini, che tanti anni fa gli disse che "anche l’angoscia è creativa". "Aveva ragione lei", ha commentato Crepet.

L’esperto ha così tirato nuovamente in ballo Jannik Sinner, utilizzandolo come esempio per chiarire la differenza tra stress e distress. "Gli inglesi distinguono tra stress e distress. Distress è una cosa negativa, una cosa che fa ammalare. Lo stress è fenomenale. E se Sinner non avesse stress, perderebbe sicuro".

Per Crepet, dunque, la tensione che precede una grande sfida non rappresenta necessariamente un problema, ma può essere il motore che permette di dare il massimo.

L’allarme di Paolo Crepet sulla ricerca della perfezione

Paolo Crepet ha poi allargato la sua riflessione alla società contemporanea, accusata di avere una specie di ossessione nei confronti della perfezione. Al contrario, lo psichiatra ha osservato come molte delle più grandi conquiste dell’umanità siano opera di persone che hanno vissuto difficoltà e inquietudini.

"Le bellezze del mondo, della storia dell’umanità, le hanno create i disagiati, non gli agiati – ha detto -. Gli agiati sono quelli che si sono distesi su un divano e hanno dormito tra quattro cuscini perché tanto andava tutto bene. I disagiati erano quelli che hanno attraversato il pianeta per cercare qualcosa di nuovo. Hanno magari, non so, picchiato una statua con il martello, come fece Michelangelo. Michelangelo era visibilmente disagiato, non era certo un agiato. Uno che è scappato da lotte clandestine, da guerre, ha sperato che i papi gli dessero da lavorare. Gli agiati che hanno fatto? Niente. Il mondo è fatto dai disagiati".

Crepet ha quindi criticato la società di oggi che, a suo giudizio, punta a eliminare ogni imperfezione e qualsiasi forma di dolore. "Com’era Leu Reed? E quindi perché i nostri figli devono essere perfetti, tranquilli, tutti buoni, tutti con la fidanzatina giusta? Mamma mia che noia. Ma noi, guarda caso, abbiamo sognato ascoltando quella musica o guardando quel dolore. Questa idea della perfezione che, come avrebbe detto Mughini ‘aborro’, è una cosa terrificante che viene dalla Silicon Valley, cioè l’idea è che dobbiamo essere tutti perfetti, senza sintomi e arrivare a 130 anni. Beh, io questa ricettina da quattro soldi gliela restituisco".

Ha poi parlato del concetto di felicità, spiegando come la sua ricerca abbia senso proprio perché non può durare per sempre: "La ricerca della felicità c’è perché non c’è la felicità. E sennò uno che cerca? Cerchi quello che non c’è. Se fossimo tutti in prima fila con gli ombrelloni, lì tutti pasciuti, contenti, sarebbe una vitaccia, diciamoci la verità".

Perché "le cose difficili sono le più belle" per Crepet

Paolo Crepet ha concluso il suo intervento con un messaggio legato al valore della fatica e della scoperta.

"Le cose faticose, le cose un po’ difficili, sono anche le cose più belle. È come se uno rinunciasse ad andare al mercato e volesse solo che qualcuno gli portasse la spesa. Ma ad andare al mercato trovi anche la frutta che non hai mai visto. Io l’altro giorno ero a Venezia e ho scoperto dei nuovi pomodori", ha raccontato lo psichiatra. E ha aggiunto se non fosse andato al mercato e non avesse "rotto le scatole ad un simpaticissimo verduraio che non mi avesse detto ‘Guarda che questi costano un botto, ma sono straordinari'" non li avrebbe mai assaggiati.

"Tutto questo è vita, no?", ha concluso Crepet.