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Crepet tra social e IA a scuola: attacco alla "demenza digitale"

Paolo Crepet torna all'attacco contro social e intelligenza artificiale: cosa ha detto lo psichiatra in tv sulla "demenza digitale" e la scuola

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA SOCIO-CULTURALE

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Paolo Crepet, psichiatra e sociologo da sempre attento alle dinamiche generazionali, ha lanciato un duro attacco contro l’uso dei social e l’ingresso dell’IA nel mondo della scuola. Secondo il professore, non siamo solo di fronte a un cambiamento tecnologico, ma anche all’avanzare della "demenza digitale".

L’attacco di Crepet su scuola, IA e "demenza digitale"

"Ci sono montagne di ricerche che parlano di quella che già 10-12 anni fa veniva definita demenza digitale". Lo ha detto Paolo Crepet ospite de L’aria che tira su La7 parlando dell’impatto delle nuove tecnologie sui giovani.

"È sotto agli occhi: non leggiamo più", ha aggiunto, evidenziando la difficoltà di andare oltre le "due righe, tre righe" senza perdere il filo.

In questo contesto, secondo lo psichiatra, l’intelligenza artificiale rischia di dare il colpo di grazia alla stessa funzione educativa della scuola: "È inutile andare a scuola, perché con l’intelligenza artificiale che ci vai a fare a scuola?", ha affermato provocatoriamente.

Crepet ha poi citato l’audizione al Senato americano degli amministratori delegati dei principali social network nel febbraio 2024, messi sotto accusa per i rischi che le loro piattaforme comportano per bambini e adolescenti. In quell’occasione, ha ricordato lo psichiatra, "c’era un popolo di madri e padri con fotografie di ragazze che si sono suicidate. È successo qualcosa? No. E allora di cosa stiamo parlando?", ha osservato.

"Credete davvero che i sette uomini più ricchi del mondo abbiano paura della Francia, della Danimarca?", ha ripreso citando i due paesi che hanno intenzione di vietare i social agli under 15 per legge dopo l’Australia.

"Ha ragione chi ha detto che il problema è anche degli adulti. Infatti siamo rimbecilliti anche noi, non c’è dubbio", ha commentato Crepet.

Crepet spiega quali sono gli effetti collaterali dell’IA

Secondo Crepet, gli effetti dell’IA sono già evidenti, anche se la tecnologia non ha ancora raggiunto il suo pieno sviluppo. "Non abbiamo più memoria, è del tutto evidente. Non sappiamo fare un riassunto, è abbastanza evidente. Capacità di concentrazione? Impossibile".

Quando raggiungerà il suo pieno sviluppo, "un ragazzo di 16 anni chiederà (all’IA): chi era Garibaldi? Poi chiederà: con chi mi devo fidanzare?". La delega totale alle macchine, anche nelle scelte personali, è il rischio che Crepet intravede: un progressivo indebolimento della capacità di pensare e, conseguentemente, di decidere.

Paolo Crepet avverte: "QI in decrescita"

Un altro punto critico ricordato da Crepet riguarda il quoziente intellettivo: "Quello di cui si parla poco, perché effettivamente fa venire un po’ i brividi, è che il QI è in decrescita da 30 anni". Un fenomeno che, a suo dire, contraddice l’idea che il progresso tecnologico renda automaticamente più intelligenti: "Quindi il progresso tecnologico non aumenta il livello di intelligenza", ha sentenziato.

Poi l’affondo contro la Silicon Valley: "Se lì hanno detto che bisogna avere solo da 120 in su (di QI) sennò non possiamo avere nessun incarico importante, beh bisogna dire alla Silicon Valley che loro stanno fabbricando un mondo di deficienti. C’è una piccola contraddizione".

Il paradosso, secondo Crepet, è che chi costruisce gli strumenti digitali pretende livelli altissimi di intelligenza, mentre gli effetti di quegli stessi strumenti rischiano di abbassare le capacità cognitive della popolazione.

Cos’ha detto Crepet sul divieto dei social agli adolescenti

Sul tema del divieto dei social sotto i 15 anni, Crepet ha distinto tra scuola e vita privata. "A scuola ovvio che sì", ha affermato, perché l’ambiente scolastico dovrebbe essere dedicato all’"esercizio di pensiero".

Ma estendere il divieto alla vita quotidiana gli sembra impraticabile: "In generale come si fa? Venite con una telecamera dentro al gabinetto di un adolescente?", ha ironizzato.

Nonostante questo, Crepet vede con favore il fatto che le istituzioni stiano iniziando a introdurre misure per limitare l’uso dei social tra i più giovani. "Abbiamo messo delle regole anche sul grasso del prosciutto perché faceva male. Forse possiamo fare uno sforzo in più e amare la nostra mente. Perché è la mente che ne viene colpita, non è solo una questione di immagine. È che c’è il vuoto. Il cervello è un muscolo: se lo alleni funziona, se non lo alleni si adagia. È semplice", ha concluso.