Crisanti attacca sulle università in Italia: il dato "allarmante"
Il senatore Andrea Crisanti ha spiegato qual è lo stato di salute dell'università italiana, sollevando dati e risultati a suo avviso molto allarmanti
Andrea Crisanti ha attaccato in merito allo stato di salute delle università in Italia. Il senatore del Partito Democratico ha parlato di dati allarmanti e di una situazione che è tutt’altro che rosea, come altri esperti hanno voluto, invece, far credere. Secondo il medico e divulgatore scientifico sono tanti i problemi che l’istruzione superiore si trova oggi ad affrontare, a partire dalla scarsa attrattività che esercita sui giovani e senza tralasciare la questione dei concorsi universitari.
Perché per Crisanti l’università italiana non è migliorata
Il senatore Andrea Crisanti ha replicato al professor Emilio Barucci, che sull’Huffington Post aveva risposto a un precedente intervento del medico sottolineando che nel sistema universitario del nostro Paese ci sono stati molti progressi, grazie all’autonomia universitaria e all’Agenzia nazionale di valutazione. Secondo lui le cose funzionano decisamente meglio rispetto a 30 anni fa.
Sullo stesso giornale online è arriva la controreplica del senatore Andrea Crisanti, che ha nuovamente ricordato le criticità del sistema universitario italiano, già illustrate in occasione di un suo intervento in Senato. "La nostra università, nel suo complesso, non è minimamente competitiva nel confronto con gli atenei dei principali Paesi europei e non solo".
Nella classifica citata dal professor Barucci, "tra le prime cento università d’Europa figurano solo quattro atenei italiani, con la prima università del nostro Paese (il Politecnico di Milano) che si classifica al 45esimo posto". Crisanti parla di risultati imbarazzanti, al contrario di Barucci che, invece, ha fatto riferimento a "modelli virtuosi".
Crisanti e il problema della scarsa attrattività dell’università
Crisanti ha sottolineato che le nostre università non sono più così attrattive come un tempo. "Stando ai dati del quinto rapporto dell’Osservatorio Meho, nel 2023 più di 50mila universitari italiani hanno studiato in altri Paesi europei, a fronte di circa 18.500 loro coetanei europei che hanno fatto il percorso inverso".
Per il senatore si tratta di "un’importante perdita di capitale umano" e di una "limitatissima capacità di attrazione del sistema universitario italiano". Secondo lui "i dati a sostegno della necessità di una riforma strutturale della nostra università non mancano".
Il problema dei concorsi universitari spiegato da Crisanti
Crisanti nel suo intervento ha spiegato che le procedure concorsuali "non solo non premiano il merito, ma hanno spesso l’effetto di umiliare il talento, mortificare l’integrità e premiare il servilismo, sterilizzando di fatto la libertà e l’indipendenza dei nostri ricercatori.
Citando uno studio pubblicato su The Lancet nel 2020 a cura di Pasquale Gallina ed Oreste Gallo sulle "procedure di reclutamento tra il 2012 ed il 2019 nelle scuole di Medicina della Regione Toscana", il medico ha sottolineato che dati hanno evidenziato "come, su 221 concorsi per posti da professore universitario, a ben 137 (il 62%), si era presentato un unico candidato". Crisanti si è posto una domanda: "Dove sono finiti i circa 12mila abilitati a professore ordinario e i circa 9mila abilitati a professore associato? Perché non partecipano a questi concorsi?".
Per il senatore del PD "nell’università non esiste parità nelle condizioni di partenza". Ci sono "reti di relazioni familiari, economiche e sociali" che possono avere "un impatto non trascurabile sulla carriera di pochi fortunati. A noi interessano i figli degli operai, degli artigiani, degli impiegati che, non avendo accesso a queste reti, difficilmente potranno aspirare ad una carriera accademica rapida e lineare", ha concluso Crisanti.