Curriculum Vitae, boom di CV scritti con IA: sono pieni di errori
Sempre più giovani usano l'intelligenza artificiale per scrivere i CV, ma senza controllare il risultato: le aziende già pronte alla contromossa
I giovani fanno uso dell’intelligenza artificiale per fare i compiti, fare ricerche e anche per confidarsi. Ormai questo strumento è entrato nell’uso quotidiano. Il problema è che si rischia di affidarsi troppo a questa tecnologia senza verificare la correttezza del risultato. Ecco che le aziende si ritrovano con una moltitudine di curriculum vitae tutti uguali e pieni di errori.
Il boom dei curriculum con l’IA
Sempre più giovani in cerca di lavoro stanno usando l’IA per scrivere i curriculum decretando un vero e proprio boom. Il risultato sono testi impeccabili del candidato ideale, pieni di competenze al limite della perfezione e di esperienze interessanti.
Il problema è che, se si fa un po’ di attenzione, ci si accorge subito che sono stati fatti con l’intelligenza artificiale.
Come riporta TgCom24, negli ultimi due anni la quota di curricula redatti con strumenti di IA è cresciuta di oltre il 30% e sta invadendo le scrivanie delle aziende, portandosi con sé una nuova generazione di errori, esagerazioni e profili fotocopia.
Se con l’intelligenza artificiale è molto facile costruire una candidatura convincente in pochi minuti, resta il fatto che gli algoritmi tendono a migliorare e spesso a reinventare la realtà.
Secondo le imprese, in un caso su quattro le esperienze vengono modificate, mentre in oltre il 20% dei casi compaiono addirittura ruoli mai ricoperti. In pratica si tratta di candidati perfetti sulla carta, ma poco credibili nella sostanza perché appunto irreali.
Gli errori più evidenti
Nei curriculum scritti con l’IA, inoltre, si notano numerosi errori formali e sintattici.
Le impaginazioni sono confuse, c’è un uso eccessivo di maiuscole e grassetti su elementi irrilevanti e sezioni sbilanciate.
Inoltre, mancano informazioni essenziali come numero di telefono o email. Uno dei segnali più evidenti dell’uso dell’intelligenza artificiale per redigere i curriculum è l’abuso di parole chiave.
Alcuni termini sono ripetuti in modo ossessivo, in frasi che sembrano tutte uguali e molto generiche. Il linguaggio è quello standardizzato delle macchine ed è controproducente perché un selezionatore decide se approfondire un profilo in meno di dieci secondi. Se tra le mani ha un CV ridondante o poco concreto l’ho scarterà in pochissimo tempo.
La mossa delle aziende
Un grande limite dei curriculum redatti con l’IA e non revisionati da una mente umana è la mancanza di personalizzazione.
Diverse aziende hanno segnalano candidature identiche, buone per qualsiasi posizione, ma incapaci di raccontare davvero perché quel candidato sia adatto proprio a quel ruolo. Alle volte, i sistemi automatici di screening non riescono nemmeno a leggere correttamente i CV generati con l’intelligenza artificiale che quindi vengono direttamente cestinati.
Per superare il problema, le imprese stanno adottando delle strategie. Due aziende su tre incrociano le informazioni con i social da LinkedIn a Instagram, fino a TikTok per verificare la coerenza tra racconto e realtà.
Attenzione perché i social possono essere decisivi per far escludere un candidato. Ciò che i recruiter cercano è l’originalità. Oltre il 60% delle aziende dichiara di apprezzare candidature autentiche, capaci di distinguersi anche con soluzioni semplici, come un breve video di presentazione per mostrarsi, senza filtri né automatismi.