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Decreto Scuola, 6 Regioni si oppongono al tetto agli stranieri iStock

Decreto Scuola, 6 Regioni si oppongono al tetto agli stranieri

Emilia Romagna, Campania, Puglia, Sardegna, Toscana e Umbria hanno aderito al Manifesto per l’inclusione in risposta al decreto scuola

3 min di lettura

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

  • Sei Regioni hanno aderito al Manifesto per l'Inclusione in risposta al decreto scuola che introduce il tetto agli studenti stranieri
  • Le Regioni aderenti al Manifesto per l'Inclusione sono: Emilia Romagna, Toscana, Campania, Puglia, Sardegna e Umbria
  • Nel Manifesto si evidenzia che "in nessun caso le scuole possono essere un luogo che esclude o che rifiuta"

Il 24 settembre è stato approvato il decreto scuola che introduce il tetto agli studenti stranieri in classe. In prima elementare, il numero degli alunni con cittadinanza non italiana, che non sono nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di materna, non deve superare il 30% del totale. Alle scuole medie e superiori, lo stesso limite riguarda studenti stranieri che non abbiano frequentato con successo la scuola italiana per almeno tre anni. Sei Regioni, però, si sono opposte a questa misura.

Le Regioni contrarie al tetto agli stranieri

Da Bologna è stato lanciato il Manifesto per l’inclusione in risposta al decreto scuola del governo.

Ad aderire alla proposta degli assessori alla scuola del capoluogo emiliano Daniele Ara con le colleghe di Roma Claudia Pratelli, di Milano Anna Scavuzzo e di Bergamo Marzia Marchesi, durante il convegno su Scuole Aperte sono state anche sei Regioni: Campania, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e la stessa Emilia-Romagna.

Nel testo del Manifesto si legge che la scuola "deve essere un luogo di Inclusione e crescita per tutte e tutti. Ogni giorno tra i banchi, con la cultura e la condivisione, si costruisce l’inclusione".

Cosa dicono gli assessori regionali

Aderendo al Manifesto per l’inclusione, le assessore regionali alla scuola Isabella Conti per l’Emilia-Romagna, Alessandra Nardini per la Toscana, Ilaria Portas per la Sardegna, Silvia Miglietta per la Puglia e i colleghi Fabio Barcaioli della regione Umbria e Andrea Morniroli della Campania hanno ricordato che "la stessa Costituzione ci ricorda che la scuola è aperta a tutti e nessun limite imposto può modificare la natura della scuola, che è il primo presidio di integrazione e cittadinanza".

"Siamo amministratrici e amministratori – hanno scritto – che ogni giorno si confrontano con una scuola aperta e plurale, che accoglie e che ha bisogno non di misure che rischiano di creare nuove discriminazioni e nuove disuguaglianze ma di maggiori investimenti nell’educazione e nell’inclusione".

Secondo gli assessori regionali, "alle nostre scuole servono investimenti nell’educazione. L’auspicio è che altre amministrazioni vogliano aderire a questo manifesto".

L’adesione anche dei comuni di Firenze e Modena

Nel Manifesto per l’Incusione si evidenzia che "in nessun caso le scuole possono essere un luogo che esclude o che rifiuta. Le scuole tessono le relazioni, le culture e le appartenenze, non strappano, non espellono".

Oltre alle sei Regioni e al comune di Bologna, hanno aderito al testo anche i municipi di Firenze e Modena.

L’assessora all’Educazione del capoluogo toscano, Benedetta Albanese ha chiarito che l’adesione della città al Manifesto è necessaria "perché la scuola non può essere il luogo dei tetti: non divide e non esclude, ma è e deve essere sempre di più il luogo in cui ci si adopera affinché ogni bambina e ogni bambino possa imparare e crescere insieme agli altri. Il punto non è fissare una percentuale, ma intervenire dove ci sono bisogni reali con strumenti efficaci e azioni concrete".

Dello stesso avviso è anche l’assessora alle politiche educative del comune di Modena, Federica Venturelli.

Posto che "il tetto del 30% agli studenti con background migratorio non risolve i problemi delle scuole e rischia di compromettere percorsi educativi e relazioni costruite negli anni", ha rilanciato l’assessora di Modena: "l’inclusione è una sfida seria e richiede risposte concrete: classi meno numerose, personale adeguato, mediazione linguistica e culturale, sostegno alle famiglie e strumenti per rafforzare le competenze linguistiche. È su questo che dovremmo investire, anziché intervenire con misure che rischiano di scaricare sui bambini le difficoltà del sistema scolastico".