Decreto Scuola, addio agli istituti tecnici ufficiale: la novità
Il Decreto Scuola, approvato dal Consiglio dei ministri, contiene novità importanti anche per quanto riguarda gli istituti tecnici e professionali
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Il 24 settembre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato il testo del Decreto Scuola, che contiene diverse misure dedicate al sistema scolastico del nostro Paese. Il documento prevede una modifica per quanto riguarda gli istituti tecnici e professionali in Italia, ai quali dovremo dire addio. Ecco come il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha deciso di modificare questi percorsi della scuola secondaria di secondo grado.
Come si chiamano adesso gli ex istituti tecnici
Il decreto-legge sulla scuola contiene dodici articoli e diverse novità per il sistema scolastico. Non solo il tetto massimo del 30% di studenti stranieri per le classi prime o le multe ai genitori che non accompagnano i figli con difficoltà linguistiche nel loro percorso formativo: il documento prevede anche un cambio netto per quanto riguarda gli istituti tecnici e gli istituti professionali.
Come già anticipato in precedenza dal ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, gli istituti tecnici e gli istituti professionali cambieranno denominazione, senza che questo comporti una trasformazione dei rispettivi percorsi di studio. Con l’entrata in vigore del provvedimento, infatti, verranno rispettivamente chiamati "licei tecnologici" e "licei professionali".
Perché Valditara ha cambiato denominazione ai tecnici
Ad aver voluto cambiare nome agli istituti tecnici e professionali è stato il ministro Valditara, che ha deciso di modificare la classificazione delle scuole superiori, trasformandole tutte in licei. Attualmente c’era una distinzione di nome tra licei, istituti tecnici e istituti professionali: con il Decreto Scuola cambierà la denominazione, ma non verrà modificato il percorso di studio che rimarrà diverso.
Valditara ha spiegato di ritenere superata questa distinzione formale tra licei e istituti, sostenendo che tutti i percorsi debbano avere pari dignità. Secondo il ministro, l’obiettivo è quello di evitare che alcuni percorsi di formazione vengano considerati di Serie B.
Il ministero ha specificato che questa modifica non riguarda i percorsi di studio, che continueranno a mantenere caratteristiche e insegnamenti differenti: si tratta solo di una distinzione di denominazione, che non avrà ripercussioni sul lato pratico. Già in passato il ministro aveva presentato delle riforme importanti per modificare la formazione tecnica e professionale, come il percorso 4+2, definito da Valditara come "rivoluzionario".
Gli altri Paesi dove le scuole superiori vengono chiamate "licei"
Il termine ‘liceo’ o forme linguistiche derivate vengono utilizzati per indicare percorsi di istruzione secondaria in diversi Paesi, soprattutto in Europa e in America Latina. Il termine deriva dal greco antico Lýkeion, il luogo dove Aristotele insegnava.
In Francia l’ultimo ciclo della scuola secondaria, frequentato dai 15 ai 18 anni, si chiama Lycée: viene concluso dal Baccalauréat, la maturità francese. Anche in Grecia e a Cipro si usa lo stesso termine, Lykeio, per indicare l’istruzione secondaria non obbligatoria, prevista per studenti e studentesse dai 15 ai 18 anni. Tra gli altri Paesi europei che adottano denominazioni simili ricordiamo la Polonia (il Liceum ogólnokształcące dura 4 anni e termina con l’esame di Matura), la Svizzera (Liceo nel Canton Ticino e Lycée nei cantoni francofoni), la Turchia (il Lise ha una durata di 4 anni), il Portogallo (un tempo le scuole superiori si chiamavano Liceu, mentre oggi si usa il termine ensino secundário).
Anche in diversi Paesi dell’America Latina, come in Cile, Uruguay e Venezuela, il termine liceo viene utilizzato per indicare istituti o percorsi di istruzione secondaria, con organizzazioni e fasce d’età che variano da un sistema scolastico all’altro