Decreto Scuola, addio PCTO: cos'è la Formazione Scuola-Lavoro
Con il nuovo decreto legge l'alternanza scuola-lavoro cambia nome, ma anche il concetto stesso su cui si basa: quali sono gli obiettivi del ministero
A partire dall’anno scolastico 2025/2026, i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO) cambiano ufficialmente nome: diventano “Formazione Scuola-Lavoro”. A stabilirlo è stato il nuovo Decreto Scuola, che ha il chiaro obiettivo di rendere più immediato il riconoscimento del ruolo di queste iniziative.
A cambiare non sarà solo il nome, ma il concetto stesso alla base di queste attività che sono ritenute fondamentali per avvicinare gli studenti al mondo del lavoro e far acquisire loro le necessarie competenze trasversali.
Cosa cambia per l’alternanza scuola-lavoro
Quella stabilita dal ministero dell’Istruzione e del Merito, con il decreto-legge n. 127 del 9 settembre 2025 che rientra nella Riforma della Maturità, è una svolta per le iniziative di alternanza tra scuola e mondo del lavoro per gli studenti delle superiori. Ciò che cambia non è solo il nome, ma il modo in cui vengono concepite e affrontate.
L’obiettivo è infatti quello di dire addio ai PCTO per restituire dignità pedagogica a un percorso formativo che spesso viene sottovalutato. Come specificato nella relazione tecnica al decreto legge, l’intervento punta a “restituire ai percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento una piena dignità educativa, un’identità comunicativa chiara e una funzione formativa solida, ancorata alla realtà e ai bisogni concreti degli studenti”.
Con il nuovo nome “Formazione Scuola-Lavoro”, si individua con chiarezza e immediatezza la finalità dei percorsi di alternanza scuola-lavoro, che restano uno strumento cruciale per l’acquisizione di competenze trasversali e per l’orientamento degli studenti verso scelte consapevoli per il loro futuro professionale. Restano comunque invariati gli obblighi di attivazione, i contenuti formativi, gli obiettivi generali e le finalità educative previsti dalla normativa vigente.
La nuova “Formazione Scuola-Lavoro”, inoltre, vuole coinvolgere in maniera più chiara diversi attori: dagli studenti e famiglie alle scuole, dalle imprese e gli enti del terzo settore alle pubbliche amministrazioni.
Con questo intervento normativo, il ministero punta a rafforzare l’identità pedagogica dei percorsi formativi. Per questo motivo non comporta quindi ulteriori oneri a carico della finanza pubblica. Si tratta infatti di una riforma a costo zero.
Riforma della Maturità e alternanza scuola-lavoro
L’intervento che riguarda l’alternanza scuola-lavoro si inserisce nell’ampia Riforma dell’esame di Maturità, che già dall’anno scolastico 2025/2026 introduce altre importanti novità, come l’obbligo di sostenere l’esame orale (introdotto in seguito a casi di scena muta volontaria in segno di protesta), le nuove modalità di valutazione finale, la nuova composizione della commissione d’esame. Ad essere abbandonato è anche il nome “esame di Stato” che viene sostituito ufficialmente da “esame di Maturità” per evidenziare che si tratta di un esame in cui non si valutano solo le conoscenze acquisite durante il percorso scolastico, ma anche il processo di maturazione di ogni studente, la loro “crescita complessiva” e il loro “grado di autonomia e responsabilità”, come ha sottolineato il ministro Giuseppe Valditara.
Il nuovo concetto di “Formazione Scuola-Lavoro” riafferma infatti l’idea di un’esperienza formativa integrata, in linea con gli obiettivi della nuova Maturità e che coniuga apprendimento teorico e dimensione operativa: elementi utili per la crescita umana e professionale degli studenti.
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