Decreto Scuola firmato da Mattarella: è saltato un fondo
Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato il Decreto Scuola, entrato in vigore dall'1 ottobre: è saltato un fondo inizialmente previsto
3 min di lettura
- Il 30 settembre Sergio Mattarella ha firmato il Decreto Scuola, entrato in vigore l'1 ottobre
- Saltato un mini-fondo per i dipendenti del Mim inizialmente previsto nel testo del provvedimento
- Le misure confermate del Decreto Scuola con la firma di Mattarella
Dopo giorni di verifiche tecniche e aggiustamenti formali, il Decreto Scuola ha ottenuto la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, diventando operativo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La versione definitiva del decreto-legge 170/2026, però, non è identica a quella approvata dal Consiglio dei ministri: è saltato un fondo inizialmente previsto.
Salta un fondo inizialmente previsto nel Decreto Scuola
Il 30 settembre Sergio Mattarella ha firmato il Decreto Scuola, il decreto-legge promosso dal Governo che introduce, tra le altre cose, alcune misure definite "urgenti" per "la promozione dell’integrazione degli studenti stranieri nell’ambito scolastico".
Il provvedimento, composto da 15 articoli, è entato in vigore l’1 ottobre. Il testo è ora passato al Parlamento per la conversione in legge, che dovrà avvenire entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto.
La versione arrivata al Quirinale non è la stessa che aveva lasciato Palazzo Chigi. Durante le verifiche tecniche della Ragioneria generale dello Stato, infatti, è stato eliminato un mini-fondo destinato ai dipendenti del ministero dell’Istruzione e del Merito.
La soppressione del fondo, comunque, non incide sulle principali misure contenute nel provvedimento, a partire dal tanto discusso tetto del 30%, nelle classi prime, al numero di studenti stranieri non nati in Italia e che non hanno frequentato scuole italiane nei due-tre anni precedenti all’iscrizione.
Con la firma di Mattarella confermato il tetto agli stranieri
Come stabilito dal comma 1 dell’articolo 13 del decreto-legge, a partire dall’anno scolastico 2027/2028 le classi prime delle scuole primarie e secondarie dovranno essere costituite secondo "criteri di equa distribuzione" degli studenti stranieri, in modo che "nella scuola primaria, il numero degli alunni con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia, non superi il 30 per cento del totale in ciascuna classe prima; nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, il numero degli studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo, per almeno tre anni scolastici, il sistema nazionale di istruzione non superi il 30 per cento del totale in ciascuna classe prima".
La soglia potrà essere applicata già a partire dall’anno scolastico in corso nel caso di inserimenti di nuovi studenti in classi prime già formate.
Se non è possibile operare una "equa distribuzione" di questi alunni all’interno dell’istituto, saranno gli Uffici scolastici regionali, sentiti i presidi, a individuare eventuali soluzioni alternative. Gli spostamenti degli studenti da un plesso all’altro dovranno rispettare "il principio di prossimità al domicilio" degli studenti e tenere conto della dislocazione sul territorio delle scuole e di eventuali "particolari esigenze familiari".
Per gli istituti in cui non sono possibili soluzioni alternative, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha istituito un fondo di 3,4 milioni per l’anno 2027 e di 14 milioni a decorrere dall’anno 2028 per finanziare attività extracurricolari finalizzate al potenziamento delle competenze linguistiche di base nella lingua italiana.
Con la firma del Decreto Scuola da parte del presidente Mattarella sono state confermate anche le altre misure contenute nel provvedimento, tra cui il divieto di accedere agli istituti scolastici con il volto completamente coperto, oltre alle disposizioni sui corsi di italiano per genitori stranieri nei Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti. Questi percorsi sono rivolti ai genitori degli alunni stranieri che presentano gravi carenze nella conoscenza della lingua italiana e che, per tale ragione, possono incontrare difficoltà nel percorso di integrazione scolastica. In entrambi i casi, per chi trasgredisce sono previste sanzioni amministrative comprese tra 200 e 1.000 euro.