Difterite, Bassetti chiede di rinviare la riapertura delle scuole
L'infettivologo Matteo Bassetti ha riflettuto sulla morte a Palermo della bimba di 4 anni per difterite, chiedendo il rinvio dell'inizio della scuola
Sui social il dottor Matteo Bassetti ha chiesto di rinviare l’apertura delle scuole per l’anno scolastico 2026/2027. Dopo la morte a Palermo di una bambina di 4 anni per difterite, l’esperto in infettivologia ha spiegato che la situazione sanitaria è molto delicata e le autorità dovrebbero verificare lo stato vaccinale di alunni e alunne che si apprestano a tornare sui banchi. Prima di riaprire le scuole sarebbe necessario effettuare controlli puntuali per garantire a tutti la massima sicurezza.
Perché Bassetti ha chiesto il rinvio dell’inizio delle scuole
Dopo la morte a Palermo di una bambina di quattro anni per difterite, è emerso che in Sicilia le coperture vaccinali sono molto basse. Secondo Matteo Bassetti "sarebbe ragionevole valutare un breve rinvio dell’inizio delle lezioni, almeno nelle scuole primarie, per consentire alle autorità sanitarie di verificare puntualmente lo stato vaccinale degli iscritti e, dove necessario, completare i percorsi di recupero".
Il direttore della Clinica di Malattie infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova ha precisato che "non si tratta di una posizione ‘contro’ qualcuno, ma di una questione di sanità pubblica e prevenzione". Bassetti ha anche ricordato che "la vaccinazione contro la difterite è obbligatoria in Italia e il ministero della Salute indica proprio l’ingresso nella scuola primaria come momento importante per il richiamo contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite".
Cosa bisogna fare per il medico prima di riaprire le scuole
Nel suo intervento sui social, il dottore ha sottolineato che, alla luce di quanto emerso negli ultimi giorni, "sarebbe importante verificare persona per persona la reale somministrazione dei vaccini previsti, non limitandosi a dati aggregati o autocertificazioni, e attivare rapidamente i recuperi necessari". Matteo Bassetti ha ribadito che "nel 2026, in un Paese con un sistema sanitario evoluto, anche un solo nuovo caso di difterite dovrebbe essere considerato un evento da prevenire con la massima determinazione, non qualcosa a cui rassegnarsi. Prima di riaprire le aule, bisognerebbe fare tutto ciò che è possibile per renderle sicure".
In un altro post, invece, l’infettivologo ha riflettuto sul fatto che "la prevenzione non può essere un’autocertificazione" e che "la scuola è anche una comunità sanitaria, dove migliaia di bambini e ragazzi condividono ogni giorno gli stessi spazi". Per questo le vaccinazioni previste per l’infanzia e l’adolescenza sono importanti, perché "servono a proteggere non solo il singolo bambino, ma anche la collettività, soprattutto chi non può vaccinarsi per motivi medici. Malattie come morbillo e difterite non appartengono a un passato remoto: quando la copertura vaccinale diminuisce, il rischio di focolai torna concreto".
Matteo Bassetti chiede un controllo prima dell’avvio dell’anno scolastico "non per colpevolizzare i genitori, ma per garantire che le regole vengano applicate e che nessuno venga lasciato scoperto per semplice inerzia burocratica. Mi piacerebbe su questo tema sentire una voce forte del Presidente del Consiglio, del Ministro dell’Istruzione e di quello della Salute, che insieme raccomandano agli italiani di vaccinare i figli".
La prenotazione dei vaccini o le autocertificazioni "non dovrebbero trasformarsi in un modo per rimandare indefinitamente la vaccinazione. Servono controlli puntuali, uniformi e tempestivi, insieme a un sistema che faciliti il recupero delle vaccinazioni mancanti e informi correttamente le famiglie", ha poi aggiunto, specificando che "la prevenzione funziona quando è concreta: vaccinare, verificare e intervenire prima che un caso diventi un’epidemia. La salute dei bambini e della comunità scolastica merita serietà, non scorciatoie".
La replica di Bassetti alle parole di Valditara
Sempre sui social, il dottor Bassetti ha lanciato una frecciatina al ministro dell’Istruzione e del Merito, in merito alle sue parole sull’obbligatorietà per i genitori degli studenti stranieri che non vanno bene a scuola di studiare la lingua italiana.
Di fronte a queste parole, l’infettivologo ha replicato: "Sarebbe meglio dire che nella scuola si applica la legge sull’obbligatorietà dei vaccini. Altro che obbligare a studiare l’italiano!! Che si torni a parlare di vaccini a scuola prima che sia troppo tardi".