Digitalizzazione a scuola, l'allarme di Prof Maggi de Il Collegio
Prof Maggi, famoso per la trasmissione tv Il Collegio, ha lanciato un vero e proprio allarme sulla digitalizzazione a scuola: ecco le sue parole
Il professor Andrea Maggi, diventato famoso sul grande schermo grazie alla sua partecipazione a “Il Collegio”, è intervenuto per lanciare un allarme sulla troppa digitalizzazione a scuola. Il docente ha sottolineato che lui e i suoi colleghi potrebbero essere troppo presi da corsi di formazione per conoscere meglio gli strumenti tecnologici utili per l’insegnamento da non soffermarsi più a studiare e approfondire con più cura le materie che insegnano in classe.
Andrea Maggi e i corsi di formazione sulla tecnologia
In un suo intervento pubblicato da Il Gazzettino, prof Andrea Maggi, che è di nuovo protagonista dell’edizione 2025 de “Il Collegio”, ha spiegato che tutti gli insegnanti stanno dedicando tempo e risorse per imparare a usare nuovi strumenti. La tecnologia è, infatti, sempre più presente nel mondo della scuola e della didattica. “È importante che i docenti per primi acquisiscano piena consapevolezza delle potenzialità che la tecnologia offre, ma anche dei rischi che nasconde, per aiutare gli studenti ad avvicinarvisi nel modo più proficuo e sicuro”, ha spiegato l’insegnante.
L’offerta formativa è tanta, forse troppa secondo il prof di Lettere alle superiori. “Le scuole coi fondi Pnrr hanno riempito le classi di lavagne interattive multimediali e si sono dotate di aule informatiche, di computer portatili e di tablet per le attività degli studenti”.
Per star dietro a tutta questa tecnologia i docenti hanno iniziato a seguire “decine di corsi di formazione, webinar, laboratori, per imparare a realizzare podcast o a utilizzare strumenti didattici digitali come Google Classroom, Kahoot!, Canva, Moodle o Padlet, nonché in seminari sull’intelligenza artificiale o sulla prevenzione e sul contrasto di fenomeni deleteri come il cyberbullismo“.
Tante le ore che hanno destinato a corsi ed esercitazioni, che però con il tempo “sono diventati ripetitivi e sempre meno utili. Tanto che a me tutta questa corsa alla digitalizzazione della didattica sta venendo un tantino a noia, per due ragioni ben precise”.
La formazione non ha migliorato il modo di insegnare di Maggi
Prof Maggi nel suo intervento sul quotidiano ha spiegato che nonostante la formazione fatta non riesce a vedere un miglioramento nel suo modo di insegnare. “Tutto diventa forse un po’ più colorito, ma l’efficacia e la sostanza non migliorano affatto. L’aggiornamento su come creare un’animazione per imparare a distinguere un complemento dall’altro, o su come creare una mappa interattiva uguale a tante altre che posso pescare in rete, non sortiscono effetti migliori di quelli che ho sempre riscontrato facendo utilizzare i cari vecchi libri, la carta e la penna. Anzi, meno si lavora sui libri e sui quaderni, più si disimpara a leggere e a studiare“.
Il docente di lettere è certo che aggiornarsi sulle nuove tecnologie sia fondamentale e doveroso, ma “queste restano pur sempre il mezzo, quando invece la sostanza, il ‘cosa’ insegno, rimane a tutti gli effetti l’elemento più importante. Ebbene, ritengo che l’impostazione dell’aggiornamento scolastico di oggi sia stato spinto eccessivamente sui mezzi, appunto, sui media, che non sui contenuti. La cultura non è una palude di acqua stagnante, ma un fiume dalla corrente impetuosa; pertanto, se non ci aggiorniamo sui progressi dei nuovi studi, davvero finiamo per insegnare le materie come venivano insegnate nell’Ottocento, ma con mezzi futuristici”.
Secondo Maggi i prof dovrebbero dedicarsi di più allo studio della loro materia
Per Andrea Maggi ogni “insegnante dovrebbe avere la possibilità di dedicare più tempo allo studio della propria disciplina per aggiornare il proprio sapere, prima ancora di imparare a infiocchettare digitalmente un sapere stagionato. Più che mai preziosa a tale scopo è una forma di autoaggiornamento vecchia come il cucco, ma sempre efficacissima, che però oggi nessuno ci riconosce come tale: la lettura”.
Il professore de “Il Collegio” ha poi aggiunto una riflessione proprio sulla lettura: “In un paese come il nostro in cui è in corso una drammatica crisi della lettura, riconoscere a un lavoratore la lettura come forma di autoaggiornamento, con tanto di attribuzione di crediti formativi, costituirebbe un valido incentivo ad acquistare più libri e, magari, anche a leggerli”.
Andrea Maggi ha poi concluso così il suo intervento: “Se è vero che la cultura è importante, e che le istituzioni la riconoscono come tale, che si attribuisca a tutti coloro che la mantengono viva il congruo riconoscimento“.
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