Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei: la lezione della grafologa
Sara Cordella, perito e consulente in materia grafologica giudiziaria, ha spiegato cosa rivela il modo di scrivere (e fare scarabocchi) delle persone
La grafia delle persone rivela molto della loro personalità. In una “o” fatta in un certo modo si può nascondere ansia o sicurezza di sé o altre caratteristiche dell’autore. Sara Cordella, perito e consulente in materia grafologica giudiziaria, ha spiegato alcuni segreti della grafologia, analizzando la grafia di personaggi noti.
Chi è Sara Cordella
Sara Cordella è veneziana e ha una prima laurea in filologia medievale.
Dopo alcune esperienze come supplente alle medie, ha deciso di dedicarsi alla grafologia. Come ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera, la passione per la grafia gli è nata quando vide la lettera d’addio scritta da Luigi Tenco prima di spararsi a Sanremo in una puntata di Telefono giallo, un programma televisivo di Corrado Augias.
Oggi è perita e consulente in materia grafologica giudiziaria, docente di grafologia e presidente della Scuola veneta di grafologia. Si occupa di fare analisi di documenti e scritture per la dimostrazione dell’autenticità o delle falsificazioni.
Nel campo forense svolge analisi di grafie e disegni col fine di valutare la presenza di traumi o capacità d’intendere e volere.
Cosa rivela la grafia
Nel libro “La linea oscura. Stragi, trame e segreti d’Italia narrati dalla grafologia”, Cordella ha tentato di ricostruire vari misteri italiani, dal caso Moro al giallo di Emanuela Orlandi, attraverso le firme di una infinità di protagonisti.
Al Corriere della Sera, per esempio, ha spiegato che Tina Anselmi scriveva “slanciata in avanti” con “caratteri morbidi ma decisi, un po’ come i passi di chi ha imparato a scalare monti veri, durante la Resistenza, e monti simbolici, nella battaglia per i diritti”, mentre Enrico Berlinguer “coi “riccioli della sobrietà (…) conferma che ci troviamo di fronte a un uomo che ha fatto di determinazione e integrità le sue linee guida”.
Secondo Cordella, la firma “è un biglietto da visita. Ognuno sceglie il proprio. E quella di Donato Bilancia, per tornare a lui, mi inquietò tantissimo. Era spaventosa. Era una pistola, a guardarla bene. Con vicine due croci. Agghiacciante”.
Anche le lettere in stampatello sono rivelatrici della personalità dell’autore. “Chi scrive mette più attenzione nella dissimulazione all’inizio – ha detto la grafologa riguardo alle perizie forensi – poi via via sempre un po’ di meno. Quello che chiamiamo lo ‘sforzo attentivo‘ si abbassa. Magari si notano le ‘aste con il concavo a sinistra’, che in genere mostrano la repulsione sociale di chi ha schifo per tutto e tutti… Ma non guardiamo solo quello. Si guarda come uno imposta i margini del foglio. Sono dettagli che ‘scappano’, nel senso che chi ha una certa tendenza alla fine la usa”.
Il valore degli scarabocchi per Sara Cordella
Per Cordella anche lo “scarabocchio è scrittura”.
“È una scrittura inconsapevole rispetto a tutti i meccanismi della vita. Quindi per un grafologo è il massimo perché c’è tutta la spontaneità del mondo”, ha spiegato.
“Dallo scarabocchio puoi capire tutto. Se è un bambino estroverso – ha aggiunto – ‘da palcoscenico’, se vuole essere al centro dell’attenzione… Quale dei quattro bordi preferisce… Se usa un calibro grande…”.
Per l’esperta, alla scrittura si lega anche il comportamento. Per esempio, Madre Teresa di Calcutta aveva “una delle scritture grafologicamente più brutte che io abbia mai visto. Scrittura pesante, poca delicatezza, un sacco di angoli, resistenza al cambiamento”, ma la sua crescita, l’educazione e la formazione l’hanno resa una “santa” e una delle persone più importanti del Novecento.