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ragazza disegna in aula IStock

Disegnare mentre si studia aiuta davvero la memoria?

Gli studi sul drawing effect mostrano che rappresentare un concetto con un disegno può rafforzarne il ricordo, soprattutto se include la comprensione

4 min di lettura

Camilla Valerio

Camilla Valerio

GIORNALISTA ESPERTA DI QUESTIONI SOCIALI

Nata a Bolzano e cresciuta in giro per l’Italia sono una giornalista freelance e dottoranda in Scienze Politiche e della Comunicazione. Negli anni ho trasformato la passione per la scrittura e la divulgazione in un lavoro, occupandomi di cultura, questioni sociali e sport per diverse testate online.

  • Disegnare può favorire la memoria perché combina elaborazione delle informazioni, rappresentazione visiva e attività motoria.
  • Il beneficio emerge soprattutto quando il disegno rappresenta ciò che si sta studiando, mentre scarabocchiare non produce lo stesso effetto.
  • Non serve saper disegnare bene: schemi e schizzi semplici possono essere utili se aiutano a rielaborare e recuperare attivamente le informazioni.

Disegnare formule, trasformare un concetto in uno schema o rappresentare con un’immagine ciò che si sta studiando può sembrare una perdita di tempo rispetto alla semplice lettura. Eppure la psicologia cognitiva suggerisce che, in determinate condizioni, disegnare mentre si studia può aiutare la memoria. Non conta però saper disegnare bene e non basta scarabocchiare sul quaderno: il vantaggio sembra emergere soprattutto quando il disegno costringe a comprendere e rielaborare attivamente ciò che si vuole ricordare.

Perché disegnare può aiutare a ricordare

Una delle ricerche più note su questo tema è stata condotta dall’Università di Waterloo. In una serie di sette esperimenti, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di memorizzare alcune parole, rappresentandole attraverso un disegno oppure semplicemente scrivendole. Al momento di ricordarle, le parole disegnate venivano recuperate meglio di quelle scritte. Il risultato rimaneva presente anche modificando il tempo disponibile e la quantità di informazioni da memorizzare.

Gli autori hanno definito questo fenomeno drawing effect, l’effetto del disegno sulla memoria. La spiegazione proposta è particolarmente interessante per chi studia: quando dobbiamo trasformare un’informazione in un’immagine, non stiamo semplicemente copiando qualcosa.

Immaginiamo di dover ricordare il concetto di fotosintesi. Leggere più volte la definizione richiede soprattutto di elaborare informazioni verbali. Provare a disegnare una pianta indicando luce, acqua, anidride carbonica e ossigeno obbliga invece a chiedersi quali siano gli elementi fondamentali e quali relazioni esistano tra loro.

Il disegno può quindi coinvolgere contemporaneamente elaborazione semantica, rappresentazione visiva e attività motoria. Questo non significa, però, che per studiare sia necessario realizzare illustrazioni elaborate. Al contrario, la qualità artistica è sostanzialmente secondaria: una freccia, un omino, un diagramma o un disegno molto semplice possono essere sufficienti se costringono a rappresentare il significato di ciò che si sta imparando.

L’effetto, inoltre, non sembra limitarsi alla memorizzazione di singole parole. In uno studio del 2017, i ricercatori hanno utilizzato termini e definizioni provenienti da manuali universitari. Disegnare le informazioni durante la fase di studio portava a un ricordo migliore rispetto alla semplice trascrizione; in questo caso, tuttavia, anche parafrasare le definizioni produceva risultati comparabili.

Disegnare non significa scarabocchiare mentre si ascolta

C’è una grande differenza tra disegnare ciò che si sta studiando e riempire il margine del quaderno di forme geometriche mentre il professore spiega. Uno studio pubblicato sul Canadian Journal of Experimental Psychology ha confrontato proprio disegno, scrittura e doodling, definendo quest’ultimo come un disegno senza relazione semantica con le informazioni da ricordare. La distinzione è fondamentale: i benefici osservati con il drawing effect riguardano soprattutto la costruzione di una rappresentazione collegata al contenuto, non il semplice movimento della penna.

Se uno studente deve ricordare la struttura di una cellula e prova a rappresentarla indicando nucleo, membrana e organelli, il disegno diventa parte dello studio. Se durante la stessa spiegazione disegna una serie di stelle che non hanno nulla a che fare con la cellula, sta svolgendo un’attività cognitiva differente.

Inoltre, più l’argomento diventa complesso, più conta il modo in cui viene costruita la rappresentazione. Uno studio pubblicato su Learning and Instruction ha mostrato che le rappresentazioni visive possono favorire l’apprendimento, ma che il semplice fatto di dover generare personalmente un disegno non produce necessariamente un vantaggio.

Il rischio è evidente soprattutto nello studio quotidiano: passare mezz’ora a rendere esteticamente perfetto uno schema può sottrarre tempo al ripasso senza aggiungere molto alla comprensione. Il disegno è utile quando aiuta a pensare, non quando diventa un esercizio decorativo.

Come usare il disegno per studiare davvero

Il modo più interessante di applicare queste ricerche non è quindi trasformare ogni pagina del libro in un’illustrazione, ma utilizzare il disegno in maniera selettiva.

Può essere particolarmente efficace quando bisogna comprendere processi e relazioni: il ciclo dell’acqua, la circolazione sanguigna, la struttura di una molecola, un circuito elettrico oppure una sequenza di eventi storici. In questi casi rappresentare graficamente ciò che accade obbliga a stabilire connessioni tra le informazioni.

Le potenzialità sono state studiate soprattutto nell’insegnamento scientifico. Una ricerca condotta con studenti universitari di biologia, per esempio, ha sperimentato una tecnica basata su piccoli schizzi realizzati durante lo studio. Nei test preliminari gli studenti ricordavano maggiormente le informazioni studiate attraverso questa strategia rispetto alla semplice revisione visiva e, in alcune prove, miglioravano anche nella risoluzione di problemi.

La strategia può essere ancora più utile se combinata con il recupero attivo. Dopo aver studiato un argomento, si può chiudere il libro e provare a ricostruire a memoria un processo attraverso un disegno, per poi confrontarlo con il materiale originale. In questo modo il disegno non serve soltanto a codificare l’informazione, ma anche a verificare ciò che si è realmente compreso e ricordato.

Come hanno osservato Fernandes, Wammes e Meade in una rassegna delle loro ricerche, il punto di forza del disegno sembra essere proprio la capacità di integrare componenti verbali, visive e motorie in una rappresentazione più ricca dell’informazione.

Disegnare mentre si studia può quindi aiutare la memoria, ma non perché il cervello preferisca semplicemente le immagini alle parole. Il vantaggio emerge soprattutto quando per creare un disegno dobbiamo capire un concetto, selezionarne gli elementi essenziali e ricostruirne le relazioni. Non servono talento artistico né quaderni perfetti: a volte uno schizzo imperfetto, se ci costringe a pensare, può essere molto più utile di una pagina riletta per l’ennesima volta.