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Disoccupazione in calo in Europa: i lavori più richiesti iStock

Disoccupazione in calo in Europa: i lavori più richiesti

Nell'Unione Europea la disoccupazione è scesa al 5,8%, aumenta la richiesta di manodopera nella manifattura e nelle vendite e marketing

Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Il mondo del lavoro è in trasformazione e l’attuale situazione d’incertezza a livello sociale e macroeconomico aumenta i timori per il futuro. Eppure in Europa, gli ultimi dati sull’occupazione hanno segnalato un dato positivo, la disoccupazione sta scendendo e in alcuni settori specifici si registra un aumento delle posizioni vacanti.

La disoccupazione in Europa

I dati Eurostat relativi a gennaio 2026 rivelano che la disoccupazione è scesa al 5,8% nell’Unione europea e al 6,1% nell’Eurozona.

A dicembre 2025 il dato nell’Ue era stato al 5,9%, mentre a gennaio 2025, quindi un anno fa, si era registrato il 6,0%.

Allo stesso modo il tasso di disoccupazione destagionalizzato dell’area euro, al 6,1% a gennaio 2026, è in calo rispetto al 6,2% di dicembre 2025 e 6,3% di un anno prima.

A diminuire è anche il tasso di disoccupazione giovanile, calato al 15,1% nell’Ue dal 15,2% del mese precedente, e al 14,8% nell’area dell’euro , anch’esso in calo rispetto al 15,0% di dicembre 2025.

In discesa pure il tasso di disoccupazione femminile nell’Ue che è al 6,0% dal 6,1% di dicembre 2025, mentre il tasso di disoccupazione maschile è sceso al 5,7%, dal 5,8% del mese precedente.

Nell’Eurozona il tasso di disoccupazione femminile è sceso al 6,3% dal 6,4% di dicembre 2025, mentre il tasso di disoccupazione maschile è sceso al 6,0% dal 6,1% del mese precedente.

I lavori più richiesti

Sempre dai dati Eurostat pubblicati a febbraio si nota come tra il 2019 e il 2023, in alcuni settori sono aumentati i posti vacanti.

Il settore in cui si è registrato il maggiore aumento del tasso di posti vacanti è quello della manifattura (+4,2%) . L’Eurostat ha spiegato che ciò “implica che probabilmente ci sono state maggiori difficoltà nel reclutamento del personale”.

Un aumento di posti vacanti è segnalato anche per quanto riguarda i responsabili vendite, marketing e sviluppo (+3%), altri addetti alle vendite (+2,8%), operai addetti ai trasporti e allo stoccaggio (+2,5 %) e altri addetti al supporto amministrativo (+2,4%).

Sono invece in calo le posizioni vacanti per tecnici e professionisti associati delle scienze biologiche (-2,6%), professionisti di database e reti (-1,7%), sviluppatori e analisti di software e applicazioni (-1,5%), direttori di hotel e ristoranti (-1,1%) e artigiani (-1%). Questo significa che questi settori hanno meno difficoltà a reclutare professionisti, ma non che la domanda per questo tipo di lavori è in calo.

Come si legge sul Corriere della Sera, Eurostat evidenzia che nel caso dei professionisti di database e reti, per quanto in calo il tasso di posti vacanti è rimasto ben al di sopra della media di tutte le altre professioni (2,4%), mentre la quota di dipendenti è aumentata dello 0,2% tra il 2019 e il 2023. Lo stesso vale per gli sviluppatori e analisti di software e applicazioni, che hanno registrato un calo del tasso di posti vacanti del 6,9% nel 2023, ma la cui quota di dipendenti è aumentata dello 0,5% nello stesso periodo.

In Italia aumentano le donne che non cercano più lavoro

Anche i dati Istat relativi a gennaio 2026 confermano un calo della disoccupazione che è al 5,1%. L’aumento degli occupati (+0,3%, pari a +80mila unità) coinvolge gli uomini, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età, a eccezione dei 15-24enni che risultano in diminuzione; sostanzialmente stabile l’occupazione per le donne.

La diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-7,1%, pari a -99mila unità) riguarda gli uomini, le donne e tutte le classi d’età.

La crescita degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3%, pari a +35mila unità) è però il risultato dell’aumento delle donne che non cercano più lavoro, mentre calano gli uomini. Il numero di inattivi sale tra i 15-24enni, cala tra i 25-49enni e resta sostanzialmente stabile tra chi ha almeno 50 anni d’età.