Divieto di burqa a scuola, Garante per l'Infanzia è con Valditara
La Garante per l'Infanzia e per l'Adolescenza si è detta d'accordo alla proposta del ministro Valditara in merito al divieto di burqa a scuola
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato un emendamento al Ddl Sicurezza, volto a vietare l’uso di burqa o niqab a scuola. Le studentesse non potranno più entrare in classe indossando indumenti che coprono il loro viso. In merito alla proposta del ministro, la Garante per l’Infanzia e per l’Adolescenza, Marina Terragni, si è detta favorevole: già in occasione di un caso di una ragazza fermata all’ingresso a scuola perché indossava il burqa, aveva chiesto al ministero di intervenire.
La Garante dell’Infanzia favorevole al divieto di burqa a scuola
Marina Terragni si è detta favorevole alla proposta di Giuseppe Valditara di vietare il velo integrale nelle scuole, sostenendo che questa "è un’ottima notizia". Il ministro ha intenzione di inserire all’interno del nuovo Ddl Sicurezza sanzioni per i genitori che non si dimostrano collaborativi.
"Burqa e niqab, coperture femminili integrali, non sono indumenti", si legge in una nota diffusa dalla Garante, che definisce questi indumenti come "dispositivi violenti inventati da uomini impauriti dal corpo femminile inteso come impuro, sessualmente ingovernabile e portatore di disordine". Secondo Terragni il ministro Valditara con il suo emendamento mira a proteggere "bambine e ragazze ‘contrattualmente’ più deboli, costrette a subire l’imposizione da parte delle loro famiglie per non essere recluse in casa".
Far indossare questi indumenti, per l’Autorità garante, è una violazione dei "più elementari diritti", ma anche un ostacolo allo sviluppo della personalità delle ragazze.
Cosa prevede il divieto di burqa a scuola proposto da Valditara
In un’intervista al Corriere della Sera, Giuseppe Valditara ha annunciato: "Presenterò un emendamento al Ddl Sicurezza per vietare il burqa a scuola". Qualcuno ha obiettato sul fatto che molte studentesse potrebbero vedersi così vietata la possibilità di andare in classe. A queste obiezioni il ministro ha ricordato che "non possono restare chiuse in casa, perché con il decreto Caivano è prevista per i genitori la reclusione fino a due anni. Potremmo pensare anche di revocare il permesso di soggiorno a chi non manda i figli a scuola".
Il dicastero di Viale Trastevere ha poi aggiunto: "Sono per l’integrazione e non per l’inclusione. Se permettiamo che una ragazza venga a scuola con il burqa, la includiamo accettando principi in contrasto con la Costituzione, come la discriminazione uomo-donna, ma non la integriamo. Accettiamo che sia una non-persona, le impediamo di socializzare. Inclusione è accettare chiunque a prescindere da come vive. Integrazione vuole dire inserire la persona in un sistema di regole condivise, che rispecchiano la Costituzione".
Non tutti, però, hanno accolto con entusiasmo la proposta di Valditara. La senatrice del Partito Democratico Simona Malpezzi ha invitato il ministro a chiedere "alle scuole quali siano i veri problemi e di che cosa hanno bisogno per realizzare una vera integrazione. Poi, in base alle risposte, presenti un emendamento giusto, non uno pensato solo per fare propaganda". La segretaria della Flc Cgil Gianna Fracassi, invece, ha aggiunto che "la minaccia di revocare il permesso di soggiorno infilata nel Ddl sicurezza, insieme al richiamo al decreto Caivano, disegnano un approccio sbagliato e lontano dalla realtà delle scuole".
A questi pareri contrari, Valditara ha replicato: "Spiace che quando si tratta di arrivare ai fatti concreti, Pd e Cgil siano sempre un passo indietro e preferiscano il richiamo della polemica e della demagogia alla difesa dei valori costituzionali".