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Divieto di burqa a scuola, Maggi avvisa Valditara: c'è un rischio

Andrea Maggi offre una riflessione sul divieto di burqa a scuola proposto dal ministro Giuseppe Valditara: qual è il rischio secondo il prof

Camilla Ferrandi

Camilla Ferrandi

GIORNALISTA

Nata e cresciuta a Grosseto, sono una giornalista pubblicista laureata in Scienze politiche. Nel 2016 decido di trasformare la passione per la scrittura in un lavoro, e da lì non mi sono più fermata. L’attualità è il mio pane quotidiano, i libri la mia via per evadere e viaggiare con la mente.

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato un emendamento al ddl Sicurezza per introdurre il divieto di burqa a scuola, con l’obiettivo dichiarato di "riaffermare i valori di dignità della donna e di eguaglianza fra uomo e donna". La misura ha acceso il dibattito pubblico, generando reazioni contrastanti. Tra le voci critiche c’è quella di Andrea Maggi, insegnante e volto noto del docu-reality Il Collegio, che invita a considerare con attenzione le possibili conseguenze di un divieto imposto per legge. Secondo il docente, infatti, il rischio è che una misura esclusivamente normativa, se non accompagnata da un più ampio percorso culturale ed educativo, possa produrre effetti contrari.

Cos’ha detto prof Maggi sul divieto del burqa a scuola

"Quello che mi auguro è che in Italia, nel nome dell’integrazione, non ci si limiti a emanare leggi o direttive squisitamente anti islamiche". Così Andrea Maggi ha commentato sul Gazzettino la proposta del ministro Giuseppe Valditara di vietare il burqa nelle scuole italiane, dopo aver analizzato cosa prevedono in merito le normative di altri Paesi europei quelle statunitensi.

"La storia insegna, infatti, che ogni imposizione forzosa di matrice laicizzante e occidentalizzante ha ottenuto come conseguenza il rafforzamento di posizioni anticolonialiste, che hanno alimentato i radicalismi", ha evidenziato il professore.

A tal proposito, Maggi ha richiamato il caso dell’Iran del 1936, quando il regime dello scià Reza Pahlawi vietò il velo islamico e le autorità arrivarono a imporne la rimozione con la forza alle donne che continuavano a indossarlo. La reazione? Anche molte donne laiche, ma contrarie al provvedimento, scesero in piazza indossando il velo in segno di solidarietà verso chi voleva mantenerlo.

"Questa e altre norme imposte con la forza alimentarono in Iran quel sentimento anticolonialista che, alla fine degli anni Settanta, portò al potere gli ayatollah – ha puntualizzato il docente -. Allora le donne laiche di tutto l’Iran caddero dalla padella nella brace e furono obbligate a indossare il velo".

Per Andrea Maggi, questo episodio "dovrebbe aiutarci a riflettere sul fatto che l’integrazione non si ottiene con un’imposizione normativa, ma con un processo culturale". Inoltre, ha aggiunto, "le donne laiche iraniane del tempo di Reza Pahlawi ci insegnano che in un regime democratico la legge dev’essere sempre pensata in positivo, ovvero a tutela della libertà di scelta individuale".

Il messaggio di Maggi al ministro Valditara sul burqa a scuola

Guardando alle politiche che, secondo Maggi, dovrebbero essere adottate nelle scuole italiane, il professore propone l’introduzione dell’educazione affettiva come materia "obbligatoria" per tutte le studentesse e tutti gli studenti, di ogni ordine e grado. Una misura che, a suo avviso, sarebbe più efficace di un semplice divieto nel promuovere rispetto, consapevolezza e parità.

L’insegnante ha infatti ricordato che "non solamente il burqa compromette la dignità femminile". In Italia, ha scritto, "decenni di trasmissioni televisive in cui uomini in giacca e cravatta stavano accanto a donne in costumi succinti non hanno contribuito di certo alla parità tra i generi".

Secondo Maggi, "senza un’educazione al gusto, al rispetto, al decoro e alla dignità personali, non vi è consapevolezza di sé, né parità".