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Divieto di velo islamico a scuola: la decisione in Austria iStock

Divieto di velo islamico a scuola: la decisione in Austria

In Austria è entrata in vigore una legge che impone di non indossare copricapi islamici a scuola per le ragazze che hanno meno di 14 anni

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Stefania Bernardini

Stefania Bernardini

GIORNALISTA

Giornalista professionista dal 2012, ha collaborato con le principali testate nazionali. Ha scritto e realizzato servizi Tv di cronaca, politica, scuola, economia e spettacolo. Ha esperienze nella redazione di testate giornalistiche online e Tv e lavora anche nell’ambito social

Nelle scuole di diversi Paesi occidentali è acceso il dibattito sul diritto di studentesse e insegnanti di indossare il velo islamico. In Austria è entrata in vigore una legge che sta scatenando polemiche: a partire dall’anno scolastico 2026/2027 le ragazze con meno di 14 anni hanno il divieto di portare l’hijab o altri copricapi tradizionali musulmani all’interno degli istituti di formazione.

Il divieto del velo islamico a scuola in Austria

In Austria è entrata in vigore una legge che vieta alle ragazze di età inferiore ai 14 anni di indossare un copricapo islamico nelle scuole.

La misura deve essere rispettata a partire dall’anno scolastico 2026/2027 che è già iniziato a Vienna, Bassa Austria e Burgenland, e comincerà dal 14 in Alta Austria, Stiria, Carinzia, Salisburgo, Tirolo e Vorarlberg.

Il divieto si applica sia agli istituti pubblici sia a quelli privati e riguarda i tradizionali copricapi musulmani, come l’hijab, che copre i capelli, le orecchie, il collo e le spalle, il niqab, il chador o il burqa.

La nuova legge obbliga gli insegnanti a far rispettare il divieto attraverso una serie di colloqui con la studentessa e i suoi tutori legali. In caso di violazioni ripetute, dispone che vengano informati i servizi sociali e prevede anche sanzioni fino a 800 euro.

I motivi della decisione del governo austriaco

La legge era stata approvata a dicembre 2025 ed era stata promossa dalla coalizione al governo, composta dal partito di centrodestra dei Popolari (ÖVP), dai Socialdemocratici (SPÖ) e dal partito centrista NEOS, ma è stata sostenuta anche dal Partito della Libertà (FPÖ), di estrema destra.

L’obiettivo della legge, secondo quanto affermato dal governo austriaco, è proteggere le ragazze, promuovere la parità di genere e prevenire le pressioni esercitate sui bambini.

La ministra dell’Integrazione Claudia Bauer, di ÖVP, ha detto che il velo islamico è "un segno di oppressione e un mezzo per controllare le ragazze fin dalla più tenera età".

I difensori della legge hanno sostenuto che rappresenta un "chiaro impegno per la parità di genere" e che abbia lo scopo di tutelare i diritti delle ragazze.

La polemica sul divieto in Austria

Il divieto di indossare il velo islamico a scuola in Austria ha lasciato perplessi diversi insegnanti che hanno espresso preoccupazione all’idea di dover imporre il rispetto della misura. Contrari alla legge sono i Verdi che ritengono possa alimentare episodi di odio nei confronti della comunità musulmana austriaca.

La direttiva austriaca sembra eliminare l’idea che oggi, per molte ragazze e donne, indossare il velo possa essere una scelta personale. In realtà, la questione è complessa e persino all’interno dei movimenti femministi islamici le posizioni sul velo sono eterogenee.

Come riporta Il Post, Carla Amina Baghajati, dell’associazione islamica austriaca IGGÖ, ritiene che il divieto violi i diritti fondamentali delle persone musulmane e alimenti divisioni nella società.

"Riteniamo che limiti ingiustificatamente il diritto fondamentale alla libertà di religione – ha detto – e che colpisca in modo sproporzionato le ragazze musulmane. Anziché proteggere le bambine, prende di mira una specifica pratica religiosa e rischia di escludere proprio quelle persone che afferma di voler tutelare".

Nel 2020, la Corte costituzionale austriaca aveva annullato una precedente legge che vietava copricapi religiosi ai bambini e alle bambine delle scuole elementari in quanto contraria al principio di neutralità religiosa del paese.