Dopo la scuola: come sono gli stipendi in Italia e novità lavoro
Per chi finisce la scuola, è utile sapere come si muove il mercato del lavoro: come sono gli stipendi in Italia e le novità sull'occupazione
Capire cosa succede nel mondo del lavoro è importante per chi oggi studia e prova a immaginare il proprio futuro. Gli stipendi in Italia, le prospettive occupazionali e le novità che emergono dai dati più recenti raccontano un mercato del lavoro in movimento, con segnali di crescita ma anche con fragilità. Il XXV Rapporto annuale Inps, pubblicato il 9 luglio, offre una fotografia del mercato del lavoro italiano che permette di capire come stanno cambiando le retribuzioni, quali settori crescono, quali arretrano e quali sfide attendono chi si prepara a entrare nel mondo del lavoro. Un quadro utile per orientarsi, soprattutto per chi esce da scuola o dall’università.
- Qual è lo stipendio medio in Italia: i dati Inps
- I numeri del lavoro in Italia
- Il commento del presidente Inps
Qual è lo stipendio medio in Italia: i dati Inps
Secondo il XXV Rapporto annuale Inps, la retribuzione media annuale lorda dei lavoratori dipendenti in Italia è pari a 27.649 euro. Un valore che aumenta del 14,5% rispetto al 2019 e del 3,6% rispetto all’ultimo anno. Questa crescita, però, "non risulta ancora in grado di recuperare gli effetti della crescita dell’inflazione accumulata nel 2022-2023", si legge sul report.
L’indagine sottolinea che gli interventi fiscali e contributivi degli ultimi anni hanno attenuato l’impatto dell’aumento dei prezzi soprattutto per i redditi medio-bassi. Tuttavia, "il recupero del potere d’acquisto attraverso i salari lordi nel lungo periodo richiede crescita della produttività che dipende da investimenti, formazione e qualità del tessuto imprenditoriale".
Per i giovani, questo significa che il percorso formativo e l’acquisizione di competenze sono decisivi per accedere a occupazioni più stabili e meglio retribuite.
I numeri del lavoro in Italia
L’occupazione continua a crescere. Nel 2025 gli assicurati Inps raggiungono quota 27,2 milioni, con un incremento di circa 244mila unità rispetto al 2024 e di 1,7 milioni rispetto al periodo pre-pandemico (+6,8%). Tra il 2019 e il 2025, ad aumentare sono soprattutto i giovani fino a 34 anni (+12,4%), le donne (+7,8%) e i lavoratori stranieri extra Ue (+35,5%).
Ad aprile 2026, il tasso di occupazione italiano (15-64 anni) è al 63,1%, con un aumento dello 0,4% rispetto all’anno precedente. Il dato maschile è al 71,6% (+0,2%), quello femminile al 54,4% (+0,5%). Il tasso di disoccupazione scende al 5,1% (-1,2%), mentre quello di inattività sale al 33,4% (+1,4%).
L’aumento del tasso di occupazione è stato trainato soprattutto dal lavoro dipendente a tempo indeterminato, che "si è affermato come principale motore della crescita, dopo una fase iniziale successiva alla pandemia caratterizzata dalla ripresa del lavoro temporaneo", dicono dall’istituto. Questa evoluzione segnala un "progressivo consolidamento della domanda di lavoro, in un contesto macroeconomico e geopolitico che rimane complessivamente incerto".
Dopo le buone notizie, arrivano quelle cattive: "Il tasso di occupazione, pur ai massimi storici, resta inferiore a quello delle principali economie europee e si accompagna a livelli ancora elevati di inattività, in particolare tra le donne e nelle regioni meridionali – spiegano dall’Inps -. Il persistente divario di genere, seppur in riduzione, rimane significativo e rappresenta uno dei principali fattori che limitano il pieno utilizzo del potenziale di lavoro disponibile".
Il Rapporto evidenzia inoltre una profonda trasformazione del sistema produttivo italiano. Tra il 2007 e il 2025 l’industria ha perso circa 171mila imprese e 232mila dipendenti, mentre il settore dei servizi ha registrato una crescita di 129mila imprese e 3,48 milioni di lavoratori. Il saldo complessivo è quindi di circa 3,25 milioni di occupati in più, concentrati soprattutto nei servizi. Ma in questo settore, fanno notare dall’Inps, l’occupazione è spesso intermittente, gli stipendi sono più bassi e la produttività è stagnante.
Il commento del presidente Inps
"Se il lavoro è debole, la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione", ha commentato il presidente dell’Inps Gabriele Fava.
"La pensione non inizia il giorno in cui una persona lascia il lavoro – ha proseguito -. Comincia molto prima: nel primo contratto, nella continuità contributiva, nei salari, nella possibilità di conciliare lavoro, cura e famiglia. La previdenza è il punto di arrivo di una storia sociale ed economica. Se quella storia è fragile, anche il sistema ne porta il peso".
"La grande sfida non è soltanto attrarre lavoro, ma consolidare nel Paese competenze, produttività e continuità occupazionale. Significa riportare energie giovani, valorizzare gli over 55, accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione e sostenere una crescita capace di rendere più solido il patto sociale", ha concluso Fava.